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#MarePolis – 3^ Giornata “Un mare di… economia: musei, marine e altri attrattori”

42La terza serata della “Tre giorni di fine estate”, organizzata dall’associazione “Le città che vogliamo” e dal consigliere regionale Gianni Liviano, incentrata sul tema “Un mare di… economia: musei, marine e altri attrattori”, ha saputo regalare un dibattito a più voci (hanno partecipato la direttrice del MarTa, Eva Degl’Innocenti; gli studenti della II H del liceo Aristosseno vincitori con il loro “Una boccata di mare per i Tamburi”, Francesca Cirillo e Tommaso Gaudioso; il dott. Nicola Costa; Agnese Vallerga di Italian Cruises Shipping Service; il presidente dell’Autorità portuale, Sergio Prete; il presidente di Jonian Shipping Consortium, Rinaldo Melucci; Carmelo Fanizza di Jonian Dolphin Conservation; l’ing. Salvatore Mellea della Fondazione Michelagnoli; il prof. Giuseppe Mastronuzzi dell’Università di Bari; Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto; Francesco Simonetti, presidente della Fondazione Palio di Taranto; Nino Nastasi ideatore del progetto StarTa) dal quale è emersa una Taranto che ce la può fare soltanto se sarà capace di credere di più in se stessa.

“A me sembra – ha aggiunto Costa – che la città dovrebbe porsi contemporaneamente un piano più complessivo che tenga conto del turismo culturale  ma che non trascuri il cosiddetto turismo per le famiglie. Cosa che Genova ha saputo realizzare con l’Acquario, con il Museo del mare, con la Sfera dell’architetto Renzo Piano. Bisogna identificare, quindi, una pluralità di funzioni attorno alle quali costruire attrattori”. Come fare? “Occorre – ha spiegato Costa – individuare una figura che sia in grado di pensare in questi termini: un famoso architetto o qualcuno che sappia coniugare l’aspetto architettonico, del restauro con una visione d’insieme più ampia. Occorre che Taranto compia questo salto di qualità perché, forse, di fronte ad un progetto globale diventa più facile intercettare le risorse economiche necessarie per portarlo a compimento”.

Taranto e Genova, gemelle diverse. Entrambe dominate dall’industria pesante, entrambe con un porto dalle immense prospettive di sviluppo. Proprio come lo scalo ionico che l’avv. Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di sistema, vorrebbe utilizzare come infrastruttura al servizio delle imprese “offrendo logistica e aree attrezzate. Un tentativo di ricollegare questa imponente struttura alla città e non lasciare che continuasse ad essere una monade. Il nostro è un porto di terza generazione, perno centrale dell’intera filiera logistica che aiuta le imprese a sviluppare maggiormente il proprio import-export”. Di qui la necessità, ha aggiunto Prete, di prevedere misure e incentivi fiscali. “Abbiamo subito pensato alla Zes (zona economia speciale) che però, al momento non è stata ancora istituita a livello comunitario. Per cui abbiamo pensato di partire da un livello più basso e, grazie all’aiuto di alcuni tecnici ed esperti, siamo riusciti ad ottenere, unico porto in Italia, la Zona franca non interclusa che consente la sospensione del pagamento del dazio doganale alle merci in entrata salvo poi pensare se è possibile trasformarla in qualcosa più importante come la Zes”.

Ma il porto non è solo un discorso commerciale perché lo scalo “ha cominciato a comunicare con la città e con realtà nazionali e internazionali trasformandolo anche in porto turistico”, come testimonia l’ingresso di Taranto nel circuito crocieristico o la realizzazione del Falanto Port service center che ospiterà una stazione passeggeri per non parlare della passeggiata, il cui progetto ha vinto il primo premio Urban Promo, che collegherà il ponte di pietra al castello Aragonese.

