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   presentazione "3 giorni di fine estate"  

 

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Si scrive Zes, si legge zona economica speciale. È la nuova frontiera per chi vuole attrarre investitori allettati da interessanti agevolazioni fiscali. E di Zes ultimamente se ne sta facendo un gran parlare perché l’italia ha finalmente deciso di adottarle e di farlo in grande stile, prevedendone due per regioni.

Taranto, città alle prese con il tentativo di scrollarsi indosso l’etichetta di one company town, caratterizzata dalla monocultura industriali, è stata inserita tra le destinatarie di Zes. Ma occorre fare un fretta se non si vuole perdere, a detta di tutti, un’opportunità importante, per non dire vitale.

Per meglio comprendere i  vantaggi e il contributo che le Zes possono portare ai territorio, l'associazione “Le città che vogliamo", è con lei il consigliere regionale Gianni Liviano, hanno organizzato,  nell’ambito della consueta “Tre giorni di fine estate", un incontro sull’importanza di questo strumento al quale sono stati invitati ad intervenire il dott. Juan Torrents, presidente della Federazione mondiale delle Zone franche e delle Zone economiche speciali (Femoza); l’avv. Maurizio D’Amico, segretario generale dell’Advisory Board della Federazione mondiale della Zone franche e delle Zone economiche speciali; l’assessore Acito del comune di Matera; l’on. Ludovico Vico; il prof. Aldo Berlinguer, Ordinario di Diritto comparato all’Università degli studi di Cagliari; il dott. Cosimo Damiano La Torre, presidente dell’Ordine dei commercialisti.

Un dibattito a più voci per parlare di uno strumento che costituisce anche il cuore della costituenda legge regionale speciale per Taranto, un’intuizione del consigliere regionale Liviano,  coordinatore del tavolo tecnico della legge per Taranto, che alla Zes ha cominciato a lavorare, coadiuvato da un gruppo di lavoro, ancor prima che il governo approvasse il decreto “Resto al Sud".

Le Zes, infatti, per la maggiore capacità di catalizzare investimenti diretti esteri grazie alla concessione di agevolazioni fiscali, finanziarie, amministrative ed infrastrutturali, si sono rivelate un efficace strumento di accelerazione economica, rispetto al modello classico di zona franca doganale, risultando più attraenti per la business community. L'introduzione di questi formidabili strumenti di accelerazione economica in Italia, cambierebbe il ruolo del Paese nel Mediterraneo: non più solo «porta dell’Europa» ma fulcro e volàno dell’economia euro-mediterranea.

Argomenti, questi ultimi, trattati dall’avv. Maurizio D’Amico, autore, tra l’altro, di un interessante ebook dal titolo “Le zone economiche speciali una straordinaria opportunità per il rilancio dell’economia in Italia".

Italia chiamata a svolgere un ruolo importante all’interno dell’ambizioso progetto cinese One Belt One Road (la riedizione dell’antica Via della Seta) che prefigura interessanti opportunità di aumento degli interscambi commerciali fra l’Estremo Oriente e l’Italia attraverso il diretto coinvolgimento del suo apparato logistico-portuale nella cosiddetta Via della Seta Marittima, e di conseguenza accresce le aspettative della Penisola circa un concreto rilancio del suo ruolo di Paese centrale (anche non soltanto per ragioni geografiche) nel delicato scacchiere politico-economico del Mediterraneo.

E se il nostro Paese può svolgere un ruolo importante ancor di più può svolgerlo Taranto, naturale porta del Mediterraneo e tappa fondamentale sulla via della seta.

“Con questa iniziativa – ha spiegato il consigliere regionale Gianni Liviano – vogliamo provare ad essere costruttori di futuro, a far reagire la città facendole fare uno scatto verso il futuro. In quest’ottica si inserisce il progetto della legge regionale speciale per Taranto che, al suo interno, prevede la costituzione di una zona economica speciale”. Ma occorre far presto, la Regione deve, entro il mese di ottobre, proporre le candidature di Taranto e di Bari-Brindisi.

Occorre far presto e occorre dipanare subito anche l’amletico dubbio se realizzare una Zes unicellulare  o accettare la proposta di una Zes interregionale con la Basilicata e con Matera in particolare. Un progetto, quest’ultimo, che non incontra i favori di tutti gli attori in campo.

