15 Aprile – Taranto … destinazione 2020

    

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Taranto 2020, andare oltre l’Ilva

Andare oltre l’Ilva perchè “c’è la voglia matura di dire che Taranto non è solo l’Ilva” che Taranto “sta provando a rompere la crosta pesante di fatalismo che l’avvolge”  che Taranto “è sempre stata un città pensata piuttosto che pensante ma che il tempo di lasciarsi pensare è finito perchè è il momento di pensare al proprio destino”.
FB_IMG_1460801992786Guglielmo Minervini, già bi-assessore nelle giunte Vendola e oggi consigliere regionale di Noi a sinistra per la Puglia, queste cose le ha dette con estrema franchezza, convinto del fatto che “se i tarantini non si rimboccano le maniche” gli 800 milioni di euro del Contratto di sviluppo “rischiano di non essere decisivi”. E le ha dette approfittando dell’incontro organizzato a Taranto dall’associazione “Le città che vogliamo”. Tema della serata: “Taranto destinazione 2020”. Un tema ambizioso che è la cifra di come la città stia provando a riorganizzarsi attraverso le sue forze vive: i giovani tarantini, talenti di una terra talentuosa e, a volte, matrigna perchè prima li allontana mostrando loro il peggio di sè, poi li richiama con il suo fascino ammaliatore. Come è avvenuto per Stefania Ressa, fondatrice di Sedicotaranto.it, undici anni vissuti a Fienze, qualcuno all’estero e poi il richiamo delle radici e l’idea di creare a Taranto una web community su arte, cultura, lifestyle ed eventi, o per Andrea Romandini di  @SalProEventi, un decennio trascorso nella bella Siena prima di varcare il suo personale Rubicone e ritornare a Taranto. Esempi di come si possa tornare utili alla città raccontati nel corso della serata, alla quale sono intervenuti anche Franco Milella funzionrio Ocse e Gianni Liviano consigliere regionale e anfitrione di primo piano, insieme a Carmelo Fanizza della Jonian Dolphin conservation, Fabrizio Iurlano dell’associazione Terra, Andrea Lumino segretario Slc-Cgil e Patrizia Guastella, archeologa e topografa che con la cooperativa Polisviluppo ha fatto del Parco archeologico Saturo un punto di eccellenza e meta di turisti desiderosi di conoscere, appuntom un’altra Taranto.
Sei esperienze offerte a quanti, forse, neanche immaginano l’esistenza di giovani tarantini che lavorano per la città “animati – ha sottolineato Gianni Liviano – da passione e entusiasmo che si trasformano anche in esperienze imprenditoriali e culturali di altissimo livello”. Come nel caso della Jonian Dolphin conservation che ha visto uno dei suoi fondatori, Carmelo Fanizza, essere testimonial, con una sua  riproduzione tridimensionale, della Puglia ad Expo 2015. “Per finanziare la nostra attività di ricerca sui delfini e sui cetacei presenti nel Golfo di Taranto – ha spiegato Fanizza – abbiamo deciso di puntare sui turisti mettendo a loro disposizione un catamarano per escursioni nei punti di avvistamento dei delfini. Questo ci ha permesso di acquistare attrezzature scientifiche per le nostre ricerche e i nostri studi”. Oggi, la Jonian Dolphin conservatione è vincirice di due bandi, in Ati con altre associazioni tarantine, che permetteranno, il primo di relizzare all’interno di Palazzo Amati, in città vecchia, un centro di ricerche sui cetacei; il secondo, di acquisire l’ex ristorante Al Gambero, a Porta Napoli, dove realizzare un polo turistico integrato”.
Progetti ambiziosi al servizio della città come lo sono le iniziative de “L’Isola che vogliamo”, di “Natale nell’Isola dei presepi”, del “Festival delle attività umane e del territorio” messe in piedi dall’associazione Terra. “Quando a Taranto impareremo a parlare delle cose belle fatte dagli altri, allora sarà una vittoria”, ha sottolineato Fabrizio Iurlano che dell’associzione Terra è una delle anime, esprimendo un concetto fatto proprio da Stefania Ressa (“Siamo qui per intrecciare la nostra esperienza con altre esperienze con la consapevolezza che un confronto sano, intelligente e concreto sia il primo passo verso il miglioramento”), da Andrea Lumino (“La città ha perso il senso di collettività. Per recuperarlo è tempo di sporcarsi le mani, nell’accezione posotiva dell’espressione, e mettersi in discussione”) e da Andrea Romandini (“C’è molta difficoltà a Taranto nell’organizzare eventi teatrali dii un certo livello ma la passione ci sorregge”).
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Ad ascoltare i sei talenti nostrani si ha la certezza, ha aggiunto il consigliere regionale Minervini, “che il futuro che evochiamo è già iniziato” e allora ecco quattro caposaldi “cui fare riferimento: ciascuno di noi può essere la persona giusta; guardare le cose con occhi diversi; questo è il momento giusto per agire; ogni potenziale idea può essere quella giusta”. Allora, la parola d’ordine lanciata da Franco Milella dell’Ocse è “fare rete e reinventare il futuro; smettere di vivere nel passato. A Taranto manca un progetto di futuro condiviso, non la carenza di fondi stanziati per il suo rilancio. Il centro storico  costituisce un unicum urbanistico senza eguali, un concorso di idee può contribuire a connettere il centro storico alla città. A Taranto c’è un indice di potenzialità altissimo ma – ha poi concluso Milella – non è più sufficiente fare di Taranto una città attrattiva. La scommessa è costruire progetti rigenerativi”.
Scommessa lanciata da Liviano e dalla Le città che vogliamo perché,  ha chiosato Max Catucci componente l’associazione e moderatore della serata, “vogliamo essere costruttori di ponti”.

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jonia guaste gdm

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