Archive for settembre 2016

#MarePolis – 4^ giornata “mar piccolo cuore di Taranto”

 

img_20160929_190716

“Occorre innanzitutto chiarire e capire che cosa vogliamo fare del Mar Piccolo”. Senza se e senza ma, Nicola Cardellicchio, dirigente del Cnr di Taranto, va dritto al nocciolo della questione. E lo ha fatto giovedì sera al Nautilus quando, raccolti intorno a un tavolo dal consigliere regionale Gianni Liviano, lo stesso Cardellicchio, Vito Crisanti, direttore della riserva regionale Palude La Vela, Fabio Millarte del Wwf Taranto, lo storico Piero Massafra, Cosimo D’Andria, presidente dei mitilicoltori di Confcommercio, Gaetano Farina, comandante 65esimo Deposito territoriale dell’Aeronautica militare, hanno parlato di Mar Piccolo e delle sue potenzialità e del suo rapporto con la città.

“Mar Piccolo cuore di Taranto”, questo il tema del dibattito inserito nel più ampio programma della “Tre giorni di fine estate” (“MarePolis, Taranto da città sul mare a città di mare”, il filo conduttore) organizzata dall’associazione “Le città che vogliamo” e moderato da Marcello Di Noi, direttore della testata giornalistica online “Corriere di Taranto”.

Una serata che ha avuto come prologo un lungo faccia a faccia con il commissario straordinario per le bonifiche Vera Corbelli. Nel corso dell’intervista, infatti, la dott.ssa Corbelli ha più volte sottolineato come Taranto “possa rappresentare, a tutti i livelli, l’esempio di come un tessuto socio-territoriale, soggetto a elevate pressioni industriali e produttive possa rigenerarsi attraverso un percorso che vede consapevolmente coinvolta la collettività, la comunità scientifica, il sistema industriale e intellettuale”. Parlare di Mar Piccolo come uno specchio d’acqua “è riduttivo”, ha sottolineato la dott.ssa Corbelli, perchè, al contrario, il Mar Piccolo “è il perno intorno al quale gira tutto il sistema Taranto e porre rimedio a una pressione che questo mare ha subito nei secoli non può ridursi a un intervento strutturale tout court, che potrebbe essere fatto in altri contesti simili, ma significa avere un approccio diverso, che va ad analizzare e studiare i singoli sistemi e quindi dia una risposta diversificata per i singoli sistemi che, però, è in linea con gli scenari, che abbiamo costruito, di strategia di sviluppo”.

Già, ma poi cosa si vuol fare del Mar Piccolo? A chiederselo sono in molti come, appunto, ha fatto il dott. Cardellicchio.

“Quello che Taranto non è riuscita a fare in questi ultimi anni – ha ribadito il dirigente del Cnr – è un progetto integrato di sviluppo che non avrebbe dovuto riguardare solo il Mar Piccolo ma, anche, tutto il territorio”. Sì, perchè, ha sostenuto il dott. Cardellicchio, non si può fare un progetto sul Mar Piccolo “senza ripensare al sistema industriale. Dobbiamo lavorare nell’ottica delle sostenibilità ambientali con una intersezione tra esigenze di tipo ambientale, di sviluppo, economiche e occupazionali. Per questo è necessario uno studio integrato,dobbiamo ripensare se la grande industria deve restare sul territorio e che tipo di industria deve restare. Il Comune di Taranto – ha proseguito Cardellicchio – aveva una grossa opportunità con i progetti di Area Vasta e il progetto Mar Piccolo era uno dei pochi che poteva rilanciarlo, non solo in termini protezionisti ma anche in termini economici perchè qualsiasi progetto deve avere un aggancio con le rilevanze socio-economiche del territorio. Altrimenti non avrebbe significato bonificare il Mar Piccolo”.

Un altro problema evidenziato dal dott. Cardellicchio è stato quello di capire che futuro vogliamo dare al Mar Piccolo. Se vogliamo farne un’area portuale per navi da crociera o altro, ripristinare la cantieristica e poi vogliamo anche sostenere la mitilicoltura, bene, allora, questi progetti, crociere e altro, non sono sostenibili”, soprattutto adesso “che nel secondo seno di Mar Piccolo si può fare una mitilicoltura sostenibile e con un prodotto di qualità”.