Di Blue economy ha parlato Rinaldo Melucci, presidente di Jonian Shipping Consortium, il consorzio che raggruppa ventiquattro agenzie marittime. “La blue economy – ha spiegato Melucci – produce il 3% del pil e impiega, tra attività specifica dei porti e interporti, 500mila persone di professionalità medio-alta. Per concorrere a questo 3% di pil e per sostenere le sfide di mercati sempre più internazionali, bisogna superare le divisioni tipiche della nostra economia territoriale incapace di fare massa critica. Ecco perché il consorzio di agenzie marittime. Fare rete dovrebbe diventare un argomento centrale di chi vuole fare impresa. Gli ultimi vent’anni del porto sono stati cristallizzati su pochi centri monoloistici con risorse drenate verso l’esterno. Una rete di operatori locali consente, invece, di far restare sul territorio le risorse che arrivano dall’esterno e che possono essere immediatamente reinvestibili. Stiamo parlando di circa un milione di euro”.pano_20160928_203644

Intanto si parte dalle crociere con l’inglese Thompson Cruises che dal prossimo mese di maggio farà approdare a Taranto le sue navi da crociera. “Sono previsti – ha ricordato la dott.ssa Vallerga di Italian Cruises Shipping – sette scali: due a maggio e uno nei successivi mesi fino a novembre. Abbiamo puntato su Taranto sia per la sua posizione geografica, sia per le sue peculiartià, sia per la posizione strategica rispetto ad altri centri facilmente raggiungibili dai crocieristi, sia per le condizioni di sicurezza, mi riferisco al terrorismo, che i porti del nord Africa non sono in grado di offrire”. Ma per attirare il turista fuori dalla nave è necessario che ci sia tutta una serie di infrastrutture e di servizi come, giusto per citare la più banale delle esigenze, “far sì che il turista che scende a terra – ha sottolineato la dott.ssa Vallerga – trovi negozi e ristoranti aperti, operatori in grado di parlare e capire la lingua inglese”.

Mare non è solo crociere o diporto, mare è anche delfini e ricerche scientifiche sui cetacei per finanziare le quali la Jonian Dolphin Conservation ha deciso di coniugare l’aspetto turistico con quello scientifico. Con il loro biglietto, il turista che sale sul catamarano della Jonian finanzia la ricerca. “Un progetto nato nel ‘97, che ha cominciato a camminare nel 2012 e che oggi è cresciuto a tal punto – ha detto Carmelo Fanizza – da aver ottenuto in gestione palazzo Amati, in città vecchia, e la sede dell’ex ristorante Al Gambero, a Porta Napoli”. E a palazzo Amati, un tempo sede del corso di laurea in Maricoltura, la Jonian Dolphin darà vita al progetto Kitos, in partenariato con altre 6 organizzazioni. “Si tratta – ha spiegato Fanizza – di un Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei, con un’area museale, servizi turistici. Sono previsti uno spazio dedicato alle start up e all’imprenditoria sociale e una biblioteca virtuale sul mare. Obiettivo del progetto è quello di rilanciare la vocazione turistica della città vecchia. Nel centro saranno realizzate le Officine Amati, uno spazio di innovazione tecnologica dedicato soprattutto ai giovani”.

Musei di mare e msei di… terra come il MarTa. Che, poi, tanto museo di terra non è dal momento che “custodisce ed espone tesori – ha sottolineato la direttrice Degl’Innocenti – che sono legati tantissimo al mare” e che dal mare ci sono stati restituiti. L’esperienza del MarTa, che in poco più di otto mesi ha visto lievitare le visite del 70%. Segno che la nuova politica, “quella di aprire sempre di più la struttura alla città”, fino ad oggi sta pagando e lascia intravedere ulteriori margini di miglioramento. “Il museo – ha detto ancora la dott.ssa Degl’Innocenti – non può essere considerato un luogo chiuso ma, al contrario, un luogo aperto alla città e che con la città interagisca. Bisogna attuare una strategia globale, un progetto di territorio. Il MarTa è il principale attrattore della Puglia e come tale può diventare partner di un lavoro più complesso e collettivo”. Insomma, opportunità come visione diversa della cultura.

L’Università non può non svolgere un ruolo attivo, superando anche le difficoltà di natura economica che stanno affliggendo gli Atenei italiani. Il prof. Giuseppe Mastronuzzi su questo tasto ha battuto molto nel corso del dibattito così come l’ing. Mellea della Fondazione Michelagnoli, ha fatto con il progetto della musealizzazione di nave Vittorio Veneto che ha nella mancanza di investitori e nella lentezza delle decisioni politico-amministrative i maggiori ostacoli. Come quelli che ha incontrato, e dovuto superare, Francesco Simonetti, presidente della Fondazione Palio di Taranto, nel tenere viva la tradizione del Palio e nel recuperare una fascia immediatamente sotto i bastioni adiacenti il castello Aragonese utilizzata, fino  poco prima che il suo progetto di recupero andasse in porto, per il rimessaggio da parte di pescatori abusivi.

