28 Aprile – Resoconto focus su DL #labuonascuola??

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La buona scuola di Renzi? Rimandata a settembre,  anzi,  bocciata senza debiti formativi. Insomma, lo studente Renzi ha da farsi perdonare molte lacune, la riforma pensata proprio non va perché non è piaciuta proprio a nessuno: docenti, personale Ata e persino gli studenti sono scesi sul piede di guerra.

E l'atmosfera di reprimenda si è respirata anche ieri sera quando, nel comitato elettorale di Gianni Liviano, sul ddl sulla Scuola si sono confrontati i segretari generali dei sindacati di categoria: Pasquale Di Taranto e Giovanni Mortato dello Gilda; Chiara De Bernardo e Elvira Serafini segretari regionale e provinciale dello Snals; Roberto Calienno Cisl Scuola; Angela Dragone Flc Cgil; Ettore Saporetti della Uil Scuola; Davide Monteleone dello Snadir. Le conclusioni sono state affidate al consigliere comunale Paolo Ciocia.

Ad aprire le danze é stato Gianni Liviano, candidato alle Regionali nella lista Emiliano sindaco di Puglia, che è subito entrato a gamba tesa sugli ampi poteri affidati ai presidi ma ha anche spiegato quello che deve essere la. Scuola oggi.

"La scuola oggi – ha detto Liviano – deve essere una scuola in grado di accogliere le diversità, di dialogare con il corpo docente su un piano di parità. Una scuola che sappia partire dagli ultimi, che non privilegi esclusivamente la centralità delle entrate economiche senza respirare solidarietà, dove il preside eroga premialità sulla base di meriti che lui stesso codifica".

Insomma c'è un gran da fare, ha sottolineato Pasquale di Taranto della Gilda insegnanti che ha stigmatizzato il progetto piramidale che si vuol fare della "nuova" scuola targata Matteo Renzi. "Guai – ha sottolineato Di Taranto – capitare in un istituto scolastico dove il dirigente non è in grado di giudicare l'operato del docente e finisce a giudicare per simpatie e antipatie. Troppi poteri ai presidi, troppi lati oscuri soprattutto sulle deleghe che spetterà al governo attuare, né nel ddl si parla della scuola dell'infanzia né del personale Ata. Per questo – ha concluso Di Taranto – stiamo facendo assemblee anche al di fuori degli orari di servizio".

Chi dovrebbe andare via "é il ministro Giannini e, con lei,  il premier Renzi", è andato giù duro  Giuseppe Mortato, coordinatore regionale Gilda. "Rappresento un sindacato trasversale che accetta le idee intelligenti e sostiene le persone intelligenti. Stiamo facendo inviti a non votare, in questa tornata elettorale all'interno della scuola, determinati soggetti. Mi sorprende che il capo del Governo può dire qualsiasi fesseria ma non possiamo accettare la posizione del ministro che, invece, dovrebbe conoscere bene la materia e non demonizzare gli organi collegiali che sono elemento di democrazia".

Chiara De Bernardo, segretario regionale Snals, fa notare come, in un momento in cui i sindacati si ritrovano compatti,  "i mass media non hanno dato notizia dei flash mob organizzati a livello nazionale. Noi – ha aggiunto – facciamo una scuola di volontariato. Gli stipendi sono fermi da anni, il fondo d'istituto si riduce sempre più e il governo che fa? Fa una riforma lontana anni luce e trasforma la scuola in una mera azienda. Insieme a noi dovrebbe mobilitarsi l'Italia intera. Abbiamo bisogno di persone coerenti che sentano la problematica, persone come Gianni Liviano".

Sulla stessa lunghezza d'onda Elvira Serafini che dello Snals è il segretario provinciale. "Stiamo portando avanti un discorso unitario ma, adesso, la cittadinanza deve prendere coscienza della situazione ed esserci vicina perché la scuola deve formare i giovani del domani. I cervelli pensanti – ha aggiunto – questa Scuola li forma ancora oggi per cui voler etichettare il ddl come la buona scuola vuol dire che il passato é tutto da gettare a mare".

