26 Febbraio – Quale sanità a Taranto ? …. ed il riordino ospedaliero ?

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PRESENTAZIONE
Il piano di riordino della rete ospedaliera è stato al centro dell’incontro organizzato dall’associazione “Le città che vogliamo” e dal movimento “Partecipazione è cambiamento” venerdì 26 febbraio.

A parlarne, insieme a quello che è il futuro della sanità a Taranto, sono stati invitati il consigliere regionale Gianni Liviano; il dott. Giovanni Gorgoni, direttore del dipartimento Sanità della Regione Puglia; Stefano Rossi, direttore generale Asl di Taranto; Giuseppe Romano, presidente commissione Sanità della Regione Puglia. I lavori saranno moderati dal dott. Cosimo Nume, presidente dell’Ordine dei medici di Taranto.

“È nostra intenzione – spiega il consigliere regionale Gianni Liviano – capire i princìpi generali del piano di riordino, le novità legislative e i criteri utilizzati per definire nel dettaglio il piano di riordino stesso. Al dott. Gorgoni  chiederemo di illustrare i punti di forza e di debolezza del piano”.

Nella legge di stabilità, infatti, sono state inserite delle norme che integrano quelle già contenute nel decreto ministeriale 70. Ci sono delle nuove norme secondo le quali gli ospedali che non riescono ad avere un’entrata superiore al costo di gestione della struttura, e che hanno determinati parametri, rischiano di andare in piano di rientro. Altre  che mettono nero su bianco che, per quanto riguarda la Regione Puglia, non si può spendere per il personale più di quanto la Puglia ha fatto nel 2004. Significa che non si può assumere personale se non con una deroga.

“Insomma – conclude il consigliere regionale Gianni Liviano – siamo di fronte ad un piano complesso che non sta mancando di sollevare proteste nelle nostre comunità ionica, in particolare, è in quella pugliese, più in generale.  Certo è che adeguare tutti gli ospedali italiani a standard omogenei di assistenza, qualità, sicurezza, efficacia ed efficienza richiede uno sforzo immane che, però, non può derogare dall’applicazione del buon senso”. 

RESOCONTO
Gli ospedali pugliesi costano più di quanto producono, cioè in tutti i casi i costi superano in maniera significativa i ricavi: le percentuali di costo oscillano da 59 a 65 per cento mentre quelle dei ricavi si assestano tra il 35 e il 43 per cento. L’approfondimento analitico dei costi, svolto utilizzando il banchmark Nisan, ha messo in evidenza che il costo del personale nelle strutture pugliesi è superiore a quello di altre realtà italiane: il parametro ottimale di riferimento prevede un costo del personale del 51 mentre per la Puglia i costi sono del 52 per cento (Taranto), 55 per cento (Brindisi), 57 per cento (Foggia), 59 per cento (Lecce) e 61 per cento (Bat e Bari). Il costo del personale – vero parametro per la realizzazione di qualsivoglia rete ospedaliera – non può superare il limite massimo della spesa 2004 diminuita del 1,4 per cento: sommando la spesa effettiva e quella residua (cioè quella relativa alle assunzioni soggette a deroghe) si ottiene un totale di 2.398 milioni di euro. Al momento, il 68 per cento dei costi del personale viene utilizzato per gli ospedali mentre al territorio resta il 32 per cento.
In base alle prime simulazioni fatte sulla scorta di anticipazioni ministeriali sui criteri di calcolo di sforamento economico, da quest’anno con buona probabilità le due aziende ospedaliere e  i due istituti di ricovero e cura della regione Puglia andranno in piano di rientro. I presìdi di Asl hanno una situazione talmente critica che, nonostante la legge di Stabilità rimandi al 2017 l’eventuale piano di rientro, si rende necessario avviare già nel 2016 il percorso di risanamento per avere almeno un quadriennio di lavoro. Ecco perchè la parola d’ordine del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e attuata sulla carta dal direttore del dipartimento Sanità della Regione Puglia, Giovanni Gorgoni, è stata “razionalizzazione per migliorare il servizio e non per peggiorarlo".

Ma, a vedere l’alzata di scudi di medici, dei loro sindacati di categoria, dei sindaci e dei territori il dubbio è che l’obiettivo non sia stato raggiunto o, se lo è stato, certemente non in maniera indolore.

