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Regione Puglia – abbandono l’aula per protesta : “Taranto non ha risposte”

“La continua assenza di risposte alle mie interrogazioni e mozioni (soprattutto quella sull’inserimento di Taranto nel percorso delle vie Francigene) non mi mette nelle condizioni di poter svolgere al meglio il mio mandato di consigliere regionale. Per questo motivo oggi abbandono i lavori del Consiglio regionale dal momento che non ritengo garantito il mio ruolo”.

Breve ma circostanziato, così Gianni Liviano, consigliere regionale del gruppo Misto, nel suo intervento in Aula, in avvio dei lavori del Consiglio regionale. Un intervento che dà seguito a quanto annunciato nei giorni scorsi dal consigliere regionale tarantino non più disposto a tollerare l’attuale situazione in seno al consiglio regionale e a concedere sconti. E sì che l’elenco di interrogazioni ancora in attesa di risposte è lungo.

Si parte, infatti, dal 4 agosto 2016 con l’interrogazione riguardante lo scorrimento della graduatoria del concorso per dirigente amministrativo Asl per arrivare a quella del 6 novembre 2017 circa l'impianto fognante a servizio  degli abitanti di Lama-San Vito-Carelli per non parlare di quella datata 25 gennaio 2018 circa il mancato inserimento di Taranto all'interno del protocollo d'intesa con l'Associazione europea delle vie Francigene che faceva seguito alla mozione presentata il 2 agosto 2016 poi approvata all'unanimità il successivo 25 ottobre. “E nonostante l’approvazione – ha sottolineato Liviano nel suo intervento – la Regione non ha inserito Taranto all'interno del cammino delle vie Francigene tanto che in data 9 marzo 2017 e, poi, il 25 gennaio di quest’anno, ho richiesto via email all'assessore Capone le ragioni di questa scelta senza ricevere risposta alcuna.”.

Situazione, questa, che ha portato il consigliere Liviano a diffidare simbolicamente, lo scorso 7 marzo, il presidente del consiglio regionale, Mario Loizzo, e il presidente della Giunta, Michele Emiliano, per le rispettive competenze, a ricevere le risposte richieste.

Dulcis in fundo la richiesta, anche questa rimasta inevasa, fatta che il 13 marzo scorso, di accesso agli atti circa l'ampliamento del terzo lotto della discarica La Torre Capranica, in agro di Grottaglie, e la probabile acquisizione da parte della Regione della discarica Vergina, isola amministrativa di Taranto. “Anche in questo caso – ribadisce Liviano – non ho ricevuto alcuna risposta”.

Addio definitivo alla maggioranza? “Il prossimo 4 aprile c’è il vertice di maggioranza convocato dal presidente Emiliano”, spiega Liviano. “Sarà l’occasione – conclude il consigliere regionale tarantino – per valutare e capire se davvero il presidente Emiliano Intende rilanciare l’azione di governo attraverso un cronoprogramma condiviso, e che coinvolga tutti, per puntare davvero ad un’azione di rilancio della Puglia e, per quanto mi riguarda, di Taranto e della sua provincia. Se così non dovesse essere, trarrò le conclusioni del caso”.

 

1/12 Relazione su ILVA in Consiglio Regionale

qui intervento video

– Il 5/6/2017 il Ministro Calenda ha FIRMATO  il decreto che autorizza i Commissari Straordinari del Gruppo Ilva in Amministrazione Controllata a procedere all'aggiudicazione dell'azienda al gruppo acquirente AMIVESTCO ITALY srl (aventi soci Arcelor MITTAL e il gruppo Marcegaglia che nel recente passato già aveva investito a Taranto rinunciando poi di fatto alal sua attività imprend.le e lasciando a casa da ormai 4 anni numerosi dipendenti che detto per inciso continuano ancora per poco a vivere grazie agli ammortizzatori sociali);
Oltre alla proposta del  gruppo acquirente c'era stata un'ALTRA propsota dia cquisto del gruppo denominato ACCIAIITALIA (capitanato dall'imprenditore indiano JINDAL e di cui facevano parte anche CASSA DEPOSITI E PRESTITI, ARVED e altri).
i CRITERI di aggiudicazione erano: l'offerta del PREZZO DI ACQUISTO (che aveva una valenda del 50% per la individuazione della proposta vincente) e poi anche il PIANO IND.LE, il PIANO OCCUPAZIONALE e il PIANO AMBIENTALE (che pero' avevaNO UNA VALENZA DECISAMENTE INFERIORE NEI CRITERI DI VALUTAZIONE DEL GOVERNO);

– IL 29/09/2017 è STATO EMANATO con DPCM il PIANO AMBIENTALE relativo allo stabilimento ILVA  che è stato considerato da ARPA PUGLIA, dalle ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE e dagli ENTI LOCALI INCOMPATIBILE con la SALUTE DEI CITTADINI;

– IL 6/10/2017 con una LETTERA inviata ai SINDACATI il gruppo AMINVESTCO ha informato:

1) DI VOLER OCCUPARE 10.000 DIPENDENTI (di cui 7.600 a TARANTO)  a fronte dei 14.000 attuali creando cosi' di fatto un ESUBERO di circa 4.000 dipendenti di cui  3.300 dipendenti a TARANTO
2) DI VOLER ASSUMERE EX NOVO questi 10.000 dipendenti (ESCLUDENDO LA CONTINUITÀ' DEL RAPPORTO DI LAVORO INTRATTENUTO DAI DIPENDENTI IN RELAZIONE AL TRATTAMENTO ECONOMICO E ALL'ANZIANITÀ' ed ESCLUDENDO ALTRESI' IL GODIMENTO DEI DIRITTI SCATURENTI DALL'ART. 18);

–  I 4000 LAVORATORI IN ESUBERO (secondo le INDICAZIONI DEL GOVERNO) sarebbero destinati a RESTARE IN CARICO dell'AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELL'ILVA ai fini di EFFETTUARE LE BONIFICHE ALL'INTERNO DELL'ILVA STESSA.

– SUCCESSIVAMENTE IL GRUPPO ACQUIRENTE HA DICHIARATO DI ACCETTARE I LIVELLI RETRIBUTIVI E L'ANZIANITÀ' DEI LAVORATORI ASSUNTI;

– IL 16/11/2017 IL GOVERNO HA ISTITUITO UN TAVOLO SPECIFICO PER  L'ILVA DI TARANTO CON I RAPPRESENTANTI DEL COMUNE E DELLA REGIONE;

– IL 28/11 LA REGIONE PUGLIA E IL COMUNE DI TARANTO HANNO PRESENTATO UN RICORSO AL TAR DI LECCE AVVERSO IL PIANO AMBIENTALE;

– IL 29/1 IL MINISTRO HA DICHIARATO CHE SE IL TAR DI LECCE ACCOGLIE IL RICORSO, L'AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA PROCEDERÀ' ALLO SPEGNIMENTO DELL'ILVA.

