25 Novembre – Sanità Deroga Decreto 70 scomparsi 50 milioni

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“Adesso basta. Non possiamo continuare ad assistere inermi al gioco al massacro che si sta giocando sulla testa dei tarantini e in spregio al loro diritto alla salute. Quanto accaduto tra mercoledì e giovedì in commissione Bilancio della Camera lascia davvero stupiti se si pensa che, soltanto fino a qualche giorno fa, sia il ministro Beatrice Lorenzin che il governo tutto avevano, manifestando il proprio parere favorevole, dato di fatto il via libera alla deroga per le assunzioni in materia di Sanità e all’utilizzo di 50 milioni di euro per renderla operativa”.

Non le manda certo a dire il consigliere regionale tarantino, Gianni Liviano. “La sanità tarantina – sottolinea – ha bisogno di nuove risorse finanziarie per far fronte all’emergenza sanitaria evidenziata anche, laddove ce ne fosse ancora bisogno,  da numerosi studi epidemiologici, non ultimo quello condotto dal prof. Forastiere”.

L’aspetto che piu’ ferisce, sottolinea Liviano, è quello legato al fatto  “che l’emendamento non sarebbe stato per nulla presentato in commissione Bilancio dal relatore. Insomma, sembra quasi che a Roma ancora non abbiano ben compreso l’emergenza sanitaria che viviamo a Taranto. La deroga al decreto ministeriale 70 è fondamentale per dare risposte ad un territorio martoriato così come i 50 milioni di euro sono propedeutici all’assunzione e alla stabilizzazione del personale sanitario, all’acquisto di materiale di consumo e di attrezzature, ad attività diagnostiche di primo e di secondo livello. Insomma, quei soldi sono stati chiesti per dare nuova solidità al nostro sistema sanitario e poter curare le nostre persone con mezzi e strumenti all’altezza della situazione oltre che per fare prevenzione”.

L’auspicio, adesso, conclude Gianni Liviano, è che “l’emendamento alla legge di Bilancio venga recuperato al Senato sanando la situazione venutasi a creare. Se ciò non fosse, se cioè fosse confermato che il Governo ha a cuore Taranto solo a parole, non escludo di coinvolgere la città in forme di protesta. Ci rifiutiamo di pensare che quanto verificatosi possa essere legato ai possibili esiti referendari che vedrebbero il territorio pugliese piu’ a favore del No alla riforma referendaria piuttosto che del Sì”.

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