Argomenti discussi nel corso della serata non prima di aver ascoltato l’intervento di Juan Torrents, presidente della Federazione mondiale delle Zone franche e delle Zone economiche speciali (Femoza), il quale ha spiegato come l’Italia può giocare un ruolo importante non solo in ottica Cina ma anche, per esempio,  con l’Iran con uno sguardo alla vicina Africa destinata a svolgere, in un immediato futuro, zona di importanti investimenti. “Ma quello che è veramente importante – ha detto Torrents – è la posizione strategica nonché le infrastrutture. Posso assicurare che il quadro di riferimento delle Zes deve partire dalla città e dalla collaborazione tra gli enti locali. Serve un lavoro sinergico, da questo non si può prescindere”.

Insomma, occorre farsi trovare preparati perché, come dimostrato in quei paesi europei, Polonia in testa, dove le zone economiche speciali stanno funzionando a pieno regime, i benefici si possono toccare con mano.

Sì, ma Taranto? Secondo Torrents, il cuore della Zes deve essere a Taranto ma con situazioni satellitari nei paesi vicini. Questo, ha rimarcato Torrents, contribuirebbe “a creare nuovi posti di lavoro".

Fisco, strutture logistiche, Zes. Ne ha parlato il prof. Berlinguer che è tra quelli che pensa che il fisco non deve essere il primo punto di partenza ma che a anche vero che in Italia la pressione  fiscale è pesante per cui le zone economiche speciali hanno nella loro mission quello di abbattere, attraverso una finanza agevolata, questa pressione. Ma serve anche lo sportello unico doganale e lo sportello unico amministrativo il cui compito deve essere quello di accelerare tutte le procedure in grado di allettare gli investitori. Poi le strutture logistiche con Taranto “che con il suo porto può svolgere un ruolo importantissimo. Ma il tessuto economico locale o si attrezza o muore visto l’attivismo di altre realtà frontaliera. E la Zes deve imprimere un’accelerazione anche su questo versante. Ma le nuove imprese non si attirano se non si curano le ferite ambientali altrimenti non siamo attrattivi. Occorre, però,  essere ingegnosi e attrarre tutte quelle che hanno a che fare con il porto, pensando a start-up che magari si dedicano a risolvere le diseconomie all’interno del porto. Taranto – ha concluso Berlinguer – deve ricondurre questo tema ad un dibattito politico, non pre-elettorale, dove le istituzioni si siedono intorno ad un tavolo e si dicono: cosa possiamo fare insieme, ragionando, magari, nell’ottica della macroregione”.

Passaggi ripresi dal presidente dell’Autorità di sistema portuale dello Jonio, avv. Sergio Prete, il quale ha spiegato come le Zes sono state pensate per ridare slancio e competitività soprattutto ai porti del mezzogiorno d’Italia e ha rimarcato come tutta la prima fase “è di competenza delle istituzioni, in prima battuta della Regione, che dovrà procedere alla candidatura delle aree e a redigere il piano strategico. All’autorità di sistema portuale spetterà il supporto tecnico e i servizi amministrativi e finanziari per le imprese che intenderanno insediarsi nella Zes. Ma la prima discriminante sono gli investitori che, prima di usufruire dei benefici fiscali, dovranno investire significativamente. Soltanto dopo avranno nel credito di imposta benefici che si spalmeranno negli anni successivi". Per quanto riguarda l’aspetto ambientale, Prete ha rimarcato le difficoltà che potrebbero scontare gli investitori per via di procedure lunghe e onerose.

Le Zes già esistenti o i progetti di nuova realizzazione negli Stati della sponda meridionale del Mediterraneo (come ad esempio la Zes del Nuovo Canale di Suez), ha spiegato, invece, l’avv. D’Amico, rischiano di produrre conseguenze dirompenti rispetto ad importanti scali euro-mediterranei, in particolare quelli italiani. Innanzitutto, ha aggiunto, “non bisogna incorrere nell’errore di pensare che le Zes portino solo agevolazioni fiscali perché così non è”.

