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Dichiarazione del consigliere regionale Gianni Liviano su assunzioni all'Arpa di Taranto. 

 

 

Fa piacere apprendere che oggi a Bari il presidente della Regione, Michele Emiliano, l'assessore alla Qualità della vita, Filippo Caracciolo, e il direttore del dipartimento Barbara Valenzano abbiano tenuto una conferenza stampa annunciando, secondo quanto previsto dal piano Taranto, assunzioni all'Arpa di Taranto. Lo apprendiamo con piacere perche' l'intera vjcenda si è sbloccata grazie ad una mia mozione presentata in Consiglio regionale e approvata all'unanimità nonché ad una successiva lettera scritta al presidente Emiliano in cui gli chiedevo di dare attuazione alla mozione perché l'immobilismo “avrebbe poturo portare, come conseguenza, l’irrimediabile perdita dei fondi, 2,5 milioni di euro, da dedicare alle assunzioni per il 2016, e con nessun sintomo di un possibile cambiamento di indirizzo  per l’anno 2017”.  Non solo, accortomi che una precedente delibera di giunta aveva individuato profili professionali non consoni alle necessità di Arpa Puglia ho messo in contatto il presidente Emiliano con la dirigente di Arpa Taranto, dott.ssa Maria Spartera, perché si ponesse rimedio in quanto le figure tecniche necessarie ad Arpa Taranto riguardano  chimici e biologi, tecnici della prevenzione preposti all’attività di campionamento, impiantisti e componente ingegneristica. Per non parlare del lavoro fatto a monte con il direttore di Arpa Puglia, dott. Bruno  e con le sigle sindacali. Dispiace invece molto che nè il presidente Emiliano, né  altri (eccezion fatta per il direttore dell'Arpa regionale)  abbiano avuto la sensibilità di informarmi preventivamente della conferenza stampa odierna. Ci siamo abituati ormai, con tristezza, allo stile dell'uomo solo al comando. Ci sono quelli che lavorano e quelli che si prendono i  meriti e fanno le conferenze stampa. Non fa niente: non siamo persone da passerella.  Continuiamo a lavorare in silenzio provando a portare, finché ce lo consentiranno,   risultati alla nostra comunità.

ALLEGATA DOCUMENTAZIONE

MOZIONE 23 FEBBRAIO 2017

LETTERA AL PRESIDENTE EMILIANO 31 OTTOBRE 2017

ARTICOLO DEL QuotidianoDiTaranto del 1 Novembre 2017

'Aside' Post | By on 23 dicembre 2017

#MarePolis – 4^ giornata “mar piccolo cuore di Taranto”

 

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“Occorre innanzitutto chiarire e capire che cosa vogliamo fare del Mar Piccolo”. Senza se e senza ma, Nicola Cardellicchio, dirigente del Cnr di Taranto, va dritto al nocciolo della questione. E lo ha fatto giovedì sera al Nautilus quando, raccolti intorno a un tavolo dal consigliere regionale Gianni Liviano, lo stesso Cardellicchio, Vito Crisanti, direttore della riserva regionale Palude La Vela, Fabio Millarte del Wwf Taranto, lo storico Piero Massafra, Cosimo D’Andria, presidente dei mitilicoltori di Confcommercio, Gaetano Farina, comandante 65esimo Deposito territoriale dell’Aeronautica militare, hanno parlato di Mar Piccolo e delle sue potenzialità e del suo rapporto con la città.

“Mar Piccolo cuore di Taranto”, questo il tema del dibattito inserito nel più ampio programma della “Tre giorni di fine estate” (“MarePolis, Taranto da città sul mare a città di mare”, il filo conduttore) organizzata dall’associazione “Le città che vogliamo” e moderato da Marcello Di Noi, direttore della testata giornalistica online “Corriere di Taranto”.