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Questa è la STORIA recentissima della vicenda di un'impresa l'ILVA che da sola genera OLTRE il 75% del PIL della città di TARANTO e la quasi totalità del TRAFFICO MERCI i ENTRATA E IN USCITA dal PORTO DI TARANTO.

Questa è la STORIA recentissima di un'AZIENDA che dà LAVORO e che dà MORTE, che da PANE e che da SOFFERENZE E MALATTIE

CHE IMPEDISCE  AI BAMBINI residenti in un quartiere i TAMBURI di andare a SCUOLA nei GIORNI DI WIND DAYS anche quando per ironia della sorte quei giorni coincidono con le GIORNATE A TUTELA DELL'INFANZIA.

Questa è la STORIA RECENTISSIMA di un'AZIENDA a cui la città di TARANTO è LEGATA ad oggi ancora ad un DOPPIO FILO DI APPARTENENZA.
E siccome il FUTURO dell'AZIENDA  ORA è LEGATO AD UNA DECISIONE DEL TAR che ci sarà tra UN MESE, DUE MESI  o tra quanto tempo non sappiamo, anche il FUTURO DI TARANTO in questo momento storico è LEGATO alla decisione di un TRIBUNALE AMMINISTRATIVO.
TARANTO è quindi oggi una città dal DESTINO INCERTO, dal FUTURO CONDIZIONATO DA UNA DECISIONE DEL TAR.

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NON ABBIAMO DUBBI, PRESIDENTE sul fatto che il PIANO AMBIENTALE fosse inadeguato rispetto alle aspettative e che la proposta di JINDAL fosse qualitativamente migliore sotto questo profilo anche perché introduce nel processo produttivo la DECARBONIZZAZIONE che a LEI e che a MOLTI DI  NOi almeno nella progressiva introduzione STA A CUORE

NON ABBIAMO DUBBI sul fatto che il PIANO OCCUPAZIONALE potesse essere ulteriormente MIGLIORABILE.

le SUE valutazioni sul PIANO AMBIENTALE e sul PIANO OCCUPAZIONALE CI SENTIAMO DI CONDIVIDERLE E FARLE NOSTRE.

STIAMO PARLANDO DELLE ASPETTATIVE DI VITA E DI LAVORO DI UNA CITTÀ' CHE PARADOSSALMENTE SEMBRA SEMPRE COSTRETTA A DOVER DECIDERE DI DARE PRIORITÀ' ALL'UNA O ALL'ALTRA OPZIONE quasi fossero ALTERNATIVE, quando invece l'una e l'altra sono l'essenza della VITA di ogni UOMO e di ogni COMUNITÀ'.
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Abbiamo qualche DUBBIO però' in VERITA' sul METODO che LEI HA SCELTO DI SEGUIRE.
STIAMO PARLANDO DEL RUOLO DELLA POLITICA: COS'ALTRO E' LA POLITICA SE NON UNA RICERCA DI CONFRONTO PERMANENTE, DI MEDIAZIONE, DI DIALOGO, UNO SFORZO DI RICERCA DI SINTESI TRA MONDI DIVERSI.
E' lecito che la POLITICA DELEGHI di fatto il FUTURO di una COMUNITÀ' alla SENTENZA di un TRIBUNALE AMMINISTRATIVO ?

Io ho PAURA PRESIDENTE che l'EMOTIVITÀ' DELLA CITTÀ', che la PANCIA, gli UMORI talvolta rischino di CONDIZIONARE le ISTITUZIONI e quando le ISTITUZIONI sono condizionate dalla pancia e dagli umori della comunità in verità la storia insegna che non fanno grande strada.

LA POLITICA DELLE ISTITUZIONI deve SALVAGUARDARE A SE STESSA UN RUOLO PEDAGOGICO, EDUCATIVO, NON PUÒ ' LASCIARSI TRASPORTARE.
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E ALLORA SE IL MINISTRO CALENDA SBAGLIA A FARE MINACCE FORSE SBAGLIAMO ANCHE NOI A RINUNCIARE AL DIALOGO E AL CONFRONTO

E' IMBARAZZANTE PRESIDENTE, per me che sono di TARANTO, essere fermato quotidianamente da tante persone (AMICI DELLA QUESTIONE AMBIENTALE E AMICI DELLA QUESTIONE DEL LAVORO, QUELLI CHE SPOSANO PER TUTTA LA VITA LA CHIUSURA e quelli che invece vogliono che resti APERTA) CHE MI CHIEDONO NOTIZIE  e NON SAPERE CHE COSA DIRE, salvo quello che si legge dai GIORNALi e poi sentire dire che la REGIONE HA DECISO quando tu di quelle decisioni NON NE SAI ASSOLUTAMENTE NIENTE.

mi PERMETTO di INVITARLA A CONDIVIDERE MAGGIORMENTE le SCELTE con i CONSIGLIERI DEL TERRITORIO E CON I CAPIGRUPPO e di chiedere al ministro Calenda la sospensione degli effetti del Dpcm per riaprire la trattativa con contestuale disponibilità al ritiro del ricorso.
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ORA AL DI LA DEL METODO LA QUESTIONE E' IL FUTURO, E forse dobbiamo CHIARIRCI  se lo IMMAGINIAMO CON ILVA o SENZA ILVA: TUTTE LE SCELTE SONO LEGITTIME, ma NON AL BUIO, e NON FACENDO LA GUERRA DI FORZA DI TWITTER CON IL GOVERNO NAZIONALE.

GRAZIE

consigliere Gianni Liviano

 

Resoconto incontro del 6 aprile con Ruscitto su Sanità

Ruscitti all’incontro di Liviano: “Stanziati i 70 milioni di euro per i macchinari ma il Governo ancora non li eroga”
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documentazione video su 

“La Regione Puglia, purtroppo,  in questi anni è stata costretta a rincorrere gli eventi, penso al disastro ferroviario di Andria con l’ospedale del luogo che, seppur con mille problemi, è riuscito a consentire un intervento ottimale grazie alla professionalità di medici e paramedici, e questo non può che riverberarsi e a rispondere a cose che non abbiamo programmato. Però questo rincorrere è faticoso e costringe gli operatori costantemente a sacrificare la propria attività e a confrontarsi con organici ridotti. Questo, ovviamente, impedisce alla Regione di programmare. Il fatto di aver dovuto mettere mano al terzo piano di rientro la dice tutta su quelle che sono le difficoltà del comparto”.

