13 Settembre – intervento al Convegno su bonifiche Area Vasta Taranto

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La ricerca di identità, il desiderio di costruire comunità, la costruzione di un piano strategico, di una vision di futuro, saranno le direttrici “sulle quali costruire la Legge speciale per Taranto che la Regione Puglia intende realizzare affidandomi il ruolo di coordinatore del tavolo tecnico. Ruolo che intendo svolgere con abnegazione e dedizione perchè Taranto, la nostra città, non può più aspettare”.

È stato questo il cuore della relazione (“L’identità culturale, elemento forte nei processi di riqualificazione e rigenerazione ambientale-territoriale”) tenuta da Gianni Liviano, consigliere regionale del gruppo Emiliano sindaco di Puglia, alla giornata di lavoro sul tema “Bonifica e rigenerazione dell’area Vasta di Taranto: un approccio innovativo per la creazione di un laboratorio scala 1:1”, svoltasi martedì mattina a Taranto, nelle sale del castello Aragonese, e organizzata dal commissario straordinario per le bonifiche, Vera Corbelli. Giornata di studio che ha visto la presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, e del presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie, on.  Alessandro Bratti.

“La situazione in cui versa oggi Taranto – ha aggiunto Liviano – è propria del destino delle "One company town.  Una città che ha subìto scelte che hanno provocato una prima fase di diffusa ma anche   totale dipendenza da un modello economico che prescinde completamente dalla sostenibilità ambientale e che, col tempo, ha contribuito a ridurre le risorse identitarie, storiche e culturali dell città, le possibilità turistiche, riducendo fortemente le possibilità di altre valorizzazioni economiche”.

Insomma, Taranto non è solo una città che deve diverificare le sue prospettive economiche, restituire salubrità ad un ambiente fortemente compromesso dalla presenza della grande industria, e rispondere ai bisogni sanitari sempre più urgenti e preoccupanti. “Taranto – ha sottolineato ancora Liviano –  è una città che va rifondata dal punto di vista dell'aggregazione sociale e dell'identità e che deve restituire a se stessa la consapevolezza di essere una  comunità: 200.000 persone che prendono  coscienza di avere un destino condiviso, che considerano le diversità ricchezza e che imparano a ragionare utilizzando il noi, imparano a darsi del noi".

Da dove partire, allora? “Dalla conoscenza – ha spiegato il consigliere regionale –  del nostro territorio e dalla sua conservazione, dalla valorizzazione delle nostre bellezze, penso all'identità del Mar Grande e del Mar Piccolo in particolare, dalla promozione del territorio, dalla capacità di raccontare, dalla capacità di raccontare, di narrare all'esterno le bellezze, le ricchezze, le tradizioni.  Per fare questo c'è però bisogno di mettere a sistema le ricchezze della città: dal museo MarTa, alla capacità attrattiva del Castello Aragonese, dagli ipogei, rispetto ai quali la Regione Puglia ha preso l'impegno di provvedere ad un censimento e dobbiamo ambire a collegamenti sotterraeni pensando ad una Taranto sotterranea, all'infinita presenza di  beni archeologici che non sempre godono di adeguata conservazione e valorizzazione, alle ricchezze sottratte senza apparente ragione: penso, per esempio, alla Sovrintendenza archeologica, trasferita dopo la recente riforma Franceschini a Lecce, alle bellezze da valorizzare come il Mar Piccolo e la città vecchia”.

Serve, ha fatto sempre presente Liviano, un brand specifico che “attrai investimenti, che fidelizzi le aziende locali perché non se ne vadano, che intercetta personale qualificato. La città è un prodotto da vendere oltre che un luogo da abitare. Se vogliamo essere utili a Taranto, l'Università è importante, priopritaria, imprescindibile, è lo strumento che consente di investire sui giovani, di ribaltare l'andazzo che i giovani debbano andare fuori per studiare e, poi, rimangono lì per lavorare e lì faranno famiglia e lì avranno i figli.
Queste partenze forzate incidono sulla qualità della vita della città e, conseguentemente, sulla qualità della politica locale (una comunità dal livello basso fa più fatica a produrre una classe politica locle di alto spessore)”.
Per cui, per essere costruttori di bellezza e di felicità diventa vermente difficile comprendere la chiusura del corso di studi di Beni culturali, la fragilità del Paisiello, la debolezza e la mancanza di autonomia della nostra Università”.

Al ministro Galletti, invece, la richiesta di uno sforzo maggiore perché quello che il governo ha fatto fino ad ora “non è sufficiente” perché “questa città sta morendo”. Quindi diventa necessario “che il governo risolva nel più breve tempo possibile le nostre problematiche ambientali. Siamo stanchi di ascoltare ogni giorno di amici o di parenti o, purtroppo, di bambini che si ammalano di tumore. La risoluzione delle problematiche ambientali nel più breve tempo possibile – ha poi concluso Liviano – è condizione imprescindibile per qualsiasi programmazione o ipotesi di sviluppo per questa nostra amata e disgraziata città”. 

Estratto da intervista di Studio100tv 

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