pano_20160929_195442

Ma i problemi che stanno affrontando gli operatori mitilicoli non sono certamente scomparsi. “La nostra categoria ama lavorare in silenzio e non fare rumore. Diamo occupazione ma, poi, vediamo che non siamo supportati dalle istituzioni nell’affrontare le annose problematiche che riguardano il settore”, ha evidenziato il presidente dei mitilicoltori di Confcommercio, Cosimo D’Andria, che ha poi aggiunto: “la cattiva pubblicità fatta al nostro prodotto quando è esploso il bubbone ambientale ci ha fortemente danneggiato. Eppure le condizioni, oggi, sono cambiate. Per la prima volta in Mar Piccolo è ricomparsa la pinna nobilis, è aumentata la flora marina, sono proliferati gli insediamenti di cavallucci marini. Sono, però, convinto – ha concluso D’Andria – che se mitilicoltori, Cnr e Università camminano a braccetto riusciremo a superare le attuali difficoltà”.

Di mappa di comunità ha, invece, parlato Fabio Millarte del Wwf Taranto. “A partire dal 9 ottobre – ha spiegato Millarte – partiranno 4 workshop, esplorazioni e incontri aperti per costruire insieme la Mappa di Comunità dell'Ecomuseo Palude La Vela e Mar Piccolo a Taranto. Abbiamo scelto di fare della costruzione della Mappa di Comunità un momento di formazione e ricerca collettiva. Sarà realizzata – ha aggiunto Millarte – attraverso un percorso di ricerca aperto alla comunità, nel quale individuare luoghi, oggetti, memorie che costituiscono elementi di valore del paesaggio del secondo seno del mar Piccolo. La mappa costituisce una rappresentazione condivisa dei valori ambientali, paesaggistici e culturali, che rappresentano l’identità dell’area. Con l'aiuto di docenti esperti vogliamo cercare risposte a queste domande: da chi è costituita la comunità del Mar Piccolo? Quali sono gli elementi di valore di questo territorio? Come si rappresenta una mappa di comunità? Le attività ha concluso il rappresentante del Wwf – sono realizzate nell'ambito del progetto Eco. Pa. Mar. Ecomuseo Palude La Vela e Mar Piccolo, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud tramite il bando Ambiente 2015”.

Altro intervento di recupero effettuato è stato quello del Parco Galeso realizzato da Vito Crisanti, direttore della riserva regionale Palude La Vela, che ha illustrato la tipologia degli interventi “commissionatimi nel ‘94 dall’amministrazione provinciale. Si tratta di un intervento di recupero di 100 ettari di territorio che è stato bonificato dalle montagne di rifiuti che da più di 30 anni si sono accumulati nell’area. Abbiamo restituito alla città un pezzo di territorio paesaggisticamente e naturalisticamente di valore inestimabile”. Ma anche l’Aeronautica militare ha contribuito a preservare l’habitat del Mar Piccolo e il col. Farina ha rilanciato la necessità “di una cabina di regia. Fare con gli altri e rispettare il ruolo degli altri, riconoscerne le competenze. Il momento attuale è epocale: se sbagliamo oggi le scelte – ha concluso – le conseguenze negative ricadranno tutte sui nostri figli”.

QUI A SEGUIRE DOCUMENTAZIONE VIDEO

#MarePolis – 3^ Giornata “Un mare di… economia: musei, marine e altri attrattori”

42La terza serata della “Tre giorni di fine estate”, organizzata dall’associazione “Le città che vogliamo” e dal consigliere regionale Gianni Liviano, incentrata sul tema “Un mare di… economia: musei, marine e altri attrattori”, ha saputo regalare un dibattito a più voci (hanno partecipato la direttrice del MarTa, Eva Degl’Innocenti; gli studenti della II H del liceo Aristosseno vincitori con il loro “Una boccata di mare per i Tamburi”, Francesca Cirillo e Tommaso Gaudioso; il dott. Nicola Costa; Agnese Vallerga di Italian Cruises Shipping Service; il presidente dell’Autorità portuale, Sergio Prete; il presidente di Jonian Shipping Consortium, Rinaldo Melucci; Carmelo Fanizza di Jonian Dolphin Conservation; l’ing. Salvatore Mellea della Fondazione Michelagnoli; il prof. Giuseppe Mastronuzzi dell’Università di Bari; Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto; Francesco Simonetti, presidente della Fondazione Palio di Taranto; Nino Nastasi ideatore del progetto StarTa) dal quale è emersa una Taranto che ce la può fare soltanto se sarà capace di credere di più in se stessa.