Giancarlo Ruscitti, direttore del dipartimento Promozione della salute della Regione Puglia, sembra Andrea Barzagli mentre spazza dall’area di rigore un pallone pericoloso. Nel sala riunioni dell’associazione “Le città che vogliamo”, il responsabile della sanità pugliese è sottoposto ad un fuoco di fila di domande fattegli da addetti al lavoro, da quei medici tarantini che all’ordinarietà delle malattie sono costretti ad aggiungere la straordinarietà di un’incidenza tumorale senza precedenti, il tutto da affrontare con armi spuntate, con fucili caricati a salve perchè quotidianamente devono fare i conti con la carenza di personale, con macchinari datati che, un giorno sì e uno no, si bloccano all’improvviso costringendo i pazienti a tornare a casa o a rivolgersi a strutture ospedaliere extraprovinciali.

Con lui, giovedì sera, c’erano il consigliere regionale Gianni Liviano, organizzatore della serata che aveva come tema “Taranto, la città, le strutture, le persone: ma la Sanità funziona? Esperienze di medici, tecnici, associazioni e cittadini”, e il direttore generale della Asl, Stefano Rossi.

“Stiamo provando a raccontare stasera a noi stessi e al dott. Ruscitti e al dott. Rossi – ha esordito il consigliere regionale Gianni Liviano – ulteriori punti di vista, a restituire a noi stessi  una sorta di fotografia della Sanità a Taranto, ascoltando più voci, quelle delle persone che partano dallo propria esperienza ospedaliera  ma anche quelle dei medici del territorio e delle associazioni di volontariato. Insomma, l’idea è quella di un focus sulla situazione sanitaria per cercare, tutti insieme, di provare a fornire risposte e proporre idee per il miglioramento del servizio”.

“Dal 2004 – ha sottolineato il dott. Ruscitti – la Regione Puglia ha subìto tagli di organici e ciò ha impedito, di fatto, il turn-over. Le Regioni del sud, e in particolare la Regione Puglia, stanno chiedendo con forza un riequilibrio sia della parta economica destinata alla popolazione residente che della forza lavoro che può essere impiegata”.

Ma tanti sono stati i tasti dolenti che il dott. Ruscitti ha dovuto affrontare rispondendo alle numerose domande. Come nel caso dei 70 milioni di euro necessari per l’acquisto di nuove apparecchiature sanitarie o sulla vexata questio della costruzione dell’ospedale San Cataldo o, ancora, del Pronto soccorso dell’ospedale “SS. Annunziata” che rischia l’implosione per finire con l’enedemica carenza di organici che vede la sanità tarantina operare attingendo ad una pianta organica di 4.500 unità a fronte di un fabbisogno di 6mila.

Nel primo caso, Ruscitti ha spiegato le difficoltà nel ricevere risposte dal Governo che quelle somme le ha stanziate ma non le ha ancora erogate nonostante il pressing della Regione. “Se i ministeri competenti non si pronunciano è ovvio che quelle risorse stanziate noi non le possiamo spendere. Mi auguro – ha detto ancora Ruscitti – che la situazione si sblocchi al più presto, spero entro il mese di maggio, in modo da poter bandire le gare entro la fine dell’autunno per poi poter acquistare i nuovi macchinari e renderli operativi già nei primi mesi del prossimo anno”.

Sulla specializzazione del personale (“necessaria perchè in molti casi i bandi della Asl sono andati deserti proprio per la mancanza di specifiche figure professionali”) il direttore del dipartimento Promozione della salute ha annunciato che è stata avviata una collaborazione con le Università di Bari e Foggia. Altra criticità rilevata è stata quella relativa ai pensionamenti: “Avevamo previsto – ha evidenziato Ruscitti – una percentuale di pensionamenti dell’1,7%. Ci siamo trovati di fronte, invece, al 4% delle persone che sono andate vie e le cifre del 2018 ci parlano di una forza lavoro in uscita pari al 6%. Questo significa che nei prossimi 5-6 anni circa il 40% della forza lavoro della sanità pugliese sarà pensionata, con gravi ripercussioni sui cittadini e su una popolazione sempre più anziana dal momento che la nostra regione è costretta a rincorrere gli altri sul terreno della natalità”. Nonostante questo, “stiamo sbloccando i concorsi, stabilizzando i precari, stiamo utilizzando anche soldi non rinvenienti da fondi sanitari”

Questione San Cataldo: i soldi ci sono, ha tranquillizzato Ruscitti, e il nuovo nosocomio “non comporterà la disintegrazione del SS. Annunziata mentre il Moscati è destinato a diventare Polo oncologico”. Per cui, Taranto avrà un polo ospedaliero con il San Cataldo, “moderno e efficiente”, il SS. Annunziata, “destinato alle cronicità”, e il Moscati. Mentre per quanto riguarda il Pronto soccorso del SS. Annunziata (“il nosocomio è un vero e proprio cubo di Rubik, se tocchi da una parte va in crisi un’altra”) è allo studio un sistema compatibile “dal punto di vista infrastrutturale, certamente non facile visto come inserito all’interno del tessuto urbano”.

Il vero problema, ha fatto invece notare il direttore generale Asl, Stefano Rossi, è “che il fabbisogno è aumentato” mentre “il personale si è contratto” per cui bisogna essere consapevoli “che bisogna intervenire senza se e senza ma tagliando laddove ci sono sprechi e, in questa direzione, dobbiamo remare tutti insieme” il tutto unito “a un cattivo uso del servizio sanitario da parte del cittadino”.

 

 

La legge regionale speciale per Taranto muove i suoi primi passi concreti. La Giunta regionale, infatti, nella seduta di martedì pomeriggio, ha approvato lo schema di disegno di legge “indirizzi per lo sviluppo e la coesione economica del territorio a Taranto”.
Si tratta di un passaggio importante propedeutico alla fase successiva, quella della redazione del Piano strategico strumento indispensabile per dare gambe al ddl la cui tappa successiva sarà il passaggio nell’aula del Consiglio regionale per la definitiva approvazione.

La legge regionale speciale per Taranto è stata fortemente voluta dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, da sempre attento alle dinamiche socio-economiche del capoluogo ionico e alle problematiche ambientali in cui si dibatte la città, che, con delibera di giunta n. 1270 del 04/08/2016, ha conferito l’incarico di coordinatore del tavolo tecnico al consigliere regionale Gianni Liviano.