Poi c’è StarTa, l’ambizioso progetto presentato dal comandante Nino Nastasi e che vede un pool di associazioni impegnate nello sforzo di portare a Taranto nel 2019, da tutto il mondo e in occasione del clou di Matera capitale europea della cultura, i velieri storici a cominciare dal nostro Amerigo Vespucci. “Un raduno – ha spiegato Nastasi – che non dovrà esaurirsi in qei quattro-cinque giorni in cui i velieri sosteranno nel nostro mare ma dovrà diventare un appuntamento biennale”. Ma per fare tutto ciò servono risorse economiche e partner che credono nel rilancio della città. “La Banca di Taranto – ha detto il presidente Miro – è pronta a sostenere questa importante sfida, a costruire una vision che traguardi la città verso una rinascita culturale, urbanistica, economica degna della sua storia”.

Conclusioni? Taranto ha i numeri per invertire il suo futuro, per diventare da città sul mare a città di mare. Basta saper cambiare gli orizzonti, guardare la città da un’altra angolazione. Come hanno fatto Francesca Cirillo e Tommaso Gaudioso con il loro progetto “Una boccata di mare per i Tamburi” e con il quale hanno vinto il primo premio del “Don Pino Puglisi”. La visione e la percezione della realtà sono state letteralmente capovolte offrendo uno spaccato della città e del quartiere Tamburi lontani parenti della città dei veleni in cui tutto il mondo individua Taranto.

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“Dobbiamo affrancarci – è stato l’intervento del consigliere regionale e padrone di casa, Gianni Liviano – del marchio di One company town, di città che ha subìto scelte che hanno provocato una prima fase di diffusa ma anche   totale dipendenza da un modello economico che prescinde completamente dalla sostenibilità ambientale e che, col tempo, ha contribuito a ridurre le risorse identitarie, storiche e culturali dell città, le possibilità turistiche, riducendo fortemente le possibilità di altre valorizzazioni economiche. La ricerca di identità, il desiderio di costruire comunità, la costruzione di un piano strategico, di una vision di futuro, devono essere le direttrici sulle quali costruire la Legge speciale per Taranto”.

DOCUMENTAZIONE VIDEO :
 

 

 

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“Se questa mattina sono qui è perché è il giorno dell’inaugurazione del secondo piano del MarTa, cerimonia alla quale sono stato invitato dalla direttrice del museo, Eva Degl'Innocenti. Non certamente per ascoltare i comizi di Matteo Renzi”.
Gianni Liviano, consigliere regionale e comunale di Taranto, non le manda a dire. Anzi, aggiunge a margine della cerimonia di inaugurazione di questa mattina, “questa sera sarò in piazza Maria Immacolata per partecipare alla manifestazione di protesta contro il decimo decreto legge sull’Ilva da poco convertito in legge”. “Con l’inaugurazione del secondo piano del MarTa – spiega Liviano – stiamo assistendo ad un momento importante per una città che vuol provare a risollevarsi facendo leva sulla cultura e che con la cultura e il turismo vuol provare a restituire ossigeno ad un settore, come quello del commercio, in crisi asfittica già da tempo. Ed è su questa strada che sto provando a muovermi con la legge regionale sugli ipogei, della quale sono il primo firmatario, e con il progetto di una rete ipogeica sulla falsa riga di Napoli sotterranea nonché con l’idea di creare il parco della via Appia. Per questo credo, anche, fondamentale il mantenimento a Taranto della sede della soprintendenza archeologica. Solo così, credo, potremo dare una spallata decisiva alla monocultura industriale che ha chiaramente fallito i suoi obiettivi”. 
È proprio contro il decimo decreto legge sull’Ilva Gianni Liviano manifesterà questa sera in piazza Maria Immacolata “per dire no ad un provvedimento che è un mostro giuridico che non fa altro che concedere ulteriori proroghe alla messa a norma degli impianti, consente ai nuovi proprietari di apportare modifiche sostanziali al piano ambientale, introduce il criterio dell’immunità penale per i nuovi acquirenti. La città e i tarantini non possono continuare a subire decisioni calate dall’alto e senza il suo coinvolgimento”.

