Tarantini in fuga dalla città : intervento di Gianni Liviano

 

“E’ vero: se vogliamo invertire la rotta e fermare l’esodo, soprattutto di studenti, dalla nostra città è necessario investire nella formazione e saper rispondere alle esigenze sociali. Per cui non posso che condividere quanto hanno dichiarato in questi giorni  dalle colonne di Quotidiano i professori Fabio Mancini e Tiziana Dattuomo”.

Gianni Liviano, consigliere regionale tarantino, coglie al balzo la palla sollevatagli dai due docenti tarantini, per rimarcare come “ampliare e qualificare la rete di servizi educativi e formativi, a partire dall’offerta universitaria, sia piu’ che mai essenziale e indifferibile”.

 

Non a caso il consigliere regionale tarantino ha fatto dell’ampliamento dell’offerta formativa uno dei capisaldi della legge regionale speciale per Taranto di cui è coordinatore del tavolo tecnico. Obiettivo al quale, spiega Liviano, “stiamo lavorando alacremente con il gruppo di lavoro di cui fanno parte Università e Politecnico di Bari, Autorità di sistema portuale dello Jonio, Ufficio scolastico provinciale, Miur oltre a esperti di sviluppo locale come il prof. Franco Milella, già consulente Ocse”.

Un lavoro che ha portato ad individuare una serie di priorità, come ad esempio la scuola superiore per i Beni archeologici e paesaggistici e tutto il discorso legato alla blue economy con annessa filiera della nautica (con contratti di programma in grado di creare domanda), “che contiamo di rappresentare al dott. Giampiero Marchesi, coordinatore della struttura di missione relativa al tavolo Cis per Taranto insieme ad un programma più complesso, il cui masterplan sarà pronto entro settembre, che vede una interconnessione stretta tra corsi triennali, magistrali e master (che operano attraverso laboratori e che hanno in pancia le aziende  in grado di offrire sbocchi lavorativi) di Università e Politecnico di Bari. Stiamo provando a ragionare – spiega il consigliere Liviano – su  tre asset strategici che sono pezzi importanti di quelli che sono gli architravi della legge regionale speciale per Taranto  lungo i quali si cementerà il piano strategico, ovvero: costruire comunità e identità; Taranto città culturale; Taranto città salubre; Taranto città compatta, abitata e sostenibile; Taranto città del mare; Taranto città dell’economia; Taranto città in salute; Taranto città in collegamento”.

Una corsa contro il tempo “per porre un argine – aggiunge il consigliere regionale tarantino – al fenomeno che vede la fascia di età compresa tra i 18 e 25 anni essere quella con un altissimo tasso di ragazzi che abbandonano Taranto per proseguire il proprio corso di studi in altre realtà universitarie”.

Cosa fare, allora? “Occorre – spiega Liviano –  una visione che promuova e sostenga, con un approccio di governance multilivello, il necessario cambiamento delle direttrici di sviluppo della città e del territorio circostante, restituendo alla comunità, cittadini e operatori economici, – la dimensione del futuro, della salute, della sostenibilità ambientale, del valore culturale, dell’innovazione e dello sviluppo delle risorse e dei fattori competitivi locali. Per questo motivo è indispensabile proporre  progetti fattibili e finanziabili nell’ottica di un ragionamento che privilegi la logica del plurifondo. Ovvero, non basarsi esclusivamente sulle risorse messe a disposizione dal Contratto istituzionale di sviluppo ma far riferimento, per esempio, a quelli che saranno rifinanziati dal Cipe. Il tutto in un’ottica di armonizzazione degli interventi che entreranno a far parte del piano strategico della legge regionale speciale per Taranto”.

Ma occorre capire, innanzitutto, quelli che sono i profili in uscita che garantiscono quell’elemento di spendibilità sul territorio. “Per esempio, – aggiunge ancora Liviano – è stato ipotizzato un sistema di servizio open data con il quale sia l’Università che il Politecnico di Bari possano informare di tutto ciò che fanno in termini di offerta formativa sull’economia del mare.

Tutto questo attraverso l’acquisizione di schede di sintesi, in modo da condividere gli elementi di analisi e di dettaglio, che ci mettano nelle condizioni di puntare ad un elenco di competenze in uscita dal mondo dell’istruzione secondaria superiore e universitaria. L’impegno – evidenzia il consigliere regionale – è quello di fare in modo che a Taranto si possano creare dei poli formativi importanti, giusti per il territorio, per fare in modo che i nostri ragazzi non solo si laureino ma possano rimanere nella loro città perché trovano poi quelle attività produttive che permettono loro di lavorare subito. Per cui, parlare anche di nautica in una città come Taranto è un punto importante soprattutto in una regione come la Puglia che vuole investire sul turismo,  anche su quello nautico, e in presenza delle Autorità portuali che si stanno organizzando proprio per incentivare tutto questo. Per cui diventa importante che Taranto non resti fuori da questi processi“.

Parlando di potenziamento e implementazione dell’offerta formativa, che nella filiera della nautica ha il primo obiettivo da centrare, è stato ipotizzato un impegno diretto del Miur “che metta tutti gli attori del tavolo tecnico rapidamente nelle condizioni di predisporre un piano integrato” mentre per quanto riguarda il polo formativo della nautica, appare essenziale “che il Miur avvii una linea d'intervento per un piano di ricerca applicata per imprese che si localizzino a Taranto sui temi dell'ambiente, disinquinamento e nautica, su cui, con il supporto concorrente del Mise, del Cis, della Regione Puglia e del Commissario straordinario per le bonifiche, sarebbe possibile attivare contratti di programma per l'insediamento di attività economiche di punta in quei settori”.

Come metodo di lavoro “abbiamo pensato di procedere alla gerarchizzazione delle schede tecniche in ordine alla rilevanza strategica attraverso criteri condivisi che facciano leva sulla rapidità di avvio e realizzazione degli investimenti necessari per ciascuna, sulla massimizzazione degli impatti sulla comunità, sulla possibilità di associare investimenti produttivi di imprese locali o esterne, sul grado di attrattività e di peso internazionale delle proposte anche con il coinvolgimento di eccellenze nazionali ed internazionali, sulla completezza in uscita del circuito di offerta formativa sulla blue economy, sul consolidamento delle eccellenze formative già operative,  sul coinvolgimento di fondi di privati. Un progetto ambizioso che necessita di un forte e coeso gioco di squadra. E la politica – conclude Liviano – è chiamata a svolgere un ruolo importante e concreto”.

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