Lo scenario internazionale rivela una dinamica propensione di molti Governi di Stati terzi all’utilizzo delle zone economiche speciali, e delle zone franche in generale, avvantaggiati dall’incomparabile libertà di poter decidere sull’opportunità o meno di ricorrervi per contribuire a risollevare la situazione economica, commerciale e sociale, dei propri Paesi avvalendosi esclusivamente di ragioni di carattere economico e politico, e “senza l’obbligo di osservare la regolamentazione dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato. La realizzazione di Zes competitive a livello internazionale, compatibilmente con la normativa unionale sugli aiuti di stato e sulla concorrenza, – ha aggiunto D’Amico – non è impossibile, come dimostrano alcuni esempi di successo nell’Unione Europea, primo fra tutti la Polonia che, anche grazie a ciò, intorno al 2012 ha assunto una capacità attrattiva tale da classificarla al terzo posto al mondo dopo Cina e Usa”.

Il perché di un asse con Matera l’ha spiegato l’on. Ludovico Vico. “A che serve un porto? Per caricare e scaricare merci e anchen passeggeri. Il porto di Taranto ha centrato la sua storia sull’import. Con la Zes il ragionamento va invertito: accanto all’import c’è bisogno dell’export per cui il porto di Taranto potrebbe diventare piattaforma per chi ha interesse a potenziare questo secondo aspetto. La retroportualità è molto importante ma lo è ancora di più il fatto di avere una ferrovia che entra nel porto e lo scalo di Taranto ha questi due aspetti rafforzati dall’intermodalità che è presente nella vicina Ferrandina”. Messa così si potrebbe dire che il dado è tratto ma serve un piano strategico “che sia uguale per Taranto e Matera. Alzare muri contro la movimentazione delle merci – ha sottolineato l’on. Vico – è ridicolo per cui non capisco questo ostracismo nei confronti della vicina Matera”. Di qui l’auspicio che “Regione Puglia e Regione Basilicata abbiano un piano comune per una Zes interregionale. Se dovessero traccheggiare – ha poi concluso Vico – chiederemo l’intervento diretto della presidenza del consiglio dei ministri”.

Le esigenze delle imprese sono stata rappresentate dal presidente dell’Ordine dei commercialisti,  Cosimo Damiano Latorre, e dall’ing. Carroccia dell’Asi. E sulle Zes da tempo i commercialisti tarantini stanno lavorando. “A volte – ha detto Latorre – ho la sensazione che la cosa vengano prese al rovescio. Secondo me prima bisogna pensare agli obiettivi poi agli strumenti per raggiungerli”. E sulla querelle Taranto-Matera, Latorre ha ribadito come la dotazione finanziaria messa a disposizione per le Zes “non sia dell’altezza del progetto. Se immaginiamo un progetto molto grande, con risorse povere corriamo il rischio di partire zoppi. Per cui alla politica dico di essere coraggiosi e di individuare l’obiettivo anche a costo di dover rinunciare ad altro".

Ma per fare una Zes “occorre un piano strategico altrimenti vale tutto e il contrario di tutto”, ha sottolineato invece l’ing. Carroccia dell’Asi.

Sulle recenti dichiarazioni del sindaco di Taranto, Melucci, l’assessore Acito del Comune di Matera ha puntualizzato, anche lui, l’importanza del piano strategico per attivare processi di sviluppo e di investitori terzi che arrivano in Puglia e in  Basilicata e trovano strutture oltre che incentivi fiscali. “A Matera – ha detto l’assessore – stiamo facendo un’altra operazione: se l’obiettivo è creare posti di lavoro e fermare la fuga di cervelli dobbiamo guardare oltre. Siamo capitale europea della cultura che sta vivendo un’esplosione turistica deve innescare un  processo più ampio. Per questo stiamo puntando moltissimo sull’innovazione tecnologica, come il 5G che permetterà di svolgere operazioni chirurgiche a distanza o guida assistita delle automobili, e sulle imprese culturali e creative che migliorino il prodotto turistico. Tutto questo serve a creare un modello di sviluppo esportabile e la Zes può essere un valido strumento".