'Aside' Post | By on 29 luglio 2016

 

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#giùlemanidallasoprintendenza

PRESENTAZIONE INIZIATIVA
RESOCONTO INIZIATIVA
MEDIA

“Bisogna puntare al mantenimento della secolare presenza della Soprintendenza archeologica a Taranto” poiché “assolutamente funzionale anche ai progetti di recupero della città, del collegamento con il sistema universitario esistente sul territorio, del sistema museale” e anche perché, “se è stato deciso di puntare sul turismo culturale, non si può far finta di non sapere che Taranto è la capitale della Magna Grecia depositaria di un patrimonio archeologico di tutto rispetto”.

Così Gianni Liviano alla vigilia dell’incontro organizzato a Taranto, lunedì 15 febbraio alle ore 18.30 nella sede di via Fiume 12, dall’associazione “Le Città che vogliamo” e dal movimento politico “Partecipazione è cambiamento”. Un incontro che vedrà, oltre alla partecipazione del consigliere regionale tarantino, la presenza del prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Mibact, ispiratore della riforma che ha portato all’accorpamento della Soprintendenza archeologica di Taranto a quella di Lecce.

Con lui, oltre al consigliere comunale e provinciale Dante Capriulo che porterà i saluti del movimento politico “Partecipazione è cambiamento”, ci saranno il prof. Francesco D’Andria, docente universitario Lecce; il prof. Pietro Massafra, editore; lo studioso Lucio Pierri; il prof. Pietro Aldo Siciliano, docente universitario a Lecce e presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia. Al dibattito sono stati invitate anche associazioni, sindacati, ordini professionali, enti datoriali.

“Taranto – conclude il consigliere regionale Gianni Liviano – ha una competenza ultrasecolare sotto il profilo archeologico e così facendo si sta mettendo a serio rischio il futuro ultracentenario di questa città. Per questo non ci stancheremo di dire #giùlemanidallasoprintendenza”.


Il Convento di San Michele sarà annesso al MarTa. Scongiurato, dunque, il suo passaggio sotto la giurisdizione della soprintendenza ai Beni architettonici di Bari. Un primo,  importante, risultato il movimento, che vede insieme Chiesa, associazionismo culturale, ordini professionali e associazioni di categoria datoriali, lo ha portato a casa alla fine di un lungo dibattito, dai toni anche aspri e duri ma sviluppatosi sempre lungo i canali della correttezza e del dialogo costruttivo, tenutosi lunedì sera nella sede di via Fiume 12 de “Le città che vogliamo”, organizzatrice, insieme al movimento politico “Partecipazione è cambiamento”, del confronto con il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni paesaggistici e culturali del Mibact e ispiratore della riforma che ha previsto l’accorpamento della Soprintendenza di Taranto al quella di Lecce.

Un annuncio che è arrivato un paio d’ore dopo la conclusione dell’incontro e che lo stesso prof. Volpe ha comunicato al consigliere regionale Gianni Liviano, moderatore del dibattito, dopo aver relazionato degli esiti al ministro Franceschini.

Un confronto, quello di lunedì sera, duro che, però, non ha portato al tanto sospirato risultato di salvare la Soprintendenza di Taranto. Il suo accorpamento a quella di Lecce sembra, ormai, un fatto ineluttabile e lo stesso prof. Volpe non si è nascosto dietro un dito. Piuttosto, la via che si potrebbe percorrere, ha suggerito lo stesso presidente del Consiglio superiore del Mibact, è  quella di chiedere al ministro Franceschini che Taranto sia sede della Soprintendenza unica territoriale. Ma anche qui la strada resta in salita.

A nulla sono valse le considerazioni sull’opportunità di privare quella che è stata la capitale della Magna Grecia di una presenza secolare qual è la Soprintendenza archeologica. E se il prof. Piero Massafra ha parlato di “una vera cattiveria perpretata nei confronti della comunità tarantina”, il prof. Lucio Pierri ha consegnato in anteprima al prof. Volpe il documento, sottoscritto dall’intellighenzia tarantina e non solo, che nei prossimi giorni sarà inviato al Capo dello Stato, Mattarella, e al ministro Franceschini nel quale si ribadisce l’importanza e la strategicità della Soprintendenza tarantina che non può cadere sotto i colpi del criterio della territorialità. “Taranto – è stato fatto notare dai numerosi archeologi presenti – ha una continuità storica e antropologica che parte dal neolitico per attraversare le ere storiche e approdare ai fasti della capitale della Magna Grecia per poi svolgere un ruolo importante anche in epoca romana”. Al contrario di Lecce, individuata come area meridionale della Puglia  (Foggia per l’area settentrionale e Bari per quella centrale). Tesi sostenuta anche dal prof. Francesco D’Andria, archeologo e docente all’Università di Lecce, e dal prof. Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, presenti all’incontro insieme al consigliere comunale e provinciale, Dante Capriulo.