Ancora più caustico Roberto Calienno, segretario della Cisl Scuola. "A Liviano – ha esordito Calienno – chiediamo di perorare la causa degli insegnanti. Crediamo nella scuola pubblica italiana che deve essere formazione e non azienda che deve valutare risultati economici senza tenere conto delle diverse realtà sociali. Diciamo no al ddl non solo per i contenuti ma anche per il metodo perché prevede tredici deleghe in bianco su questioni sensibili. Occorre mettere in gioco il massimo delle regole democratiche per cui – ha concluso – non possiamo accettare che sul ddl il governo ponga la questione di fiducia".

Angela Dragone, segretario Flc Cgil, non risparmia sarcasmo e a Renzi dice grazie "perchè come è riuscito lui a mettere insieme tutti i sindacati della scuola non ci era riuscito mai nessuno. Così come nessun ministro ha mai messo piede nella scuola senza tappeti rossi per vedere realmente come funziona la scuola Italiana". E non ricordatele che c'è stata la consultazione online "perchè", risponde prontamente "si trattava di rispondere ad un questionario bloccato quindi una consultazione antidemocratica" così come antidemocratica é stata la decisione "di far slittare le prove Invalsi perché coincidevano con la data dello sciopero. Per non parlare della presenza di norme anticostituzionale come quella del dirigente che si sceglie il corpo docente o come la destinazione del 5 per mille. Abbiamo un Def che va a penalizzare la Scuola da qui ai prossimi quindici anni. Come si fa – ha poi concluso – a creare dislivelli nel sistema o a restare inermi di fronte ad una nuova forma di precarizzazione del corpo docenti".

E gli studenti? Nel ddl per lo studente non c'è nulla, non è più centrale nel sistema scuola pensato dal governo Renzi.

Per Ettore Saporetti, segretario generale della Uil Scuola, "così come si cerca di abolire il ruolo degli organi collegiali così si sta cercando di fare con il parlamento che Renzi sta sempre più spogliando delle sue prerogative. È un provvedimento per vedere se la comunità reagisce di fronte ad un provvedimento del genere, è in atto un tentativo di demolire la democrazia. Ciò che i governi di destra non sono riusciti a realizzare Renzi lo sta facendo. Il futuro di un paese si realizza investendo nella Scuola. Invece – ha concluso – assistiamo ad un attacco diretto agli organismi democratici della Scuola e a piani di dimensionamento che, altro non sono, che tagli lineari mascherati".

Infine Davide Monteleone, segretario provinciale dello Snadir, che ha sottolineato come "quando la politica chiama i cittadini rispondono ma quando siamo stati noi a convocare la politica, la politica non si è presentata. La nostra professione è un po' una missione umanitaria perché l'istruzione pubblica e di tutti. Già  con la riforma Moratti é stata inaugurata una politica dei tagli che è proseguita con le riforme successive con il risultato che c'è stato un crollo verticale. Bisogna arrivare al 150esimo posto della graduatoria internazionale per trovare la prima università italiana".

Conclusioni affidate a Paolo Ciocia, già assessore comunale all'Università, che ha evidenziato l'importanza "della compattezza di intenti tra i sindacati. Stiamo assistendo allo smantellamento della centralità della scuola e, attraverso questo smantellamento, a quello dello stato democratico. Non credo di esagerare" per cui, ha proseguito, "siamo di fronte ad un controllo verticistico e allo sciopero del 5 maggio devono partecipare anche i cittadini italiani. Se poi i dirigenti scolastici dovessero essere nominati per via politica il cerchio sarebbe chiuso. Quindi quella della Scuola – ha concluso Ciocia – è una battaglia di democrazia che va preservata perché la Scuola pubblica è un bene prezioso e a Liviano chiediamo di sostenere questa battaglia di civiltà". 

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