“Con questa legge – ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano – stiamo mettendo a disposizione degli attori economici e sociali del capoluogo ionico uno strumento per utilizzare al meglio tutte le fonti di finanziamento utili per farla risollevare. Nel nostro programma c’è un’attenzione particolare per la città, e questa legge va in questa direzione, sapendo che i tarantini che da sempre servono lo Stato mettendo a disposizione intelligenze e territorio, sapranno farne buon uso”.

“E’ un’ulteriore tassello che si aggiunge ad un piu’ complesso puzzle che stiamo cercando di completare per rilanciare Taranto valorizzandone peculiarità e potenzialità” è il primo commento del consigliere Liviano. “Del resto, – aggiunge Liviano – lo stesso Emiliano con la legge speciale per Taranto ha l’obiettivo strategico di consentire alla nostra città di riappropriarsi, come  lui stesso ha detto in piu’ di un’occasione, dello spirito identitario del territorio e cancellare, così, il marchio Ilva per riconvertire l’economia tarantina partendo proprio dalle infrastrutture. Con la legge su Taranto – conclude Liviano – diventiamo il primo laboratorio di sperimentazione della legge  sulla Partecipazione appena approvata dalla giunta regionale. Un ulteriore stimolo, questo, a lavorare con più intensità per la nostra città”. Ed è stato un lavoro che nell’arco di sette mesi ha visto il consigliere Liviano incontrare, in sinergia con gli altri consiglieri regionali espressione dell’area ionica, gli attori economici e sociali del territorio, esperti di Piani strategici, associazioni culturali e turistiche con lo scopo di condividere gli aspetti e i contenuti del testo di legge il cui articolato, appunto, ha avuto il via libera della Giunta regionale.

Lo scopo della legge per Taranto dovrà essere quella di rafforzare il sistema delle competenze e delle dotazioni pubbliche ed istituzionali locali per aumentare la capacità di visione strategica, tecnica ed operativa degli attori pubblici locali; avvicinare le competenze ordinarie ed operative della Regione Puglia al governo dei fattori territoriali; rafforzare i processi di partecipazione attiva della comunità territoriale al confronto pubblico sul destino e sul futuro della città e del suo comprensorio.

'Aside' Post | By on 30 marzo 2017

#MarePolis – 3^ Giornata “Un mare di… economia: musei, marine e altri attrattori”

42La terza serata della “Tre giorni di fine estate”, organizzata dall’associazione “Le città che vogliamo” e dal consigliere regionale Gianni Liviano, incentrata sul tema “Un mare di… economia: musei, marine e altri attrattori”, ha saputo regalare un dibattito a più voci (hanno partecipato la direttrice del MarTa, Eva Degl’Innocenti; gli studenti della II H del liceo Aristosseno vincitori con il loro “Una boccata di mare per i Tamburi”, Francesca Cirillo e Tommaso Gaudioso; il dott. Nicola Costa; Agnese Vallerga di Italian Cruises Shipping Service; il presidente dell’Autorità portuale, Sergio Prete; il presidente di Jonian Shipping Consortium, Rinaldo Melucci; Carmelo Fanizza di Jonian Dolphin Conservation; l’ing. Salvatore Mellea della Fondazione Michelagnoli; il prof. Giuseppe Mastronuzzi dell’Università di Bari; Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto; Francesco Simonetti, presidente della Fondazione Palio di Taranto; Nino Nastasi ideatore del progetto StarTa) dal quale è emersa una Taranto che ce la può fare soltanto se sarà capace di credere di più in se stessa.

“A me sembra – ha aggiunto Costa – che la città dovrebbe porsi contemporaneamente un piano più complessivo che tenga conto del turismo culturale  ma che non trascuri il cosiddetto turismo per le famiglie. Cosa che Genova ha saputo realizzare con l’Acquario, con il Museo del mare, con la Sfera dell’architetto Renzo Piano. Bisogna identificare, quindi, una pluralità di funzioni attorno alle quali costruire attrattori”. Come fare? “Occorre – ha spiegato Costa – individuare una figura che sia in grado di pensare in questi termini: un famoso architetto o qualcuno che sappia coniugare l’aspetto architettonico, del restauro con una visione d’insieme più ampia. Occorre che Taranto compia questo salto di qualità perché, forse, di fronte ad un progetto globale diventa più facile intercettare le risorse economiche necessarie per portarlo a compimento”.

Taranto e Genova, gemelle diverse. Entrambe dominate dall’industria pesante, entrambe con un porto dalle immense prospettive di sviluppo. Proprio come lo scalo ionico che l’avv. Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di sistema, vorrebbe utilizzare come infrastruttura al servizio delle imprese “offrendo logistica e aree attrezzate. Un tentativo di ricollegare questa imponente struttura alla città e non lasciare che continuasse ad essere una monade. Il nostro è un porto di terza generazione, perno centrale dell’intera filiera logistica che aiuta le imprese a sviluppare maggiormente il proprio import-export”. Di qui la necessità, ha aggiunto Prete, di prevedere misure e incentivi fiscali. “Abbiamo subito pensato alla Zes (zona economia speciale) che però, al momento non è stata ancora istituita a livello comunitario. Per cui abbiamo pensato di partire da un livello più basso e, grazie all’aiuto di alcuni tecnici ed esperti, siamo riusciti ad ottenere, unico porto in Italia, la Zona franca non interclusa che consente la sospensione del pagamento del dazio doganale alle merci in entrata salvo poi pensare se è possibile trasformarla in qualcosa più importante come la Zes”.

Ma il porto non è solo un discorso commerciale perché lo scalo “ha cominciato a comunicare con la città e con realtà nazionali e internazionali trasformandolo anche in porto turistico”, come testimonia l’ingresso di Taranto nel circuito crocieristico o la realizzazione del Falanto Port service center che ospiterà una stazione passeggeri per non parlare della passeggiata, il cui progetto ha vinto il primo premio Urban Promo, che collegherà il ponte di pietra al castello Aragonese.