“A me sembra – ha aggiunto Costa – che la città dovrebbe porsi contemporaneamente un piano più complessivo che tenga conto del turismo culturale  ma che non trascuri il cosiddetto turismo per le famiglie. Cosa che Genova ha saputo realizzare con l’Acquario, con il Museo del mare, con la Sfera dell’architetto Renzo Piano. Bisogna identificare, quindi, una pluralità di funzioni attorno alle quali costruire attrattori”. Come fare? “Occorre – ha spiegato Costa – individuare una figura che sia in grado di pensare in questi termini: un famoso architetto o qualcuno che sappia coniugare l’aspetto architettonico, del restauro con una visione d’insieme più ampia. Occorre che Taranto compia questo salto di qualità perché, forse, di fronte ad un progetto globale diventa più facile intercettare le risorse economiche necessarie per portarlo a compimento”.

Taranto e Genova, gemelle diverse. Entrambe dominate dall’industria pesante, entrambe con un porto dalle immense prospettive di sviluppo. Proprio come lo scalo ionico che l’avv. Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di sistema, vorrebbe utilizzare come infrastruttura al servizio delle imprese “offrendo logistica e aree attrezzate. Un tentativo di ricollegare questa imponente struttura alla città e non lasciare che continuasse ad essere una monade. Il nostro è un porto di terza generazione, perno centrale dell’intera filiera logistica che aiuta le imprese a sviluppare maggiormente il proprio import-export”. Di qui la necessità, ha aggiunto Prete, di prevedere misure e incentivi fiscali. “Abbiamo subito pensato alla Zes (zona economia speciale) che però, al momento non è stata ancora istituita a livello comunitario. Per cui abbiamo pensato di partire da un livello più basso e, grazie all’aiuto di alcuni tecnici ed esperti, siamo riusciti ad ottenere, unico porto in Italia, la Zona franca non interclusa che consente la sospensione del pagamento del dazio doganale alle merci in entrata salvo poi pensare se è possibile trasformarla in qualcosa più importante come la Zes”.

Ma il porto non è solo un discorso commerciale perché lo scalo “ha cominciato a comunicare con la città e con realtà nazionali e internazionali trasformandolo anche in porto turistico”, come testimonia l’ingresso di Taranto nel circuito crocieristico o la realizzazione del Falanto Port service center che ospiterà una stazione passeggeri per non parlare della passeggiata, il cui progetto ha vinto il primo premio Urban Promo, che collegherà il ponte di pietra al castello Aragonese.

Di Blue economy ha parlato Rinaldo Melucci, presidente di Jonian Shipping Consortium, il consorzio che raggruppa ventiquattro agenzie marittime. “La blue economy – ha spiegato Melucci – produce il 3% del pil e impiega, tra attività specifica dei porti e interporti, 500mila persone di professionalità medio-alta. Per concorrere a questo 3% di pil e per sostenere le sfide di mercati sempre più internazionali, bisogna superare le divisioni tipiche della nostra economia territoriale incapace di fare massa critica. Ecco perché il consorzio di agenzie marittime. Fare rete dovrebbe diventare un argomento centrale di chi vuole fare impresa. Gli ultimi vent’anni del porto sono stati cristallizzati su pochi centri monoloistici con risorse drenate verso l’esterno. Una rete di operatori locali consente, invece, di far restare sul territorio le risorse che arrivano dall’esterno e che possono essere immediatamente reinvestibili. Stiamo parlando di circa un milione di euro”.pano_20160928_203644

Intanto si parte dalle crociere con l’inglese Thompson Cruises che dal prossimo mese di maggio farà approdare a Taranto le sue navi da crociera. “Sono previsti – ha ricordato la dott.ssa Vallerga di Italian Cruises Shipping – sette scali: due a maggio e uno nei successivi mesi fino a novembre. Abbiamo puntato su Taranto sia per la sua posizione geografica, sia per le sue peculiartià, sia per la posizione strategica rispetto ad altri centri facilmente raggiungibili dai crocieristi, sia per le condizioni di sicurezza, mi riferisco al terrorismo, che i porti del nord Africa non sono in grado di offrire”. Ma per attirare il turista fuori dalla nave è necessario che ci sia tutta una serie di infrastrutture e di servizi come, giusto per citare la più banale delle esigenze, “far sì che il turista che scende a terra – ha sottolineato la dott.ssa Vallerga – trovi negozi e ristoranti aperti, operatori in grado di parlare e capire la lingua inglese”.