Tesi che, però, non hanno fatto breccia nel prof. Volpe che ha difeso, spiegandola, l’architettura della riforma “che il Paese attendeva da più di trent’anni” e la cui realizzazione è stata accelerata in virtù “del nuovo concorso che sta per partire e che riguarderà circa 600 unità. C’era l’esigenza di farsi trovare pronti in modo da distribuire il nuovo personale assunto in sedi già riformate”.Argomentazioni, queste, che hanno fatto mugugnare le tantissime persone presenti.

“Con questa riforma – ha aggiunto il prof. Volpe – si integrano competenze che prima erano frammentate. Le nuove Soprintendenze non negano le specializzazioni ma le integrano prevedendo vari settori: archeologia, architettura, paesaggio, beni immateriali, educazione e ricerca. La soppressione delle Soprintendenze  – ha aggiunto Volpe – è da alcuni interpretata come la morte della tutela archeologica. Così non è perché archeologi saranno presenti in tutte le trentanove Soprintendenze. L’idea che il patrimonio archeologico sia distinto da quello architettonico, artistico o paesaggistico è metodologicamente inesistente”. Ecco perché Taranto non può più essere sede della Soprintendenza archeologica.

La battaglia non si può considerare conclusa. Tutt’altro. “Quello che chiediamo e chiederemo – ha aggiunto il consigliere regionale Gianni Liviano – e che quantomeno si faccia un percorso inverso ovvero che sia Lecce ad essere accorpata a Taranto. Non si possono cancellare tremila anni di storia e una presenza secolare di una comunità”.

E per decidere le prossime iniziative e azioni da intraprendere in difesa della storia e della cultura della città dei due mari, le associazioni culturali e quelle datoriali nonché i rappresentanti degli ordini professionali insieme al consigliere Liviano torneranno ad incontrarsi venerdì 19 febbraio nella sede di via Fiume 12  al grido di #giulemanidallasoprintendenza.


MEDIA  

Interventi finali dei relatori e replica del prof. Volpe

Introduzione di Gianni Liviano

'Aside' Post | By on 15 febbraio 2016

 

la Soprintendenza Archeologica Puglia DEVE rimanere a Taranto

Comunicato stampa su allarme spostamento Sopraintendenza del 22 Gennaio 2016

Comunicato stampa del 24 Gennaio 2016 con invito ad unire le forze al Sindaco Stefàno ed ai Consiglieri Regionali tarantini 

Nascita COMITATO " Taranto per la Soprintendenza" 27 Gennio 2016

Nota stampa e ordine del giorno depositato in Consiglio regionale il 28 Gennaio 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

'Aside' Post | By on 28 gennaio 2016

 