Una serata che ha avuto come prologo un lungo faccia a faccia con il commissario straordinario per le bonifiche Vera Corbelli. Nel corso dell’intervista, infatti, la dott.ssa Corbelli ha più volte sottolineato come Taranto “possa rappresentare, a tutti i livelli, l’esempio di come un tessuto socio-territoriale, soggetto a elevate pressioni industriali e produttive possa rigenerarsi attraverso un percorso che vede consapevolmente coinvolta la collettività, la comunità scientifica, il sistema industriale e intellettuale”. Parlare di Mar Piccolo come uno specchio d’acqua “è riduttivo”, ha sottolineato la dott.ssa Corbelli, perchè, al contrario, il Mar Piccolo “è il perno intorno al quale gira tutto il sistema Taranto e porre rimedio a una pressione che questo mare ha subito nei secoli non può ridursi a un intervento strutturale tout court, che potrebbe essere fatto in altri contesti simili, ma significa avere un approccio diverso, che va ad analizzare e studiare i singoli sistemi e quindi dia una risposta diversificata per i singoli sistemi che, però, è in linea con gli scenari, che abbiamo costruito, di strategia di sviluppo”.

Già, ma poi cosa si vuol fare del Mar Piccolo? A chiederselo sono in molti come, appunto, ha fatto il dott. Cardellicchio.

“Quello che Taranto non è riuscita a fare in questi ultimi anni – ha ribadito il dirigente del Cnr – è un progetto integrato di sviluppo che non avrebbe dovuto riguardare solo il Mar Piccolo ma, anche, tutto il territorio”. Sì, perchè, ha sostenuto il dott. Cardellicchio, non si può fare un progetto sul Mar Piccolo “senza ripensare al sistema industriale. Dobbiamo lavorare nell’ottica delle sostenibilità ambientali con una intersezione tra esigenze di tipo ambientale, di sviluppo, economiche e occupazionali. Per questo è necessario uno studio integrato,dobbiamo ripensare se la grande industria deve restare sul territorio e che tipo di industria deve restare. Il Comune di Taranto – ha proseguito Cardellicchio – aveva una grossa opportunità con i progetti di Area Vasta e il progetto Mar Piccolo era uno dei pochi che poteva rilanciarlo, non solo in termini protezionisti ma anche in termini economici perchè qualsiasi progetto deve avere un aggancio con le rilevanze socio-economiche del territorio. Altrimenti non avrebbe significato bonificare il Mar Piccolo”.

Un altro problema evidenziato dal dott. Cardellicchio è stato quello di capire che futuro vogliamo dare al Mar Piccolo. Se vogliamo farne un’area portuale per navi da crociera o altro, ripristinare la cantieristica e poi vogliamo anche sostenere la mitilicoltura, bene, allora, questi progetti, crociere e altro, non sono sostenibili”, soprattutto adesso “che nel secondo seno di Mar Piccolo si può fare una mitilicoltura sostenibile e con un prodotto di qualità”.

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Ma i problemi che stanno affrontando gli operatori mitilicoli non sono certamente scomparsi. “La nostra categoria ama lavorare in silenzio e non fare rumore. Diamo occupazione ma, poi, vediamo che non siamo supportati dalle istituzioni nell’affrontare le annose problematiche che riguardano il settore”, ha evidenziato il presidente dei mitilicoltori di Confcommercio, Cosimo D’Andria, che ha poi aggiunto: “la cattiva pubblicità fatta al nostro prodotto quando è esploso il bubbone ambientale ci ha fortemente danneggiato. Eppure le condizioni, oggi, sono cambiate. Per la prima volta in Mar Piccolo è ricomparsa la pinna nobilis, è aumentata la flora marina, sono proliferati gli insediamenti di cavallucci marini. Sono, però, convinto – ha concluso D’Andria – che se mitilicoltori, Cnr e Università camminano a braccetto riusciremo a superare le attuali difficoltà”.

Di mappa di comunità ha, invece, parlato Fabio Millarte del Wwf Taranto. “A partire dal 9 ottobre – ha spiegato Millarte – partiranno 4 workshop, esplorazioni e incontri aperti per costruire insieme la Mappa di Comunità dell'Ecomuseo Palude La Vela e Mar Piccolo a Taranto. Abbiamo scelto di fare della costruzione della Mappa di Comunità un momento di formazione e ricerca collettiva. Sarà realizzata – ha aggiunto Millarte – attraverso un percorso di ricerca aperto alla comunità, nel quale individuare luoghi, oggetti, memorie che costituiscono elementi di valore del paesaggio del secondo seno del mar Piccolo. La mappa costituisce una rappresentazione condivisa dei valori ambientali, paesaggistici e culturali, che rappresentano l’identità dell’area. Con l'aiuto di docenti esperti vogliamo cercare risposte a queste domande: da chi è costituita la comunità del Mar Piccolo? Quali sono gli elementi di valore di questo territorio? Come si rappresenta una mappa di comunità? Le attività ha concluso il rappresentante del Wwf – sono realizzate nell'ambito del progetto Eco. Pa. Mar. Ecomuseo Palude La Vela e Mar Piccolo, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud tramite il bando Ambiente 2015”.