Mare non è solo crociere o diporto, mare è anche delfini e ricerche scientifiche sui cetacei per finanziare le quali la Jonian Dolphin Conservation ha deciso di coniugare l’aspetto turistico con quello scientifico. Con il loro biglietto, il turista che sale sul catamarano della Jonian finanzia la ricerca. “Un progetto nato nel ‘97, che ha cominciato a camminare nel 2012 e che oggi è cresciuto a tal punto – ha detto Carmelo Fanizza – da aver ottenuto in gestione palazzo Amati, in città vecchia, e la sede dell’ex ristorante Al Gambero, a Porta Napoli”. E a palazzo Amati, un tempo sede del corso di laurea in Maricoltura, la Jonian Dolphin darà vita al progetto Kitos, in partenariato con altre 6 organizzazioni. “Si tratta – ha spiegato Fanizza – di un Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei, con un’area museale, servizi turistici. Sono previsti uno spazio dedicato alle start up e all’imprenditoria sociale e una biblioteca virtuale sul mare. Obiettivo del progetto è quello di rilanciare la vocazione turistica della città vecchia. Nel centro saranno realizzate le Officine Amati, uno spazio di innovazione tecnologica dedicato soprattutto ai giovani”.

Musei di mare e msei di… terra come il MarTa. Che, poi, tanto museo di terra non è dal momento che “custodisce ed espone tesori – ha sottolineato la direttrice Degl’Innocenti – che sono legati tantissimo al mare” e che dal mare ci sono stati restituiti. L’esperienza del MarTa, che in poco più di otto mesi ha visto lievitare le visite del 70%. Segno che la nuova politica, “quella di aprire sempre di più la struttura alla città”, fino ad oggi sta pagando e lascia intravedere ulteriori margini di miglioramento. “Il museo – ha detto ancora la dott.ssa Degl’Innocenti – non può essere considerato un luogo chiuso ma, al contrario, un luogo aperto alla città e che con la città interagisca. Bisogna attuare una strategia globale, un progetto di territorio. Il MarTa è il principale attrattore della Puglia e come tale può diventare partner di un lavoro più complesso e collettivo”. Insomma, opportunità come visione diversa della cultura.

L’Università non può non svolgere un ruolo attivo, superando anche le difficoltà di natura economica che stanno affliggendo gli Atenei italiani. Il prof. Giuseppe Mastronuzzi su questo tasto ha battuto molto nel corso del dibattito così come l’ing. Mellea della Fondazione Michelagnoli, ha fatto con il progetto della musealizzazione di nave Vittorio Veneto che ha nella mancanza di investitori e nella lentezza delle decisioni politico-amministrative i maggiori ostacoli. Come quelli che ha incontrato, e dovuto superare, Francesco Simonetti, presidente della Fondazione Palio di Taranto, nel tenere viva la tradizione del Palio e nel recuperare una fascia immediatamente sotto i bastioni adiacenti il castello Aragonese utilizzata, fino  poco prima che il suo progetto di recupero andasse in porto, per il rimessaggio da parte di pescatori abusivi.

Poi c’è StarTa, l’ambizioso progetto presentato dal comandante Nino Nastasi e che vede un pool di associazioni impegnate nello sforzo di portare a Taranto nel 2019, da tutto il mondo e in occasione del clou di Matera capitale europea della cultura, i velieri storici a cominciare dal nostro Amerigo Vespucci. “Un raduno – ha spiegato Nastasi – che non dovrà esaurirsi in qei quattro-cinque giorni in cui i velieri sosteranno nel nostro mare ma dovrà diventare un appuntamento biennale”. Ma per fare tutto ciò servono risorse economiche e partner che credono nel rilancio della città. “La Banca di Taranto – ha detto il presidente Miro – è pronta a sostenere questa importante sfida, a costruire una vision che traguardi la città verso una rinascita culturale, urbanistica, economica degna della sua storia”.

Conclusioni? Taranto ha i numeri per invertire il suo futuro, per diventare da città sul mare a città di mare. Basta saper cambiare gli orizzonti, guardare la città da un’altra angolazione. Come hanno fatto Francesca Cirillo e Tommaso Gaudioso con il loro progetto “Una boccata di mare per i Tamburi” e con il quale hanno vinto il primo premio del “Don Pino Puglisi”. La visione e la percezione della realtà sono state letteralmente capovolte offrendo uno spaccato della città e del quartiere Tamburi lontani parenti della città dei veleni in cui tutto il mondo individua Taranto.

3

“Dobbiamo affrancarci – è stato l’intervento del consigliere regionale e padrone di casa, Gianni Liviano – del marchio di One company town, di città che ha subìto scelte che hanno provocato una prima fase di diffusa ma anche   totale dipendenza da un modello economico che prescinde completamente dalla sostenibilità ambientale e che, col tempo, ha contribuito a ridurre le risorse identitarie, storiche e culturali dell città, le possibilità turistiche, riducendo fortemente le possibilità di altre valorizzazioni economiche. La ricerca di identità, il desiderio di costruire comunità, la costruzione di un piano strategico, di una vision di futuro, devono essere le direttrici sulle quali costruire la Legge speciale per Taranto”.