Di Blue economy ha parlato Rinaldo Melucci, presidente di Jonian Shipping Consortium, il consorzio che raggruppa ventiquattro agenzie marittime. “La blue economy – ha spiegato Melucci – produce il 3% del pil e impiega, tra attività specifica dei porti e interporti, 500mila persone di professionalità medio-alta. Per concorrere a questo 3% di pil e per sostenere le sfide di mercati sempre più internazionali, bisogna superare le divisioni tipiche della nostra economia territoriale incapace di fare massa critica. Ecco perché il consorzio di agenzie marittime. Fare rete dovrebbe diventare un argomento centrale di chi vuole fare impresa. Gli ultimi vent’anni del porto sono stati cristallizzati su pochi centri monoloistici con risorse drenate verso l’esterno. Una rete di operatori locali consente, invece, di far restare sul territorio le risorse che arrivano dall’esterno e che possono essere immediatamente reinvestibili. Stiamo parlando di circa un milione di euro”.pano_20160928_203644

Intanto si parte dalle crociere con l’inglese Thompson Cruises che dal prossimo mese di maggio farà approdare a Taranto le sue navi da crociera. “Sono previsti – ha ricordato la dott.ssa Vallerga di Italian Cruises Shipping – sette scali: due a maggio e uno nei successivi mesi fino a novembre. Abbiamo puntato su Taranto sia per la sua posizione geografica, sia per le sue peculiartià, sia per la posizione strategica rispetto ad altri centri facilmente raggiungibili dai crocieristi, sia per le condizioni di sicurezza, mi riferisco al terrorismo, che i porti del nord Africa non sono in grado di offrire”. Ma per attirare il turista fuori dalla nave è necessario che ci sia tutta una serie di infrastrutture e di servizi come, giusto per citare la più banale delle esigenze, “far sì che il turista che scende a terra – ha sottolineato la dott.ssa Vallerga – trovi negozi e ristoranti aperti, operatori in grado di parlare e capire la lingua inglese”.

Mare non è solo crociere o diporto, mare è anche delfini e ricerche scientifiche sui cetacei per finanziare le quali la Jonian Dolphin Conservation ha deciso di coniugare l’aspetto turistico con quello scientifico. Con il loro biglietto, il turista che sale sul catamarano della Jonian finanzia la ricerca. “Un progetto nato nel ‘97, che ha cominciato a camminare nel 2012 e che oggi è cresciuto a tal punto – ha detto Carmelo Fanizza – da aver ottenuto in gestione palazzo Amati, in città vecchia, e la sede dell’ex ristorante Al Gambero, a Porta Napoli”. E a palazzo Amati, un tempo sede del corso di laurea in Maricoltura, la Jonian Dolphin darà vita al progetto Kitos, in partenariato con altre 6 organizzazioni. “Si tratta – ha spiegato Fanizza – di un Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei, con un’area museale, servizi turistici. Sono previsti uno spazio dedicato alle start up e all’imprenditoria sociale e una biblioteca virtuale sul mare. Obiettivo del progetto è quello di rilanciare la vocazione turistica della città vecchia. Nel centro saranno realizzate le Officine Amati, uno spazio di innovazione tecnologica dedicato soprattutto ai giovani”.

Musei di mare e msei di… terra come il MarTa. Che, poi, tanto museo di terra non è dal momento che “custodisce ed espone tesori – ha sottolineato la direttrice Degl’Innocenti – che sono legati tantissimo al mare” e che dal mare ci sono stati restituiti. L’esperienza del MarTa, che in poco più di otto mesi ha visto lievitare le visite del 70%. Segno che la nuova politica, “quella di aprire sempre di più la struttura alla città”, fino ad oggi sta pagando e lascia intravedere ulteriori margini di miglioramento. “Il museo – ha detto ancora la dott.ssa Degl’Innocenti – non può essere considerato un luogo chiuso ma, al contrario, un luogo aperto alla città e che con la città interagisca. Bisogna attuare una strategia globale, un progetto di territorio. Il MarTa è il principale attrattore della Puglia e come tale può diventare partner di un lavoro più complesso e collettivo”. Insomma, opportunità come visione diversa della cultura.

L’Università non può non svolgere un ruolo attivo, superando anche le difficoltà di natura economica che stanno affliggendo gli Atenei italiani. Il prof. Giuseppe Mastronuzzi su questo tasto ha battuto molto nel corso del dibattito così come l’ing. Mellea della Fondazione Michelagnoli, ha fatto con il progetto della musealizzazione di nave Vittorio Veneto che ha nella mancanza di investitori e nella lentezza delle decisioni politico-amministrative i maggiori ostacoli. Come quelli che ha incontrato, e dovuto superare, Francesco Simonetti, presidente della Fondazione Palio di Taranto, nel tenere viva la tradizione del Palio e nel recuperare una fascia immediatamente sotto i bastioni adiacenti il castello Aragonese utilizzata, fino  poco prima che il suo progetto di recupero andasse in porto, per il rimessaggio da parte di pescatori abusivi.

Poi c’è StarTa, l’ambizioso progetto presentato dal comandante Nino Nastasi e che vede un pool di associazioni impegnate nello sforzo di portare a Taranto nel 2019, da tutto il mondo e in occasione del clou di Matera capitale europea della cultura, i velieri storici a cominciare dal nostro Amerigo Vespucci. “Un raduno – ha spiegato Nastasi – che non dovrà esaurirsi in qei quattro-cinque giorni in cui i velieri sosteranno nel nostro mare ma dovrà diventare un appuntamento biennale”. Ma per fare tutto ciò servono risorse economiche e partner che credono nel rilancio della città. “La Banca di Taranto – ha detto il presidente Miro – è pronta a sostenere questa importante sfida, a costruire una vision che traguardi la città verso una rinascita culturale, urbanistica, economica degna della sua storia”.

Conclusioni? Taranto ha i numeri per invertire il suo futuro, per diventare da città sul mare a città di mare. Basta saper cambiare gli orizzonti, guardare la città da un’altra angolazione. Come hanno fatto Francesca Cirillo e Tommaso Gaudioso con il loro progetto “Una boccata di mare per i Tamburi” e con il quale hanno vinto il primo premio del “Don Pino Puglisi”. La visione e la percezione della realtà sono state letteralmente capovolte offrendo uno spaccato della città e del quartiere Tamburi lontani parenti della città dei veleni in cui tutto il mondo individua Taranto.

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“Dobbiamo affrancarci – è stato l’intervento del consigliere regionale e padrone di casa, Gianni Liviano – del marchio di One company town, di città che ha subìto scelte che hanno provocato una prima fase di diffusa ma anche   totale dipendenza da un modello economico che prescinde completamente dalla sostenibilità ambientale e che, col tempo, ha contribuito a ridurre le risorse identitarie, storiche e culturali dell città, le possibilità turistiche, riducendo fortemente le possibilità di altre valorizzazioni economiche. La ricerca di identità, il desiderio di costruire comunità, la costruzione di un piano strategico, di una vision di futuro, devono essere le direttrici sulle quali costruire la Legge speciale per Taranto”.