Altro intervento di recupero effettuato è stato quello del Parco Galeso realizzato da Vito Crisanti, direttore della riserva regionale Palude La Vela, che ha illustrato la tipologia degli interventi “commissionatimi nel ‘94 dall’amministrazione provinciale. Si tratta di un intervento di recupero di 100 ettari di territorio che è stato bonificato dalle montagne di rifiuti che da più di 30 anni si sono accumulati nell’area. Abbiamo restituito alla città un pezzo di territorio paesaggisticamente e naturalisticamente di valore inestimabile”. Ma anche l’Aeronautica militare ha contribuito a preservare l’habitat del Mar Piccolo e il col. Farina ha rilanciato la necessità “di una cabina di regia. Fare con gli altri e rispettare il ruolo degli altri, riconoscerne le competenze. Il momento attuale è epocale: se sbagliamo oggi le scelte – ha concluso – le conseguenze negative ricadranno tutte sui nostri figli”.

QUI A SEGUIRE DOCUMENTAZIONE VIDEO

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“MarePolis: Taranto da città sul mare a città di mare”, questo il tema di quest’anno della "tre giorni di fine estate" della nostra Associazione che vedrà i prossimi 

21, 22, 28 e 29 settembre 

i giorni focali dei dibattiti in cui si proverà a dare risposte rivelatrici di un futuro migliore.

Mercoledì 21, alle ore 18, quando nel chiostro del convento di San Michele, dove ha sede l’Istituto musicale Paisiello, quando i rappresentanti di Ocse, Billi, e Invitalia, Portaluri, discuteranno insieme al direttore del dipartimento Turismo e Cultura Regione Puglia, Aldo Patruno, e il consigliere regionale Gianni Liviano sul tema “Un mare di opportunità”, facendo così il punto della situazione sullo stato di attuazione del contratto istituzionale di sviluppo. Serata che avrà un fuori programma in quanto si parlerà di cinema insieme al direttore artistico del Levante International Film Festival, Mimmo Mongelli, e ai responsabili di Crest e dell'Associazione Marcellino De Baggis. Un’occasione di dibattito scaturita dalla decisione di Mongelli di traslocare armi e bagagli da Bari a Taranto e dal progetto di realizzare un centro di riprese cinematografiche subacquee al largo di Mar Grande.

Giovedì 22, alle ore 18,30 sempre all'Istituto Paisiello, “Il mare come valore identitario di un territorio” .
A confrontarsi, sollecitati da alcuni giornalisti di organi di informazione locali, saranno i consiglieri regionali Sergio Blasi (Pd), Sabino Zinni (capogruppo Emiliano sindaco di Puglia), Mario Pendinelli (Emiliano sindaco di Puglia), Alfonso Pisicchio (La Puglia per Emiliano) e Gianni Liviano (Emiliano sindaco di Puglia). 
 

Mercoledì 28, questa volta nella sala riunioni del Mon Reve (ore 18.30), stabilimento balneare sulla Litoranea salentina, il mare sarà visto come una grande opportunità di rilancio e di sviluppo della area ionica. “Un mare di economia: musei, marine e altri attrattori” il tema della serata. Ricca la platea degli ospiti. Ci saranno Nicola Costa, presidente della fondazione Acquario di Genova, Pierangelo Campodonico, direttore del MuMa (Museo del mare di Genova), Agnese Vallerga, responsabile di Italian Cruises Shipping Service (la concessionaria della compagnia armatrice che dal 2017 approderà a Taranto con le navi da crociera), Rinaldo Melucci di Jonian Shipping Consortium, Sergio Prete (presidente dell’Autorità portuale), Carmelo Fanizza di Jonian Dolphin, l’ing. Mellea della fondazione Michelagnoli, Lelio Miro (presidente della Banca di Taranto) , il comandante Nino Nastasi che illustrerà il progetto StarTa, Simonetti dell'ormai consolidato "Palio di Taranto" ed il prof. Mastronuzzi dell'Università di Bari.
 