Nella sede di via Fiume 12 c’erano tutti i soggetti interessati alla questione, messi insieme dall’associazione “Le città che vogliamo” e dal movimento politico “Partecipazione è cambiamento”. Solo all’ultimo momento, per un improvviso impegno di lavoro, il direttore del Dipartimento Sanità della Regione Puglia, Gorgoni, non ha potuto essere presente collegandosi comunque via skype e partecipando al dibattito insieme al consigliere regionale Gianni Liviano, al presidente della commissione Sanità della Regione, Giuseppe Romano, al direttore generale della Asl di Taranto, Stefano Rossi, e al presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Taranto, Cosimo Nume, che ha moderato la serata.

Un piano di riordino lacrime e sangue che, dopo l’esito dell’applicazione dei criteri descritti e dell’interlocuzione con le direzioni generali ha determinato, ha spiegato il dott. Gorgoni, un risultato di massima che prevede la sostenibilità per 31 ospedali – rispetto agli attuali 40 – tra ospedali di base (17), ospedali di primo livello (9), ospedali di secondo livello (5).
In particolare per la provincia di Foggia si passa da 5 a 4 ospedali di cui 3 di base e 1 di secondo livello, per la provincia Bat si passa da 5 a 3 ospedali di cui 1 di base e 2 di primo livello, per la provincia di Bari si passa da 12 a 10 ospedali di cui 6 di base, 3 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Taranto si passa da 6 a 5 ospedali di cui 3 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Lecce restano invariati 6 ospedali di cui 3 di base, 2 di primo livello e 1 di secondo livello.

IMG-20160226-WA0011“Occorre fare di necessità virtù – ha ribadito nel corso del collegamento Gorgoni -. Per Taranto chiederemo al Ministero che sia riservato un trattamento speciale vista la difficile situazione ambientale. Purtroppo – ha concluso Gorgoni – in questa provincia possiamo permetterci un ospedale di primo livello, uno di secondo, tre di base. Bisogna, comunque, confidare nella costruzione del nuovo ospedale a Taranto (il San Cataldo, ndr) poi sarà battaglia al Ministero”.

Una battaglia il cui ruolo principale dovrà svolgerlo la politica presente all’incontro con il consigliere regionale Gianni Liviano e il presidente della commissione Sanità della Regione Puglia, Pino Romano.

E la politica non ci sta “di fronte ai freddi numeri”, ha sottolineato il consigliere regionale Liviano. “Il piano di riordino sanitario – ha aggiunto – interessa la chiusura dell’ospedale di Grottaglie mentre fra quelli di Martina, Manduria e Castellaneta solo uno rimarrà di primo livello, gli altri due diventeranno ospedali di base. Siamo di fronte – ha poi concluso Liviano – a contraccolpi negativi per il nostro territorio. Purtroppo la legge dei numeri detta i tempi della Sanità. A questa logica dobbiamo contrapporre il buon senso e le esigenze della comunità “.

Secondo il presidente della commissione Sanità, invece, il modello organizzativo “va adattato ai vincoli, deve essere a dimensione regionale. Il Ss. Annunziata – ha sottolineato Romano – va potenziato sulle cose che non ha è poi occorre costruire ospedali intermedi. Ridurre questa presenza sul territorio ad un’idea di primo livello beh mi sembra un po’ azzardato. Quando l’intero provvedimento arriverà all’esame della commissione che presiedo questi aspetti saranno tenuti da conto”.

Diametralmente opposta la posizione del direttore generale della Asl di Taranto, Stefano Rossi. “Dobbiamo applicare – ha detto – un quadro normativo nel rispetto di standard di sicurezza. Se non passa questo principio ogni polemica diventa inutile. Per quanto ci riguarda siamo impegnati sul fronte del nuovo ospedale che sarà un’eccellenza che non guarderà soltanto a Taranto e al suo territorio provinciale ma guarderà anche al grande Salento. Detto questo, – ha poi concluso – esiste una ipertrofia nella richiesta di  prestazioni sanitarie che rende necessario razionalizzare l’offerta per migliorarla qualitativamente”.

Drastico, invece,  il presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Taranto,  Cosimo Nume, convinto com’è che “questo piano, al di là di aspetti puramente ragionieristici, non ha una visione di futuro. Il nostro territorio è storicamente penalizzato nei numeri. Abbiamo una percentuale – ha fatto notare – di 3,4 posti letto  ogni mille abitanti a fronte di una media pugliese  che è del 3,7 a sua volta al di sotto dei 4 posti per mille abitanti. Ecco perché – ha concluso Nume – a mio avviso in questo piano di riordino non ravviso molta chiarezza. Elementi questi che porterò all’attenzione del presidente della Regione, Emiliano, nel corso dell’incontro al quale siamo stati invitati a partecipare”.

(Pier Paolo D'Auria)

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