Accorpamento Soprintendenza, Liviano
mobilita i consiglieri regionali tarantini
……………..
Il ministro Franceschini ha firmato il provvedimento che ridisegna a livello territoriale il Ministero per i Beni culturali per rafforzare i presìdi di tutela e semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione. Una rivoluzione che, di fatto, penalizza Taranto che vede la soprintendenza archeologica accorpata a Lecce.  “Ma questo non vuol dire che dobbiamo restare inermi. Anzi, più che mai, è opportuno che la città faccia sentire forte la sua voce per cui è giunto il momento che tutte le sue componenti facciano quadrato”
Gianni Liviano, consigliere regionale e comunale di Taranto, non ci sta e a distanza di pochi giorni ribadisce l’invito ai consiglieri regionali tarantini (Michele Mazzarano, Donato Pentassuglia, Cosimo Borraccino, Giuseppe Turco, Renato Perrini, Francesca Franzoso, Luigi Morgante e Gaetano Galante) a “intraprendere un’azione comune nei confronti del ministro Franceschini chiedendo di essere ricevuti nel giro di pochissimo tempo. Magari – aggiunge Liviano – coinvolgendo anche il sindaco di Taranto, Stefàno”.
La nuova articolazione territoriale, realizza una distribuzione dei 41 presidi che è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori. “Tutti requisiti – fa presente Liviano – che la città di Taranto possiede per cui ritengo che la nostra città non possa essere privata della sede della soprintendenza archeologica perché Taranto è l’archeologia, perché la grandezza storica di questa bimillenaria città é riconosciuta a livello internazionale”.
Ma ciò che lascia perplesso il consigliere regionale é che “il ministro (Franceschini, ndr) che oggi sentenzia l’accorpamento di Taranto a Lecce é lo stesso che non più di cinque mesi fa ha inserito il MarTa tra i musei di interesse nazionale, riconoscendone valenza e importanza”.
Ma digerire questo ennesimo schiaffo inferto alla comunità ionica non è facile perché – sottolinea ancora Gianni Liviano – appare difficile comprendere come mai, mentre il Governo investe sulla città di Taranto con un apposito Contratto istituzionale di sviluppo, allo scopo di garantire alla città speranza di futuro e possibilità di diversificazione economica soprattutto per quanto riguarda la città vecchia, proprio la soprintendenza, che dovrebbe essere il luogo simbolo di una rigenerazione culturale, urbanistica, sociale ed economica, a Taranto venga chiusa. Questa chiusura – conclude il consigliere regionale – appare in verità al contempo uno schiaffo alla storia e una negazione di futuro. Per questo è opportuno, e spero che i miei colleghi consiglieri regionali raccolgano il mio invito, che tutti insieme facciamo sentire la nostra voce e quella dell’intera comunità che ci ha scelto e votato proprio perché vengano sostenute e difese le sue istanze".

'Aside' Post | By on 24 gennaio 2016

“Taranto non può essere privata della sede della soprintendenza archeologica perché Taranto è l’archeologia. Per cui ritengo che la decisione assunta dal Mibact debba essere rivista al più presto perchè non si può cancellare con un semplice tratto di matita oltre un secolo di presenza sul territorio di un'istituzione importante qual è, appunto, la Soprintendenza archeologica".
Attacca a testa bassa Gianni Liviano. All'indomani della notizia che ha cominciato a circolare in città tra le associazioni culturali locali e, soprattutto, nelle stanze della Soprintendenza archeologica, il consigliere regionale eletto nella lista Emiliano sindaco di Puglia, non ha perso tempo perché la questione è urgente “e va affrontata con tempestività. Perdere tempo significherebbe fare il gioco di chi ha tutto l’interesse di acquisire la sede principale della Soprintendenza”.
Ma per poter sperare di incidere positivamente, nella speranza di far cambiare idea al Mibact, fautore dell’accorpamento di Taranto a Lecce, é necessario “fare fronte comune”.  Di qui l’invito del consigliere regionale Liviano “ai consiglieri regionali tarantini” ma, anche e soprattutto, “al sindaco di Taranto Stefàno. Tutti insieme – aggiunge Liviano – facciamo squadra e andiamo a Roma in modo da incontrare il ministro Dario Franceschini e discutere con lui della questione chiedendogli un dietro front sul provvedimento che, se confermato, penalizzerebbe una volta di più il territorio ionico che ha già dovuto subire la perdita del corso di laurea in Beni culturali. Cosa di cui non abbiamo bisogno tanto più che, è notizia di questi giorni, il MarTa è risultato essere il quarto museo d’Italia nel gradimento dei turisti e dei visitatori”.
Al ministro Franceschini, nel frattempo, Liviano ha già inoltrato una lettera per dimostrare il disappunto per l’infelice decisione.
"Non oso entrare nel merito della riforma del Mibact, non ne avrei né il ruolo né la competenza. In particolare – scrive Liviano nella lettera al ministro Franceschini – non sono in grado di apprezzare o dissentire sull'unificazione delle soprintendenze. Mi permetto però di manifestarle una forte difficoltà a comprendere le ragioni per cui sia prevista la chiusura della soprintendenza di Taranto. Credo sia appena il caso di ricordarle il grande disagio e la sofferenza che la città sta vivendo, questa perenne dicotomia tra aspettativa di lavoro (in verità spesso tradita) e tutela dell'ambiente (in verità solo ambita) che a Taranto non sono compatibili rendendo la comunità di fatto divisa sulle priorità da tutelare
Appare difficile, signor ministro, – aggiunge Liviano – comprendere come mai, mentre il Governo investe sulla città di Taranto con un apposito Contratto istituzionale di sviluppo, allo scopo di garantire alla città speranza di futuro e possibilità di diversificazione economica, proprio la soprintendenza, che dovrebbe essere il luogo simbolo di una rigenerazione culturale, urbanistica, sociale ed economica, a Taranto venga chiusa. Questa chiusura – conclude il consigliere regionale – appare in verità al contempo uno schiaffo alla storia e una negazione di futuro. La prego pertanto, signor ministro di poter rivedere la sua scelta".