Chiusura giovedì 29, alle ore 18.30 al Nautilus, quando si parlerà di Mar Piccolo, l’oro di Taranto. 

Focus con Vera Corbelli, commissario straordinario per le bonifiche, 

mentre lo storico e intellettuale Piero Massafra, il presidente dei mitilicoltori di Confcommercio, Mimmo D’Andria, il prof. Nicola Cardellicchio Cnr Taranto,Fabio Millarte del Wwf, Vito Crisanti direttore riserva "Palude la Vela" , l’imprenditore Colomba, l’agente marittimo Gennarini,  il colonnello dell'Areonautica Farina discuteranno sul tema “Mar Piccolo, cuore di Taranto”.

'Aside' Post | By on 20 settembre 2016

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La ricerca di identità, il desiderio di costruire comunità, la costruzione di un piano strategico, di una vision di futuro, saranno le direttrici “sulle quali costruire la Legge speciale per Taranto che la Regione Puglia intende realizzare affidandomi il ruolo di coordinatore del tavolo tecnico. Ruolo che intendo svolgere con abnegazione e dedizione perchè Taranto, la nostra città, non può più aspettare”.

È stato questo il cuore della relazione (“L’identità culturale, elemento forte nei processi di riqualificazione e rigenerazione ambientale-territoriale”) tenuta da Gianni Liviano, consigliere regionale del gruppo Emiliano sindaco di Puglia, alla giornata di lavoro sul tema “Bonifica e rigenerazione dell’area Vasta di Taranto: un approccio innovativo per la creazione di un laboratorio scala 1:1”, svoltasi martedì mattina a Taranto, nelle sale del castello Aragonese, e organizzata dal commissario straordinario per le bonifiche, Vera Corbelli. Giornata di studio che ha visto la presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, e del presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie, on.  Alessandro Bratti.

“La situazione in cui versa oggi Taranto – ha aggiunto Liviano – è propria del destino delle "One company town.  Una città che ha subìto scelte che hanno provocato una prima fase di diffusa ma anche   totale dipendenza da un modello economico che prescinde completamente dalla sostenibilità ambientale e che, col tempo, ha contribuito a ridurre le risorse identitarie, storiche e culturali dell città, le possibilità turistiche, riducendo fortemente le possibilità di altre valorizzazioni economiche”.

Insomma, Taranto non è solo una città che deve diverificare le sue prospettive economiche, restituire salubrità ad un ambiente fortemente compromesso dalla presenza della grande industria, e rispondere ai bisogni sanitari sempre più urgenti e preoccupanti. “Taranto – ha sottolineato ancora Liviano –  è una città che va rifondata dal punto di vista dell'aggregazione sociale e dell'identità e che deve restituire a se stessa la consapevolezza di essere una  comunità: 200.000 persone che prendono  coscienza di avere un destino condiviso, che considerano le diversità ricchezza e che imparano a ragionare utilizzando il noi, imparano a darsi del noi".

Da dove partire, allora? “Dalla conoscenza – ha spiegato il consigliere regionale –  del nostro territorio e dalla sua conservazione, dalla valorizzazione delle nostre bellezze, penso all'identità del Mar Grande e del Mar Piccolo in particolare, dalla promozione del territorio, dalla capacità di raccontare, dalla capacità di raccontare, di narrare all'esterno le bellezze, le ricchezze, le tradizioni.  Per fare questo c'è però bisogno di mettere a sistema le ricchezze della città: dal museo MarTa, alla capacità attrattiva del Castello Aragonese, dagli ipogei, rispetto ai quali la Regione Puglia ha preso l'impegno di provvedere ad un censimento e dobbiamo ambire a collegamenti sotterraeni pensando ad una Taranto sotterranea, all'infinita presenza di  beni archeologici che non sempre godono di adeguata conservazione e valorizzazione, alle ricchezze sottratte senza apparente ragione: penso, per esempio, alla Sovrintendenza archeologica, trasferita dopo la recente riforma Franceschini a Lecce, alle bellezze da valorizzare come il Mar Piccolo e la città vecchia”.