DOCUMENTAZIONE VIDEO :
 

 

 


bancaitalia2

L’alta scuola di formazione in Beni archeologici e paesaggistici sembra essere più che una suggestione. “Questa mattina ho avuto un incontro a Bari con alcuni docenti del Politecnico con i quali ho discusso della fattibilità del progetto”,  spiega il consigliere regionale Gianni Liviano.

Le sensazioni “sono buone”, aggiunge Liviano, e sono “sensazioni che parlano di un progetto che non può che contribuire ad innalzare il livello dell’offerta formativa a Taranto e a restituirle centralità sul piano della riscoperta delle proprie radici oltre che uno scatto culturale in avanti”.

Nei prossimi giorni i docenti del Politecnico saranno a Taranto per visionare alcune sedi che potrebbero prestarsi ad ospitare classi e studenti. Il desiderio avanzato dai docenti è quello “di poter individuare una sede nella città vecchia di Taranto”, aggiunge ancora Liviano, anche se la sede ideale “sarebbe quella che, oltre alle classi e ai laboratori, possa contare su un’area da adibire a foresteria al servizio degli alunni e dei docenti stessi”.

Una struttura con queste caratteristiche a Taranto c’è “ed è la ex sede – sottolinea il consigliere Liviano – della Banca d’Italia. I piani superiori dell’immobile, infatti, sono già adibiti a convitto”.

Per quanto riguarda questa sede, dal Politecnico è stata già inviata la richiesta, corredata dal progetto di fattibilità, alla sede centrale della Banca d’Italia. “Nelle prossime settimane – aggiunge ancora Liviano – è previsto un incontro a Roma per capire se ci sono margini di operatività in tale senso”.

Altre sedi prese in considerazione sono palazzo De Bellis e palazzo Amati in città vecchia. Si comincerà con un Master di I livello.

“La volontà del Politecnico di Bari di investire su Taranto ci dà la cifra di come la nostra città, nonostante le enormi difficoltà, resti un valido attrattore culturale. Ci auguriamo che il Comune di Taranto mostri sensibilità e possa mettere a disposizione una sede in città vecchia. A mio avviso – conclude Gianni Liviano – è questa la strada che dobbiamo continuare a battere. Il dialogo e il confronto continuo devono costituire la metodologia che deve essere alla base della costruenda legge regionale speciale per Taranto. Partecipazione è proposizione. Nessuno dovrà essere escluso dal confronto. E i primi incontri già effettuati sembrano proprio andare in quella direzione”.

'Aside' Post | By on 27 settembre 2016

radioterapia2

 

I fondi per l'acquisto di un nuovo acceleratore lineare da destinare al reparto di Radioterapia oncologica dell’ospedale Moscati di Taranto ci sono e sono nella disponibilità dell'Asl di Taranto.

A sostenerlo sono i consiglieri regionali Cosimo Borraccino, Gianni Liviano, Michele Mazzarano, Donato Pentassuglia e Giuseppe Turco i quali, presa carta e penna hanno scritto al direttore generale della Asl di Taranto, Stefano Rossi.

Secondo i cinque consiglieri regionali tarantini, per procedere con tempestività all'acquisto del nuovo acceleratore lineare l'Asl può attingere ai fondi rinvenuto dalla linea 3.1 dell'Asse 3 del P.O.  Fesr 2007/2013 rimodulati in Pac che già sono in possesso dell'azienda sanitaria tarantina. Così facendo si possono accelerare i tempi per l'acquisto del nuovo macchinario e porre fine, così, ai numerosissimi disagi cui sono sottoposte le migliaia di pazienti oncologici che si sottopongono  a trattamenti Radioterapia.

Di seguito il testo della lettera indirizzata al direttore generale della Asl di Taranto.

 

 

Al direttore generale

della Asl di Taranto

avv. Stefano Rossi

 

e p.c.

Presidente Regione Puglia

dott. Michele Emiliano

 

e p.c.

Organi di informazione

 

OGGETTO: Acquisto acceleratore lineare a Taranto

 

Con la presente i sottoscritti consiglieri regionali Cosimo Borraccino, Gianni Liviano, Michele Mazzarano, Donato Pentassuglia e Giuseppe Turco

 

CHIEDONO ALLA S. V.