 

 

 

 

 

 

'Aside' Post | By on 1 ottobre 2017

su Arpa e vertenza Teleperformance mozioni approvate in Consiglio Regionale

      

 

“La Regione Puglia si impegnerà, nel rispetto delle competenze specifiche dei singoli dipartimenti, a compiere gli atti dovuti e di propria competenza al fine di poter provvedere alle assunzioni necessarie nell’Arpa, in applicazione di quanto previsto dalla Legge 1 agosto 2016, n. 151 relativa alle disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo Ilva”.

Ne dà notizia il consigliere regionale Gianni Liviano nel commentare l’approvazione, all’unanimità, della mozione di cui è unico firmatario da parte del Consiglio regionale nel corso della seduta nella quale, sempre all’unanimità, i consiglieri hanno approvato anche la mozione sulla crisi di Teleperformance.
Per quanto riguarda la mozione sull’Arpa, “la Regione non ha, a tutt’oggi, intrapreso – specifica Liviano – nessuna attività né per l’autorizzazione ad Arpa Puglia alle assunzioni né per l’individuazione ed il trasferimento delle risorse economiche per le assunzioni in deroga previste dalla legge 151, con la conseguenza di una ormai irrimediabile perdita di fondi per 2,5 milioni di euro per le assunzioni per il 2016, e con nessun segnale di un possibile cambiamento di indirizzo per l’anno 2017. Una situazione che mal si concilia con la specificità del territorio tarantino alle prese – ricorda il consigliere regionale tarantino – con un’emergenza ambientale e sanitaria che non ha uguali. Inoltre, – conclude Liviano –  l’Arpa di Taranto versa in condizioni di particolare carenza di personale, con un organico pari alla metà di quello previsto dalla pianta organica approvata dalla stessa Regione Puglia”.

Da parte sua, il presidente della giunta, Emiliano, interpellato in qualità di assessore alla Sanità, nel dare parere favorevole alla mozione ha sottolineato come i ritardi siano dovuti al fatto che l’Arpa non avrebbe attivato le procedure di propria competenza.

Approvata all’unanimità anche la mozione, sempre a firma del consigliere regionale Gianni Liviano, in merito alla vertenza Teleperformance di Taranto.
Nel testo della mozione è stato evidenziato che “nella città e nella provincia di Taranto, la seconda impresa produttiva per numero di occupati dopo l’Ilva è la società Teleperformance, il call center francese con sede operativa nel quartiere Paolo VI, che impiega circa 1500 lavoratori assunti a tempo indeterminato e più di 1000 cosiddetti atipici, con contratti di lavoro a progetto e contratti di somministrazione”.
È stato anche rilevato che le rappresentanze sindacali unitarie di Teleperformance hanno più volte ribadito, anche a seguito dello sciopero nazionale del settore delle Telecomunicazioni dello scorso febbraio, che un mancato intervento politico-legislativo sul settore potrà trascinare Teleperformance e le altre aziende similari in una nuova crisi ancor più grave e senza prospettive.
Pertanto, con questa mozione  il presidente della Regione Puglia, “si impegna – spiega Liviano -a sollecitare ed intervenire presso Asstel Confindustria (associazione di categoria che, nel sistema di Confindustria, rappresenta le imprese della tecnologia dell’informazione esercenti servizi di telecomunicazione fissa e mobile) al positivo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro  di settore, scaduto da oltre due anni, e di introdurre regole chiare, definitive ed utili alla tutela e qualità del lavoro nel delicato settore in oggetto per scongiurare selvagge delocalizzazioni; eliminare le gare fondate prioritariamente sul prezzo più basso; rendere effettiva la clausola sociale nei cambi di appalto; la qualificazione delle imprese attraverso il cosiddetto bollino blu; sostenere l’impresa responsabile in accordo con la rappresentanza del lavoro”.

Con le due mozioni approvate martedì dal Consiglio regionale, “abbiamo creato – conclude Liviano – le condizioni perché altri due tasselli dell’intricato e complicato mosaico si incastrino al loro posto. Certo,  la strada è ancora lunga ma non ci sottrarremo dal percorrerla tutta è fino in fondo pur di fornire risposte,  le più concrete e più esaurienti possibili, ad un territorio che cerca di smarcarsi dalla monocultura industriale”.