Serve, ha fatto sempre presente Liviano, un brand specifico che “attrai investimenti, che fidelizzi le aziende locali perché non se ne vadano, che intercetta personale qualificato. La città è un prodotto da vendere oltre che un luogo da abitare. Se vogliamo essere utili a Taranto, l'Università è importante, priopritaria, imprescindibile, è lo strumento che consente di investire sui giovani, di ribaltare l'andazzo che i giovani debbano andare fuori per studiare e, poi, rimangono lì per lavorare e lì faranno famiglia e lì avranno i figli.
Queste partenze forzate incidono sulla qualità della vita della città e, conseguentemente, sulla qualità della politica locale (una comunità dal livello basso fa più fatica a produrre una classe politica locle di alto spessore)”.
Per cui, per essere costruttori di bellezza e di felicità diventa vermente difficile comprendere la chiusura del corso di studi di Beni culturali, la fragilità del Paisiello, la debolezza e la mancanza di autonomia della nostra Università”.

Al ministro Galletti, invece, la richiesta di uno sforzo maggiore perché quello che il governo ha fatto fino ad ora “non è sufficiente” perché “questa città sta morendo”. Quindi diventa necessario “che il governo risolva nel più breve tempo possibile le nostre problematiche ambientali. Siamo stanchi di ascoltare ogni giorno di amici o di parenti o, purtroppo, di bambini che si ammalano di tumore. La risoluzione delle problematiche ambientali nel più breve tempo possibile – ha poi concluso Liviano – è condizione imprescindibile per qualsiasi programmazione o ipotesi di sviluppo per questa nostra amata e disgraziata città”. 

Estratto da intervista di Studio100tv 

'Aside' Post | By on 14 settembre 2016

oggi c’è vento, chiudiamo le finestre – resoconto

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Diminuiscono le emissioni di Pm10 ma sono più tossiche
Liviano: “Basta con le polemiche e facciamo fronte comune”