 

di poter utilizzare i fondi provenienti dalla linea 3.1 dell’Asse 3 del P.O. Fesr 2007/2013 rimodulati in Pac, attualmente in Vostro possesso, per l’acquisto di un nuovo acceleratore lineare da destinare al reparto di Radioterapia oncologica dell’ospedale “Moscati” di Taranto.

 

In fede

Cosimo Borraccino

Gianni Liviano

Michele Mazzarano

Donato Pentassuglia

Giuseppe Turco

'Aside' Post | By on 27 settembre 2016

locandina-3g16bis

“MarePolis: Taranto da città sul mare a città di mare”, questo il tema di quest’anno della "tre giorni di fine estate" della nostra Associazione che vedrà i prossimi 

21, 22, 28 e 29 settembre 

i giorni focali dei dibattiti in cui si proverà a dare risposte rivelatrici di un futuro migliore.

Mercoledì 21, alle ore 18, quando nel chiostro del convento di San Michele, dove ha sede l’Istituto musicale Paisiello, quando i rappresentanti di Ocse, Billi, e Invitalia, Portaluri, discuteranno insieme al direttore del dipartimento Turismo e Cultura Regione Puglia, Aldo Patruno, e il consigliere regionale Gianni Liviano sul tema “Un mare di opportunità”, facendo così il punto della situazione sullo stato di attuazione del contratto istituzionale di sviluppo. Serata che avrà un fuori programma in quanto si parlerà di cinema insieme al direttore artistico del Levante International Film Festival, Mimmo Mongelli, e ai responsabili di Crest e dell'Associazione Marcellino De Baggis. Un’occasione di dibattito scaturita dalla decisione di Mongelli di traslocare armi e bagagli da Bari a Taranto e dal progetto di realizzare un centro di riprese cinematografiche subacquee al largo di Mar Grande.

Giovedì 22, alle ore 18,30 sempre all'Istituto Paisiello, “Il mare come valore identitario di un territorio” .
A confrontarsi, sollecitati da alcuni giornalisti di organi di informazione locali, saranno i consiglieri regionali Sergio Blasi (Pd), Sabino Zinni (capogruppo Emiliano sindaco di Puglia), Mario Pendinelli (Emiliano sindaco di Puglia), Alfonso Pisicchio (La Puglia per Emiliano) e Gianni Liviano (Emiliano sindaco di Puglia). 
 

Mercoledì 28, questa volta nella sala riunioni del Mon Reve (ore 18.30), stabilimento balneare sulla Litoranea salentina, il mare sarà visto come una grande opportunità di rilancio e di sviluppo della area ionica. “Un mare di economia: musei, marine e altri attrattori” il tema della serata. Ricca la platea degli ospiti. Ci saranno Nicola Costa, presidente della fondazione Acquario di Genova, Pierangelo Campodonico, direttore del MuMa (Museo del mare di Genova), Agnese Vallerga, responsabile di Italian Cruises Shipping Service (la concessionaria della compagnia armatrice che dal 2017 approderà a Taranto con le navi da crociera), Rinaldo Melucci di Jonian Shipping Consortium, Sergio Prete (presidente dell’Autorità portuale), Carmelo Fanizza di Jonian Dolphin, l’ing. Mellea della fondazione Michelagnoli, Lelio Miro (presidente della Banca di Taranto) , il comandante Nino Nastasi che illustrerà il progetto StarTa, Simonetti dell'ormai consolidato "Palio di Taranto" ed il prof. Mastronuzzi dell'Università di Bari.
 

Chiusura giovedì 29, alle ore 18.30 al Nautilus, quando si parlerà di Mar Piccolo, l’oro di Taranto. 

Focus con Vera Corbelli, commissario straordinario per le bonifiche, 

mentre lo storico e intellettuale Piero Massafra, il presidente dei mitilicoltori di Confcommercio, Mimmo D’Andria, il prof. Nicola Cardellicchio Cnr Taranto,Fabio Millarte del Wwf, Vito Crisanti direttore riserva "Palude la Vela" , l’imprenditore Colomba, l’agente marittimo Gennarini,  il colonnello dell'Areonautica Farina discuteranno sul tema “Mar Piccolo, cuore di Taranto”.

'Aside' Post | By on 20 settembre 2016

20160913-corbelli

La ricerca di identità, il desiderio di costruire comunità, la costruzione di un piano strategico, di una vision di futuro, saranno le direttrici “sulle quali costruire la Legge speciale per Taranto che la Regione Puglia intende realizzare affidandomi il ruolo di coordinatore del tavolo tecnico. Ruolo che intendo svolgere con abnegazione e dedizione perchè Taranto, la nostra città, non può più aspettare”.