'Aside' Post | By on 22 gennaio 2016

17 Agosto – Expo: anche gli Orafi di Confcommercio sponsor degli Ori di Taranto a Milano

Expo: anche gli Orafi di Confcommercio sponsor degli Ori di Taranto a Milano


L'adesione all'iniziativa voluta fermamente dall'assessore all'Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Gianni Liviano, e sostenuta dal Presidente della Regione, Michele Emiliano, è arrivata nella mattinata di oggi (ieri per chi legge, ndc) ed è stata formalizzata dal presidente della sezione Orafi, Marcello Perri.

Lo sforzo economico (fino a 800 euro) servirà per il rimborso spese del funzionario del MarTa che visionerà gli Ori per tutta la durata della mostra.

"La sponsorizzazione della sezione Orafi di Confcommercio, alla quale va il nostro più sentito grazie, commenta l'assessore Liviano certifica, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la bontà della nostra scelta di esporre cinque pezzi della pregiata collezione degli Ori di Taranto all'Expo di Milano. Lo slancio con il quale tre imprenditori tarantini, prima, realtà come il teatro Crest e l'orchestra Ico Magna Grecia, dopo, e Confcommercio, ora, hanno deciso di affiancarci, dimostra come ci sia la volontà di far conoscere la città di Taranto oltre i confini regionali e di farlo attraverso un messaggio che trasmetta positività, sensazioni di bellezza, energie da profondere in un progetto più ampio di rivalutazione e rilancio della città dei due mari".

"Puglia: tutta la luce del mondo… negli Ori di Taranto", questo il tema della mostra allestita nello stand della Regione Puglia all'interno del padiglione Italia e che si avvale della collaborazione della Soprintendenza archeologica della Puglia, del Segretariato regionale del Mibact per la Puglia, del Museo archeologico nazionale di Taranto. La mostra potrà essere visitata dal 21 al 27 agosto. Sarà possibile ammirare cinque pezzi quattro dei quali fanno parte di un corredo funerario di una fanciulla rinvenuto nel 1912 in una tomba nei pressi dell'Arsenale militare mentre il quinto è una corona funeraria a foglie di quercia.

Oltre agli Ori, all'interno dello stand i visitatori troveranno brevi pannelli introduttivi relativi al Museo archeologico di Taranto; brochure e pieghevoli che saranno lasciati in distribuzione; audio/video di presentazione collegati al progetto di Puglia promozione, "Miti al MarTa"; sistemi di prossimità che permettono di visualizzare su sistemi mobili i contenuti informativi della mostra.

qui altre info

Puglia: tutta la luce del mondo… negli Ori di Taranto (ad Expo dal 21 al 27 Agosto)

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La Taranto magnogreca sbarca all'Expo di Milano, all'interno del padiglione Italia, dal 21 al 27 agosto. 

E quale biglietto da visita migliore, per raccontare la storia della città dei due mari e dei suoi duemila anni di vita, se non gli Ori di Taranto?

Il materiale selezionato per l’evento è composto da quattro reperti relativi ad una parure di una giovane fanciulla provenienti da una tomba rinvenuta nel 1912 nell’area dell’Arsenale militare, e da una corona funeraria a foglie di quercia.
Tutti i dettagli dell'iniziativa saranno resi noti dall'assessore all'Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Gianni Liviano, che ha voluto fortemente la presenza degli Ori di Taranto all'Expo, nel corso di una conferenza stampa convocata a Taranto per venerdì 7 agosto, alle ore 11, nella sede del MarTa.

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La Taranto magnogreca sbarca all’Expo di Milano, all’interno del Padiglione Italia, dal 21 al 27 agosto per raccontare la storia della città dei due mari e dei suoi 2000 anni di vita.