DOCUMENTAZIONE VIDEO :
 

 

 


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L’alta scuola di formazione in Beni archeologici e paesaggistici sembra essere più che una suggestione. “Questa mattina ho avuto un incontro a Bari con alcuni docenti del Politecnico con i quali ho discusso della fattibilità del progetto”,  spiega il consigliere regionale Gianni Liviano.

Le sensazioni “sono buone”, aggiunge Liviano, e sono “sensazioni che parlano di un progetto che non può che contribuire ad innalzare il livello dell’offerta formativa a Taranto e a restituirle centralità sul piano della riscoperta delle proprie radici oltre che uno scatto culturale in avanti”.

Nei prossimi giorni i docenti del Politecnico saranno a Taranto per visionare alcune sedi che potrebbero prestarsi ad ospitare classi e studenti. Il desiderio avanzato dai docenti è quello “di poter individuare una sede nella città vecchia di Taranto”, aggiunge ancora Liviano, anche se la sede ideale “sarebbe quella che, oltre alle classi e ai laboratori, possa contare su un’area da adibire a foresteria al servizio degli alunni e dei docenti stessi”.

Una struttura con queste caratteristiche a Taranto c’è “ed è la ex sede – sottolinea il consigliere Liviano – della Banca d’Italia. I piani superiori dell’immobile, infatti, sono già adibiti a convitto”.

Per quanto riguarda questa sede, dal Politecnico è stata già inviata la richiesta, corredata dal progetto di fattibilità, alla sede centrale della Banca d’Italia. “Nelle prossime settimane – aggiunge ancora Liviano – è previsto un incontro a Roma per capire se ci sono margini di operatività in tale senso”.

Altre sedi prese in considerazione sono palazzo De Bellis e palazzo Amati in città vecchia. Si comincerà con un Master di I livello.

“La volontà del Politecnico di Bari di investire su Taranto ci dà la cifra di come la nostra città, nonostante le enormi difficoltà, resti un valido attrattore culturale. Ci auguriamo che il Comune di Taranto mostri sensibilità e possa mettere a disposizione una sede in città vecchia. A mio avviso – conclude Gianni Liviano – è questa la strada che dobbiamo continuare a battere. Il dialogo e il confronto continuo devono costituire la metodologia che deve essere alla base della costruenda legge regionale speciale per Taranto. Partecipazione è proposizione. Nessuno dovrà essere escluso dal confronto. E i primi incontri già effettuati sembrano proprio andare in quella direzione”.

'Aside' Post | By on 27 settembre 2016

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La ricerca di identità, il desiderio di costruire comunità, la costruzione di un piano strategico, di una vision di futuro, saranno le direttrici “sulle quali costruire la Legge speciale per Taranto che la Regione Puglia intende realizzare affidandomi il ruolo di coordinatore del tavolo tecnico. Ruolo che intendo svolgere con abnegazione e dedizione perchè Taranto, la nostra città, non può più aspettare”.

È stato questo il cuore della relazione (“L’identità culturale, elemento forte nei processi di riqualificazione e rigenerazione ambientale-territoriale”) tenuta da Gianni Liviano, consigliere regionale del gruppo Emiliano sindaco di Puglia, alla giornata di lavoro sul tema “Bonifica e rigenerazione dell’area Vasta di Taranto: un approccio innovativo per la creazione di un laboratorio scala 1:1”, svoltasi martedì mattina a Taranto, nelle sale del castello Aragonese, e organizzata dal commissario straordinario per le bonifiche, Vera Corbelli. Giornata di studio che ha visto la presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, e del presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie, on.  Alessandro Bratti.

“La situazione in cui versa oggi Taranto – ha aggiunto Liviano – è propria del destino delle "One company town.  Una città che ha subìto scelte che hanno provocato una prima fase di diffusa ma anche   totale dipendenza da un modello economico che prescinde completamente dalla sostenibilità ambientale e che, col tempo, ha contribuito a ridurre le risorse identitarie, storiche e culturali dell città, le possibilità turistiche, riducendo fortemente le possibilità di altre valorizzazioni economiche”.

Insomma, Taranto non è solo una città che deve diverificare le sue prospettive economiche, restituire salubrità ad un ambiente fortemente compromesso dalla presenza della grande industria, e rispondere ai bisogni sanitari sempre più urgenti e preoccupanti. “Taranto – ha sottolineato ancora Liviano –  è una città che va rifondata dal punto di vista dell'aggregazione sociale e dell'identità e che deve restituire a se stessa la consapevolezza di essere una  comunità: 200.000 persone che prendono  coscienza di avere un destino condiviso, che considerano le diversità ricchezza e che imparano a ragionare utilizzando il noi, imparano a darsi del noi".

Da dove partire, allora? “Dalla conoscenza – ha spiegato il consigliere regionale –  del nostro territorio e dalla sua conservazione, dalla valorizzazione delle nostre bellezze, penso all'identità del Mar Grande e del Mar Piccolo in particolare, dalla promozione del territorio, dalla capacità di raccontare, dalla capacità di raccontare, di narrare all'esterno le bellezze, le ricchezze, le tradizioni.  Per fare questo c'è però bisogno di mettere a sistema le ricchezze della città: dal museo MarTa, alla capacità attrattiva del Castello Aragonese, dagli ipogei, rispetto ai quali la Regione Puglia ha preso l'impegno di provvedere ad un censimento e dobbiamo ambire a collegamenti sotterraeni pensando ad una Taranto sotterranea, all'infinita presenza di  beni archeologici che non sempre godono di adeguata conservazione e valorizzazione, alle ricchezze sottratte senza apparente ragione: penso, per esempio, alla Sovrintendenza archeologica, trasferita dopo la recente riforma Franceschini a Lecce, alle bellezze da valorizzare come il Mar Piccolo e la città vecchia”.

Serve, ha fatto sempre presente Liviano, un brand specifico che “attrai investimenti, che fidelizzi le aziende locali perché non se ne vadano, che intercetta personale qualificato. La città è un prodotto da vendere oltre che un luogo da abitare. Se vogliamo essere utili a Taranto, l'Università è importante, priopritaria, imprescindibile, è lo strumento che consente di investire sui giovani, di ribaltare l'andazzo che i giovani debbano andare fuori per studiare e, poi, rimangono lì per lavorare e lì faranno famiglia e lì avranno i figli.
Queste partenze forzate incidono sulla qualità della vita della città e, conseguentemente, sulla qualità della politica locale (una comunità dal livello basso fa più fatica a produrre una classe politica locle di alto spessore)”.
Per cui, per essere costruttori di bellezza e di felicità diventa vermente difficile comprendere la chiusura del corso di studi di Beni culturali, la fragilità del Paisiello, la debolezza e la mancanza di autonomia della nostra Università”.