“Non tutti i Pm10 sono uguali” per cui si rende necessario, “e l’Asl di Taranto si sta attrezzando per farlo”, approntare “uno studio sulla tossicità del particolato”. Roberto Giua, dirigente Arpa di Taranto, non si nasconde dietro un dito perché se è  vero che in riva allo Jonio le emissioni di Pm10 sono diminuite è altrettanto vero che sono più tossiche di quelle che si registrano in altre città italiane.
Insomma, che la situazione ambientale a Taranto fosse da allarme… rossissimo lo si sapeva ma a certificare ancora di più la sua drammaticità è stato il dibattito organizzato dall’associazione “Le città che vogliamo” (il tema era “Oggi c’è vento, chiudete le finestre”) che lunedì sera ha messo insieme istituzioni (Regione Puglia rappresentata dai tecnici dell’assessorato all’Ecologia, Paolo Garofoli e Francesco Corvace), vertici della Asl (il direttore generale Stefano Rossi e i dottori Michele Conversano, Sante Minerba e Antonella Minchuzzi) e di Arpa (Roberto Giua e Maria Spartera), e associazionismo (Alessandro Marescotti e Fulvia Gravame per PeaceLink; Leo Corvace di Legambiente; Cataldo Ranieri del comitato Lavoratori e cittadini liberi e pensanti).
“Non facciamo il tifo né per una tesi né per un’altra”, ha subito messo in chiaro il consigliere regionale Gianni Liviano, che ha fatto da padrone di casa. “Vogliamo, però, – ha aggiunto – vederci chiaro perché il tema è importante e tocca e scuote le coscienze di tutti noi. Vogliamo capire se la notizia delle finestre da chiudere in determinate fasce orarie della giornata è davvero allarmante o se, invece, si tratta di una lettura portata alle estreme conseguenze da chi non ha colto la realtà dei dati. Resta il fatto – ha poi concluso Liviano – che sicuramente è arrivato il momento di mettere da parte le polemiche e di unire gli sforzi per costruire un futuro diverso”.12388284_901639473255795_1374074139_n
Intanto la realtà è ancorata ai dati impietosi snocciolate da Alessandro Marescotti. Il presidente di PeaceLink ha denunciato come nella giornata di domenica 13 “fra le 7.30 e le 8 abbiamo registrato valori di Ipa  (idrocarburi policiclici aromatici, ndr) cancerogeni che hanno oscillato intorno ai 200 nanogrammi a metro cubo. Dopo le 8 – ha aggiunto – sono stati registrati picchi di 450 nanogrammi a metro cubo”. E questo, ha fatto ancora presente l’ambientalista, in una situazione in cui l’Ilva ha diminuito la produzione e mentre solo due cokerie su sei sono funzionanti. “In quel lasso di tempo – ha sottolineato con veemenza Marescotti – è come se i nostri bambini, e noi con loro, avessero fumato dieci sigarette. Lo studio Sentieri su Taranto certifica che i risultati sulla mortalità evidenziano un aumento dello 0,69% del rischio di mortalità totale per incrementi di 10 microgrammi/mi di Pm10, effetto superiore a quello riscontrato nelle principali analisi pubblicate in Europa  (0,33%), nel Nord America (0,29%) e nei precedenti studi italiani (Misa 0,31%)”. In buona sostanza, ha poi concluso Marescotti che ha anche attaccato il sindaco di Taranto per il suo immobilismo, ogni incremento di 10 microgrammi a metro cubo di polveri sottili “a Taranto provoca più del doppio dei morti che provoca in Europa, nel Nord America e nelle altre città italiane“.
Report, quello dello studio Sentieri, che ha preso le mosse “dalle ricerche portate avanti dalla Asl di Taranto che hanno confermato le criticità di evidente matrice industriale”, ha subito precisato il dott. Minerba dell’area epidemiologica, aggiungendo come la Asl non se ne sia stata con le mani in mano dal momento “che sin dal 1992, dallo studio dei dati epidemiologici, ci siamo accorti che qualcosa cominciava a non quadrare più”. Non solo, perché come ha fatto presente la dott.ssa Minchuzzi responsabile del Registro tumori, “stiamo continuando ad aggiornare i dati che sono presenti anche nel database dei tumori nazionali mentre è in fase di realizzazione il Registro endometriosi”.12367090_901638276589248_307323639_n
Insomma, alla Asl rivendicano che “l’attenzione è alta” ma che, come hanno ribadito sia Michele Conversano, responsabile del Dipartimento di prevenzione della Asl, che Roberto Giua di Arpa Puglia, la situazione ambientale a Taranto “dal 2010 ad oggi è migliorata. Nel 2015 a Taranto ci sono stati 12 superamenti (a fronte dei 35 annui consentiti) del limite di legge previsto per le polveri sottili che è di 50 nanogrammi per metro cubo di aria. Il valore, però, – hanno precisato sia Conversano che Giua – non cautela la salute”. Tanto è vero che l’Asl “ha considerato un limite più basso, 25 nanogrammi”, per il rione Tamburi, area particolarmente esposta a fumi e polveri. “È bastato – hanno aggiunto Giua e Conversano – che le chiavi dello stabilimento fossero affidate ai custodi giudiziari perché la presenza di inquinanti nell’aria diminuisce sensibilmente”. E tutto questo, ha poi concluso Conversano, semplicemente grazie all’applicazione da parte dei custodi giudiziari “del principio di precauzionale. Stiamo, comunque, approntando uno studio sulle cellule alveolari per capire cosa c’è di preciso nel benzo(a)pirene che si deposita mela nostro organismo”. In tutta questa vicenda, ha poi chiosato il direttore generale Rossi, la Asl “si sta comportando come il buon padre di famiglia” mentre la Regione Puglia, hanno detto Garofoli e Corvace, è pronta a recepire nel suo Piano della qualità dell’aria “i nuovi monitoraggi, in continua evoluzione, in modo da contemperare le misure cautelative con quelle obbligatorie”
E, se Corvace di Legambiente da un lato ha denunciato la “preoccupante situazione in cui operano gli operai all’interno della fabbrica (lo sforamento di 50 microgrammi per metro cubo nel 2014 è avvenuto 282 volte e nel quartiere Tamburi solo 7 volte e nel 2015 241 fino a settembre e 17 volte ai Tamburi)”, Ranieri dei Liberi e pensanti dall’altro ha ribadito che “il futuro di Taranto non può essere più l’acciaio” perché a dirlo, ha aggiunto, “è il mercato italiano. C’è bisogno di bonificare al più presto”. Già, le bonifiche. “Nel 2013 – ha poi concluso Ranieri – sono stati stanziati 8 milioni di euro per bonificare le scuole del rione Tamburi. Quei soldi, ci chiediamo dove siano finiti, non sono mai stati utilizzati. Intanto i nostri figli sono ancora costretti ad andare in ambienti non salubri per la loro salute”.