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Gli «Ori di Taranto» esposti saranno in particolare quattro pezzi appartenenti al corredo funerario di una tomba di una giovane ragazza, l'uno e l'altra rinvenuti nel 1912 nel corso di scavi archeologici in un'area vicina all'Arsenale della Marina Militare di Taranto. Si tratta di due orecchini, di una corona funeraria a foglie di quercia e di una collana. L'operazione Expo è finanziata con fondi della Regione per la copertura assicurativa e il recupero di altre somme già stanziate per il progetto «I miti del Marta».  L'allestimento a Milano sarà a cura del Museo di Taranto. Un'impresa tarantina ha invece fornito la tecnologia «iBeacon» che consente, appoggiando il proprio smartphone al codice segnato sulla vetrina dove sono custoditi i monili, di apprendere tutte le notizie utili. (estratto Sole24ore)

Tutti i dettagli dell’iniziativa sono stati resi noti dall’assessore all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, Gianni Liviano, durante la conferenza stampa tenutasi oggi, venerdì 7 agosto, a Taranto presso la sede del MarTa.

L’assessore Liviano ha voluto fortemente la presenza degli Ori di Taranto a Expo di Milano dichiarando, a margine della conferenza che “Portare gli Ori di Taranto a Expo è una testimonianza significativa di un impegno che la giunta sta portando avanti a favore di Taranto. I beni archeologici – ha aggiunto – devono essere strumento di economia del territorio. L’obiettivo di questa iniziativa – ha concluso – è quello di emozionare i visitati che andranno ad Expo e che saranno attratti dalle bellezze degli Ori di Taranto”.

La presenza degli Ori di Taranto costerà esattamente 600,00 euro grazie alla collaborazione di aziende del territorio che coprono speso di trasporto, vigilanza, sistema antincendio.

AGGIORNAMENTO 11 Agosto 2015
Anche il Teatro Crest e l'Orchestra della Magna Grecia all'Expo di Milano insieme agli Ori di Taranto

oripuzzleNon solo gli Ori. All'Expo di Milano la città dei due mari sarà protagonista con altre eccellenze del territorio. Il teatro Crest e l'Orchestra della Magna Grecia, infatti, saranno i testimonial della Taranto che sgomita per uscire dall'anonimato cui è stata relegata da un modello di sviluppo che nel medio termine si è rivelato fallimentare. 
"Noi vogliamo diversificare le prospettive di sviluppo e valorizzare l'industria del turismo e della cultura", esordisce l'assessore regionale Gianni Liviano. Un desiderio da tradurre in atti concreti "che vede la città non indifferente ma pronta ad essere interprete protagonista. 
Basta vedere sottolinea l'assessore regionale all'Industria turistica e culturale della Regione Puglia lo slancio con il quale, alcuni imprenditori tarantini (Vis, Tema Group e Sabacom), prima, e i responsabili del teatro Crest e dell'Orchestra della Magna Grecia, dopo, hanno risposto al nostro appello. Esporre gli Ori di Taranto nel padiglione Italia, all'Expo di Milano, organizzare due spettacoli di spessore artistico e culturale risponde all'esigenze di far conoscere la Taranto del profumo delle ostriche, dei colori del sole, degli ipogei e delle chiese, del mare cristallino. Lo ripeto, mostrare cinque pezzi della collezione degli Ori di Taranto ha l'obiettivo di suscitare interesse ed emozioni e di far sì che nasca la curiosità nei visitatori di venire in Puglia, in generale, e nella nostra città, in particolare, per vedere il resto della collezione, scoprire la bellezza del MarTa e conoscere una realtà che non ha eguali nel mondo". 
Anche nel caso del teatro Crest e dell'Orchestra della Magna Grecia, la partecipazione delle due importanti istituzioni culturali tarantine sarà a titolo gratuito. La Regione Puglia sosterrà esclusivamente le spese per la trasferta milanese. "Ritengo che questa conclude l'assessore Liviano sia un'occasione da cogliere per avere ricadute positive a livello nazionale e internazionale in un futuro prossimo e, perché no, una maggiore considerazione da parte del governo non necessariamente ancorata alla monocultura industriale e alla sua salvaguardia". 
Gli Ori di Taranto saranno esposti, e potranno essere visitati, nel padiglione Italia dal 21 al 27 agosto. 

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