È stato questo il cuore della relazione (“L’identità culturale, elemento forte nei processi di riqualificazione e rigenerazione ambientale-territoriale”) tenuta da Gianni Liviano, consigliere regionale del gruppo Emiliano sindaco di Puglia, alla giornata di lavoro sul tema “Bonifica e rigenerazione dell’area Vasta di Taranto: un approccio innovativo per la creazione di un laboratorio scala 1:1”, svoltasi martedì mattina a Taranto, nelle sale del castello Aragonese, e organizzata dal commissario straordinario per le bonifiche, Vera Corbelli. Giornata di studio che ha visto la presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, e del presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie, on.  Alessandro Bratti.

“La situazione in cui versa oggi Taranto – ha aggiunto Liviano – è propria del destino delle "One company town.  Una città che ha subìto scelte che hanno provocato una prima fase di diffusa ma anche   totale dipendenza da un modello economico che prescinde completamente dalla sostenibilità ambientale e che, col tempo, ha contribuito a ridurre le risorse identitarie, storiche e culturali dell città, le possibilità turistiche, riducendo fortemente le possibilità di altre valorizzazioni economiche”.

Insomma, Taranto non è solo una città che deve diverificare le sue prospettive economiche, restituire salubrità ad un ambiente fortemente compromesso dalla presenza della grande industria, e rispondere ai bisogni sanitari sempre più urgenti e preoccupanti. “Taranto – ha sottolineato ancora Liviano –  è una città che va rifondata dal punto di vista dell'aggregazione sociale e dell'identità e che deve restituire a se stessa la consapevolezza di essere una  comunità: 200.000 persone che prendono  coscienza di avere un destino condiviso, che considerano le diversità ricchezza e che imparano a ragionare utilizzando il noi, imparano a darsi del noi".

Da dove partire, allora? “Dalla conoscenza – ha spiegato il consigliere regionale –  del nostro territorio e dalla sua conservazione, dalla valorizzazione delle nostre bellezze, penso all'identità del Mar Grande e del Mar Piccolo in particolare, dalla promozione del territorio, dalla capacità di raccontare, dalla capacità di raccontare, di narrare all'esterno le bellezze, le ricchezze, le tradizioni.  Per fare questo c'è però bisogno di mettere a sistema le ricchezze della città: dal museo MarTa, alla capacità attrattiva del Castello Aragonese, dagli ipogei, rispetto ai quali la Regione Puglia ha preso l'impegno di provvedere ad un censimento e dobbiamo ambire a collegamenti sotterraeni pensando ad una Taranto sotterranea, all'infinita presenza di  beni archeologici che non sempre godono di adeguata conservazione e valorizzazione, alle ricchezze sottratte senza apparente ragione: penso, per esempio, alla Sovrintendenza archeologica, trasferita dopo la recente riforma Franceschini a Lecce, alle bellezze da valorizzare come il Mar Piccolo e la città vecchia”.

Serve, ha fatto sempre presente Liviano, un brand specifico che “attrai investimenti, che fidelizzi le aziende locali perché non se ne vadano, che intercetta personale qualificato. La città è un prodotto da vendere oltre che un luogo da abitare. Se vogliamo essere utili a Taranto, l'Università è importante, priopritaria, imprescindibile, è lo strumento che consente di investire sui giovani, di ribaltare l'andazzo che i giovani debbano andare fuori per studiare e, poi, rimangono lì per lavorare e lì faranno famiglia e lì avranno i figli.
Queste partenze forzate incidono sulla qualità della vita della città e, conseguentemente, sulla qualità della politica locale (una comunità dal livello basso fa più fatica a produrre una classe politica locle di alto spessore)”.
Per cui, per essere costruttori di bellezza e di felicità diventa vermente difficile comprendere la chiusura del corso di studi di Beni culturali, la fragilità del Paisiello, la debolezza e la mancanza di autonomia della nostra Università”.

Al ministro Galletti, invece, la richiesta di uno sforzo maggiore perché quello che il governo ha fatto fino ad ora “non è sufficiente” perché “questa città sta morendo”. Quindi diventa necessario “che il governo risolva nel più breve tempo possibile le nostre problematiche ambientali. Siamo stanchi di ascoltare ogni giorno di amici o di parenti o, purtroppo, di bambini che si ammalano di tumore. La risoluzione delle problematiche ambientali nel più breve tempo possibile – ha poi concluso Liviano – è condizione imprescindibile per qualsiasi programmazione o ipotesi di sviluppo per questa nostra amata e disgraziata città”. 

