incontro a San Giorgio Jonico – #notriv perché #iovotosi

 

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“Il prossimo 17 aprile bisogna andare a votare, perché va raggiunto a tutti i costi il quorum del 50% più uno degli aventi diritto, ed è opportuno votare sì se davvero vogliamo sperare in un futuro migliore è meno inquinato”.

Gianni Liviano, consigliere regionale di Esp, va dritto al nodo della questione e lo fa nel corso di un incontro organizzato a San Giorgio Jonico, nella sede del Laboratorio urbano, da Patto democratico, il movimento che alle prossime elezioni amministrative candida a sindaco Mino Fabbiano. Con Liviano a spiegare ai cittadini sangiorgesi il contenuto del quesito referendario contro le trivelle e il perché sia necessario votare sì c’erano anche Silvia Russo, del Comitato “No petrolio Sì energie rinnovabili”, l’ing. Stelio Blasi di Statte, docente del Politecnico di Bari, Stefano Fabbiano, coordinatore di Patto democratico, e Mino Fabbiano, candidato sindaco di Patto democratico.
Raggiungere il quorum, “per sconfiggere il governo che sul referendum ha invitato all’astensione” ha sottolineato Stefano Fabbiano, e votare sì, dunque, e le ragioni sono tante per farlo. “Innanzitutto perché – ha fatto presente Liviano – il tempo delle fonti fossili è scaduto poi perché le ricerche di petrolio e gas mettono a rischio i nostri mari e l’estrazione di idrocarburi è un’attività inquinante. Del resto – ha aggiunto il consigliere regionale – se parliamo di diversificazione dell’economia e di turismo come settore trainante della nostra città e dell’intera area tarantina non possiamo poi accettare la presenza di trivelle e piattaforme petrolifere. Soprattutto perché insisterebbero in un’area fortemente compromessa, sotto il profilo ambientale, dalla presenza di grandi e impattanti stabilimenti industriali”.
Ma c’è un problema occupazionale che potrebbe sorgere all’orizzonte nel caso i sì prevalessero. Timori che Liviano rispedisce al mittente perché “si parla di numeri irrisori. Soltanto una società estrattiva ha la concessione in scadenza tra 2 anni, cinque tra 5 anni, tutte le altre tra 20 anni. Ma c’è un’altra economia possibile: quella basata sulle rinnovabili, quella che punta allo sviluppo del turismo e alla valorizzazione delle bellezze naturali e paesaggistiche. Insomma – ha concluso Liviano -, la nostra è una tradizione di pescatori o di estrattori di petrolio? Credo che sia facile rispondere a questa domanda”.

da youtube

Nel corso del dibattito Silvia Russo ha spiegato che, in un sistema chiuso come il mar Mediterraneo, “un eventuale incidente sarebbe disastroso” e che, comunque, trivellare il nostro mare “è un affare per i soli petrolieri che in Italia trovano le condizioni economiche tra le più vantaggiose e che ricambiano con royalties che non vanno al di là del 7% a fronte dell’80% in altri Stati”.
Infine l’ing. Blasi ha paragonato la terra ad una navicella, “della quale sfruttiamo tutte le fonti primarie”, che non ha la possibilità “di fermarsi per fare rifornimento una volta che le ha esaurite”.
 

Di seguito intervento di Gianni LIVIANO (da canale yiutube di http://www.giornalearmonia.it ) 

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