Al ministro Galletti, invece, la richiesta di uno sforzo maggiore perché quello che il governo ha fatto fino ad ora “non è sufficiente” perché “questa città sta morendo”. Quindi diventa necessario “che il governo risolva nel più breve tempo possibile le nostre problematiche ambientali. Siamo stanchi di ascoltare ogni giorno di amici o di parenti o, purtroppo, di bambini che si ammalano di tumore. La risoluzione delle problematiche ambientali nel più breve tempo possibile – ha poi concluso Liviano – è condizione imprescindibile per qualsiasi programmazione o ipotesi di sviluppo per questa nostra amata e disgraziata città”. 

Estratto da intervista di Studio100tv 

'Aside' Post | By on 14 settembre 2016

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Ipogei e parco della via Appia, incontro con 
il direttore del dipartimento Turismo e Cultura Regione Puglia ed il direttore dell'Associazione "Napoli Sotteranea"

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Creare un percorso che faccia conoscere ai turisti la Taranto sotterranea e far scoprire loro la storia di una città bimillenaria che, oltre ai fasti della Magna Grecia, ha vissuto un importante momento nel periodo medioevale.

È con questo obiettivo che Gianni Liviano, consigliere regionale tarantino, ha invitato a Taranto  Enzo Albertini, presidente dell’associazione Napoli sotterranea, e Aldo Patruno, direttore del dipartimento Turismo e Cultura Regione Puglia, proprio per fare il punto sullo stato dell’arte e provare a costruire un percorso che faccia del turismo e della cultura i suoi punti cardini. Un  progetto, spiega Gianni Liviano, “che restituisca bellezza e felicità ad una città piegata sotto i colpi del gigante d’acciaio e schiava di una politica industrialista che a Taranto ha messo in luce tutti i suoi aspetti negativi e che sta presentando un conto salato in termini di salute e qualità dell’ambiente”.

L’appuntamento con Albertini e Patruno è per venerdì 22 luglio e si dipanerà in due momenti: al mattino, quando alle ore 11.30, partendo dalle colonne doriche di piazza Castello, Gianni Liviano, insieme a Nello De Gregorio di Nobilissima Taranto e Giovanni Guarino del Crest, faranno visitare ai due ospiti la città vecchia facendo conoscere alcuni tra gli ipogei più belli e suggestivi; al pomeriggio, invece, alle ore 17, nella sede di via Fiume 12 dell’associazione Le città che vogliamo,  Albertini e Patruno incontreranno le associazioni culturali e turistiche che operano sul territorio tarantino i cui rappresentanti potranno evidenziare le criticità o le iniziative che possono essere promosse o incentivate. “Ritorno alla bellezza: dagli ipogei ai beni comuni. Valorizzazione dei beni culturali e turistici della città di Taranto”, questo appunto il tema dell’appuntamento pomeridiano.

“Puntiamo, anche, – sottolinea il consigliere regionale Gianni Liviano – ad un articolato intervento che valorizzi il parco della via Appia, progetto che contiamo di sottoporre all’attenzione del dott. Patruno”.

'Aside' Post | By on 20 luglio 2016

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Nave Vittorio Veneto e Università, le proposte di Liviano al tavolo interistituzionale per Taranto

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Roma 12 Luglio 2016

La nave Vittorio Veneto potrebbe restare a Taranto. E’ una delle novità emerse, ieri pomeriggio, dall’incontro del tavolo interistituzionale per Taranto tenutosi a Roma e proposta, in fase di discussione, dal consigliere regionale Gianni Liviano, al tavolo in rappresentanza, insieme all’assessore  Curcuruto e al dirigente dott. Pasquale Orlando, della Regione Puglia.

“L’alto ufficiale in rappresentanza della Marina militare – spiega Gianni Liviano -, su precisa nostra richiesta circa la volontà di spostare in altra sede la prestigiosa unità navale ha precisato che dal ministro della Difesa non ha avuto alcuna comunicazione circa il trasferimento di nave Vittorio Veneto da Taranto e che l’unità è perfettamente galleggiante. Per cui ho rilanciato la proposta, che sarà presa in considerazione per essere vagliata in tutta la sua fattibilità, di attuare il progetto di valorizzare la presenza del Vittorio Veneto come polo di attrazione turistica”.

Ma non solo Vittorio Veneto. Liviano, infatti, ha rilanciato la necessità di ampliare l’offerta universitaria, rafforzandola, su Taranto dal momento che i grandi interventi previsti dal Cis non possono non essere collegati ad importanti interventi finalizzati allo sviluppo culturale, urbanistico e sociale della città.

“C’è la necessità di ampliare e armonizzare lo sviluppo della città con quello culturale – aggiunge Liviano – è il cuore di questo sviluppo non può non essere il rafforzamento della presenza universitaria. Il sottosegretario De Vincenti – conclude Liviano – ha preso in considerazione la proposta che sottoporrà all’attenzione del ministro alla Pubblica istruzione e Università”.

Ancora una volta l’impegno e la presenza vigile del consigliere Liviano ci permette di sperare “  che a settembre, quando riprenderà l’attività, questi due argomenti tornino alla ribalta e all’esame di chi di competenza”.

'Aside' Post | By on 12 luglio 2016

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“L’Adisu di Taranto non sarà depotenziato e come Regione Puglia daremo un grosso contributo, se sarà il caso anche finanziario, per potenziare l’Università a Taranto”. L’assessore regionale all’Università, Sebastiano Leo, non si nasconde dietro un dito e va dritto al nocciolo della questione. Invitato a Taranto dal consigliere regionale Gianni Liviano a discutere con i rappresentanti degli studenti tarantini  sul sistema universitario ionico, l’esponente della giunta Emiliano ha raccolto tutte le indicazioni e le criticità esposte dagli studenti universitari e discusso con loro, e con gli altri ospiti (all’incontro sono intervenuti il pro Rettore Riccardo Pagano, il rettore del Politecnico di Bari, prof. Ernesto Di Sciascio, il direttore amministrativo Adisu, Antonio Palmiotta, il consigliere comunale e provinciale Dante Capriulo, il consigliere comunale Paolo Ciocia, il consigliere regionale Mino Borraccino oltre a una folta rappresentanza di studenti degli istituti Cabrini, Pitagora e Aristosseno), delle possibili soluzioni.