Estratto da intervista di Studio100tv 

'Aside' Post | By on 14 settembre 2016

 

patrunoliviano

Sarà la città di Taranto ad ospitare la quattordicesima edizione del Levante International Film Festival, rassegna di cinema indipendente con la direzione artistica di Mimmo Mongelli e l’organizzazione affidata all’associazione culturale Nuove Produzioni Spettacolari.

L’annuncio è stato dato martedì sera nel corso dell’incontro con il direttore del Dipartimento Turismo e Cultura della Regione Puglia, Aldo Patruno, – presenti anche le dott.sse Mazzucco e Introna –  organizzato dal consigliere regionale Gianni Liviano e al quale hanno partecipato Franco Milella, consulente Ocse, il direttore artistico del Liff, Mimmo Mongelli appunto, Ezio Ricci e i rappresentanti delle associazioni tarantine Nobilissima Taranto, Pro Loco Taranto, Taranto la città spartana e Accademia degli Audaci.

Infatti, nel corso della riunione si è parlato anche del coinvolgimento della Regione Puglia nella cartografia e mappatura degli ipogei presenti in città vecchia, della realizzazione di un centro per le riprese cinematografiche subacquee e, soprattutto, della possibilità di finanziamento del progetto sul recupero e valorizzazione di Mar Piccolo nonchè del coinvolgimento dell’ente nell’organizzazione dei servizi di supporto alla Spartan Race, la corsa ad ostacoli creata con l’obiettivo di far superare i propri limiti agli atleti, che farà tappa a Taranto i prossimi 29 e 30 ottobre.

Per quanto riguarda il Levante International Film Festival (che dovrebbe tenersi orientativamente nel mese di dicembre), Mimmo Mongelli ha spiegato il trasferimento della rassegna in riva ai due mari per “lanciare un segnale forte alla città”. Del resto, ha aggiunto, un Festival “che guarda al futuro e deve necessariamente innovarsi” non può “non pensare a nuove collaborazioni”.

“Questa sera (martedì, ndr) – ha poi spiegato Gianni Liviano – abbiamo provato a ragionare, in maniera condivisa, della visione di futuro della città di Taranto toccando quattro temi. Uno è stato il trasferimento da Bari a Taranto del Levante International Film Festival, provando a capire quali sono i punti di forza e le eventuali criticità e l’argomento caratterizzante la rassegna cinematografica. Sicuramente – ha aggiunto il consigliere regionale tarantino – perchè l’operazione riesca è importante che la città la percepisca come sua e non come operazione calata dall’alto”.

Sul discorso degli ipogei, “diventati luoghi fortemente frequentati dai tarantini e da numerosissimi turisti che li hanno scelti come destinazione per serate all’insegna della cultura”, Liviano ha sottolineato come nella loro gestione ci siano degli elementi che vanno valutati dal momento che intorno ad essi ruotano mondi diversi, come associazioni culturali e di archeologi, come il Comune di Taranto, tutte componenti che vanno messe insieme e che devono sentirsi tutte appartenenti ad una stessa squadra che potrebbe chiamarsi Taranto sotterranea, una sorta di Comitato di scopo che abbia contezza delle diversità di approccio, che esistono, ma che accomuna tutti in un’ottica di promozione e valorizzazione del territorio. La ricerca di un brand e di un’identità è, sicuramente, il bisogno principale di Taranto e credo che questo debba caratterizzare la legge speciale per Taranto. Il mio obiettivo è quello di fare il sarto di tante stoffe differenti ma ugualmente belle che ci sono in città ma che devono comporre un vestito unico. Forse la legge speciale per Taranto può essere un valido strumento in questa direzione”.

Il direttore Patruno, in conclusione dell’incontro, ha ribadito la volontà della Regione Puglia di procedere alla mappatura e cartografia degli ipogei attraverso la Carta elettronica dei Beni culturali. Per quanto riguarda, invece, la Spartan Race, Patruno contatterà Pugliapromozione, che ha già stanziato 30mila euro per l’evento, per mettere a punto una campagna pubblicitaria e organizzare servizi di supporto agli oltre 6mila “spartani” che già si sono iscritti alla manifestazione. Diverso il discorso per il Centro di riprese cinematografiche subacquee: qui si è in attesa delle determinazioni di Apulia Film Commission che sta valutando progetto e location: è stata, infatti, proposta l’isola di San Paolo.

'Aside' Post | By on 7 settembre 2016