9/6 la Giunta Regionale delibera costituzione GdL su Zes coordinato da Gianni Liviano

Zes, la Giunta delibera la costituzione del gruppo di lavoro.
Liviano: “Risultato importante sulla strada della legge Taranto”

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Un altro importante tassello si è aggiunto al mosaico che porterà alla realizzazione compiuta, attraverso la redazione del piano strategico, della legge regionale speciale per Taranto. Nella seduta di mercoledì 7 giugno, infatti, la giunta regionale ha deliberato (n. 899) la costituzione di un Gruppo di lavoro relativo all’attivazione di una Zes (Zona economica speciale) per l’area di Taranto. “Un risultato importante – commenta il consigliere regionale Gianni Liviano – raggiunto grazie anche all'impegno di quei consiglieri regionali tarantini con i quali abbiamo condiviso l’iter che sta portando alla nascita della legge regionale speciale per Taranto”.

Nel gruppo di lavoro sono stati designati il consigliere regionale Giovanni Liviano, in qualità di coordinatore; il prof. Antonio Uricchio, Magnifico Rettore dell’Università di Bari “Aldo Moro” (o suo delegato); il prof. Domenico Laforgia, direttore del dipartimento Sviluppo economico; il dott. Angelosante Albanese, direttore del dipartimento Risorse finanziarie; il dott. Aldo Patruno, direttore del dipartimento Cultura (o loro delegati); il prof. Aldo Berlinguer,  ordinario di Diritto comparato presso l’Università di Cagliari; il prof. Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia cristiana e medievale presso l’Università degli Studi di Foggia; il dott. Francesco Milella, esperto di sviluppo locale già consulente Ocse; il cav. Luigi Sportelli, presidente della Camera di commercio di Taranto (o suo delegato);  l’avv. Sergio Prete, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Jonio (o suo delegato); l'avv. Maurizio D'Amico, segretario generale forum Zes di Ginevra. 

Dopo i primi due incontri propedeutici, adesso, con la deliberazione di giunta, il gruppo di lavoro entra nella piena operatività.

“La Zes – spiega il consigliere regionale Gianni Liviano – è un’area geografica delimitata dotata di una legislazione economica differente dalla legislazione in atto e che, diversamente dalla Zona franca, beneficia di una normativa di favore più ampia. Proprio per sfruttare le condizioni di vantaggio che le Zes offrono – aggiunge Liviano -, abbiamo pensato di introdurre questo strumento nella legge regionale speciale per Taranto perchè permetterebbe la possibilità di introdurre agevolazioni di carattere fiscale, sotto forma di riduzione delle imposte sui redditi (Ires), dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap). o dei tributi locali (Imu, Tari) per gli immobili posseduti dalle imprese e utilizzati per l’attività economica, riduzione dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente. Un’occasione che, credo, vada sfruttata al massimo se vogliamo provare a creare occasioni di riscatto e di rilancio dell’area ionica. Del resto – conclude Liviano – il rapporto Svimez del 2014 evidenzia come l’istituzione delle Zes sia lo strumento ideale del rilancio economico nei tre porti di transhipment del Sud Italia: Cagliari, Taranto e Gioia Tauro”.

Nell’Unione europea esistono 12 stati che hanno zone svantaggiate all’interno del proprio territorio. Di questi, solo due non hanno attivato della Zes nel proprio territorio e sono l’Italia e la Grecia (che, però, ha chiesto ufficialmente l’attivazione di una Zes nel porto del Pireo). In Italia, le regioni ammissibili nelle quali può essere istituita una Zes sono Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. Attualmente esistono Zes in Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Portogallo e Spagna. La Polonia è la nazione che conta il numero maggiore di Zes (14) il cui principale beneficio è costituito dall’esenzione fiscale sulle imposte sul reddito.

Ma al di là degli incentivi fiscali rivolti alle imprese che intendono investire nell’area di Taranto, nella Zes si intende ricomprendere attrattori e fiscalità di vantaggio anche per le imprese culturali e creative. L’obiettivo è quello di offrire un nuovo modello di cultura di impresa partendo dalla modifica dell’attuale sistema e passare dal sostegno all’offerta, un vero e proprio aiuto di Stato, al sostegno alla domanda. Per cui la Zes va inquadrata in un ragionamento più complessivo.