La politica è stata interrogata e la politica ha risposto alle domande dei ragazzi. Molti, infatti, sono stati i temi toccati da Daniele Ciocia di Elsa Taranto, Doriana Luzzi di Progetto Taranto universitaria, Alessandra Prete dell’associazione Giuristi jonici, Alessandro Tarantino rappresentante di Progetto Taranto in seno all’Adisu, Salvatore Capparelli di Scienze della comuicazione e Anna Colautti e Immacolata Di Cesaria di Scienze infermieristiche: dalla richiesta del mantenimento nel capoluogo ionico dei corsi delle Professioni sanitarie, al rischio incombente di un ridimensionamento della sede tarantina dell’Adisu, dalla necessità di avere una rete di bus piu’ efficiente per assicurare i collegamenti con il Politecnico ubicato al quartiere Paolo VI, allo smacco subito con la chiusura del corso di Beni culturali cui ha fatto seguito l’accorpamento, in favore di Lecce, della sede della Soprintendenza archeologica.

Interventi, quelli degli studenti, dai quali è emersa la necessità di una maggiore pubblicità dell’Università di Taranto fuori dai suoi confini provinciali (Prete: “A Brindisi, per esempio, non sanno dell’esistenza di un polo univeritario a Taranto”) e di come sia necessaria una formazione umanistica senza la quale, ha sottolineato Salvatore Capparelli, “non si può costruire una classe dirigente e Taranto ne è priva”.

Insomma, non si chiedono mance a nessuno e Taranto non deve essere vissuta come un’alternativa “ma come una scelta (Daniele Ciocia)” da chi intende frequentare i suoi corsi universitari.

La richiesta piu’ pressante è stata quella arrivata dalle due studentesse di Scienze infermieristiche, corso alle prese con costanti criticità come le recenti dimissioni di massa da parte dei docenti poi in parte rientrate. “Vista la drammatica emergenza sanitaria e ambientale che la città subisce – hanno fatto presente Anna Colautti e Immacolata Di Cesaria – forse è il caso di investire di piu’ in Scienze infermieristiche perchè questo garantirebbe la possibilità ai malati oncologici di curarsi a casa propria con professionisti della propria terra”. E come sottacere il ruolo che l’Università ha avuto nella riqualificazione della città vecchia di Taranto. Ruolo evidenziato da Doriana Luzzi di Progetto Taranto universitaria che, proprio per questo, ha sottolineato come “sia assurdo che si chiuda un corso universitario come quello di Beni culturali”.

Rimostranze e suggerimenti fatti propri dall’assessore Leo insieme a quelli offerti dai docenti presenti al dibattito organizzato dall’associazione “Le città che vogliamo” e dai movimenti politici “Noi democratici per le città che vogliamo” e “Partecipazione è cambiamento”. E il direttore amministrativo della sede decentrata di Taranto dell’Adisu, Antonio Palmiotta, ha sottolineato come i servizi a supporto degli studenti “siano efficienti” grazie anche alle convenzioni stipulate “con le migliori strutture ricettive e ristoratrici. Siamo in grado – ha aggiunto – di rispondere in tempo reale a qualsiasi istanza degli studenti”. E a Carmine Carucci, del Comitato per la qualità della vita, che rimproverava al rettore del Politecnico di non aver tenuto fede alla promessa di creare la Scuola speciaistica di archeologia, il rettore Di Sciascio ha risposto che “il Politecnico è sempre pronta a realizzarla ma il Comune non ci ha mai messo a disposzione, come da noi chiesto, una sede”. Comunque, ha poi proseguito il rettore Di Sciscio, la mission del Politecnico “non è quella di sfornare laureati sic et simpliciter ma professionisti che abbiano le capcità di inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro. La sfida vera – ha concluso – è quella di costruire e ridare una speranza a Taranto e alle nuove generazioni. Il Politecnico è pronto ma occorre che la politica dalle parole passi ai fatti”.

Quei fatti che Dante Capriulo, consigliere provinciale e comunale, si sente di trasformare in atti concreti “ed elaborare un nuovo sistema universitario ionico che si focalizzi su un sistema nuovo di fare formazione e che formi quelle professionalità che davvero servono al territorio”. Argomento per certi versi ripreso dal pro Rettore dell’Università di Bari, Riccardo Pagano, che, cifre alla mano (nove corsi di laurea, 80 docenti strutturati, 200mila euro di stipendi al mese), ha dimostrato come “l’Università si sia accollata un grosso sforzo economico. Resta comunque il fatto che tutti quanti dobbiamo cercare di capire perchè l’Università è fondamentale per Taranto: lo è perchì è un labortorio storico e sociale importantissimo inserito in una città che è l’icona della crisi del Meridione dove è crollato il sistema di portare sviluppo con le industrie”.

A rivendicare “esistenza e dignità ad una terra dalla storia millenaria” è stato il consigliere comunale Paolo Ciocia” il quale ha sottolineato, sulla scorta di quanto emerso soprattutto dalle dichiarazioni del rettore del Politecnico, “la sordità dell’attuale amministrazione comunale chiusa a qualsiasi possibilità di dialogo” puntando l’indice verso il sindaco Stefàno che “per primo non intende centrale lo sviluppo dell’Università ionica. Per questo – ha concluso – confidiamo nel ruolo che la Regione vuole giocare”.

La ricetta possibile? L’assessore regionale Leo non ha dubbi: “Taranto, ma anche Bari e Lecce, devono fare cartello con il sistema universitario meridionale se si vuole competere e competere meglio”. E sull’alternanza scuola-lavoro l’assessore è stato netto: “il Governo deve metterci le riisorse economiche necessarie perchè non si può pretendere formazione se poi questa non si traduce in posti di lavoro”.

Una giornata “veramente proficua e interessante”, così il consigliere regionale Gianni Liviano, ispiratore dell’iniziativa, che non ha mancato di sottolineare come lo scopo debba essere quello “di far sì che i nostri ragazzi studino in una Università tutta tarantina, che non debbano essere costretti ad andare fuori a cercare offerte formative migliori con il rischio che dopo non facciano piu’ ritorno a Taranto. Dobbiamo essere costruttori di sviluppo e di opportunità per i nostri ragazzi. Consolidare l’Università a Taranto  per fornire risposte ad una comunità che soffre. Questo è il compito – ha concluso Liviano – dal quale la politica non può e non deve derogare”.

 

'Aside' Post | By on 5 maggio 2016