“È importante – aggiunge Liviano – procedere ad una verifica dei parametri comunitari in modo da capire fino a che punto possiamo spingerci nella configurazione della Zes per Taranto. Aprirne i confini anche all’industria culturale, e aggiungerei anche all’industria culturale spinta, può ampliare i margini di sviluppo economico oltre che, appunto, culturale”.

Non solo defiscalizzazione, però, perché la Zes è  anche logistica e snellezza amministrativa. Infatti, le imprese che vogliono investire sul territorio devono avere certezza sui tempi. A Dubai, zona Zes più importante al mondo, per esempio, le imprese vengono registrate in tre giorni grazie ad una società di gestione che si occupa di tutto l’iter. Non sfugge a nessuno – conclude Liviano – che è fondamentale liberare risorse attraverso un quadro normativo appropriato. È vero che è opportuno e importante  un percorso di fiscalizzazione di vantaggio sul territorio ma è anche vero che, da solo, non è sufficiente a garantire l’insediamento di attività economiche; per cui sarà importante capire bene se dobbiamo puntare ad una Zes esclusivamente tematica oppure ad un mix che apra la Zona economica speciale  anche a tutte le imprese che vogliano insediarsi; a strumenti che puntino alla defiscalizzazione del costo di lavoro dal momento che c’è da pensare a quanti, nei prossimi anni, usciranno dalle imprese della grande industria e dell’indotto in crisi aiutandoli a reinserirsi nel mondo del lavoro”.

 

 

RESOCONTO – 20 mesi in regione

 

Venti mesi di attività in Regione raccontati attraverso gli articoli di stampa. Così, venerdì sera, Gianni Liviano ha scelto di dare conto, ad elettori e simpatizzanti, di quanto fatto fino ad oggi come consigliere regionale per la città di Taranto.
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E la gente ha risposto, affollando la saletta dell’associazione “Le città che vogliamo”, di cui Liviano è presidente onorario.

“Alle  scorse elezioni regionali – ha esordito Liviano – molti tra voi mi hanno votato. È trascorso ormai un anno e otto mesi da quelle elezioni – ha aggiunto il consigliere regionale – e avverto il desiderio, che è anche il bisogno, di darvi conto di quello che ho provato a fare in questo tempo. E ho deciso di farlo attraverso una raccolta  degli articoli che in questo periodo, nel bene o nel male, hanno parlato di me, delle scelte fatte, delle cose realizzate o avviate, dei successi ottenuti, che hanno portato grande gioia”.

Duecento articoli circa, risultato di una scrematura piu’ ampia, fatta da quasi mille ritagli stampa e da lanci dell’agenzia regionale, per raccontare di un’esperienza nata con l’elezione, il 2 giugno del 2015, in consiglio regionale, proseguita con l’incarico alla guida dell’assessorato all’Industria culturale e turistica (esperienza, purtroppo, breve ma ricca di risultati positivi per il territorio ionico) fino al ruolo di consigliere regionale di maggioranza con il gruppo Emiliano sindaco di Puglia culminato, per il momento, con l’incarico di coordinatore, assegnatogli con delibera di Giunta,  del tavolo tecnico per la legge regionale speciale per Taranto.

Dall’esposizione degli Ori  di Taranto a Expo 2015 alla valorizzazione della rete degli ipogei pensando alla “Taranto sotterranea”; dalla legge sulla produzione e commercializzazione della canapa industriale passando attraverso una lunga serie di interrogazioni e mozioni con le quali sono stati accesi i riflettori sui problemi della città come la necessità di procedere alle assunzioni all’Arpa per permettere alla sede di Taranto di affrontare al meglio le problematiche ambientali, giusto per citare l’ultima in ordine di tempo: questo il racconto di un’avventura “che mi ha visto impegnato, senza lesinare sforzi, nel costruire bellezza e felicità, che è poi stato il leit motiv della mia campagna elettorale, per una comunità troppo ripiegata su se stessa e pronta a consegnarsi ad una deriva disfattista, ostaggio dell’antinomia occupazione contro salute”.

Ecco da cosa è nato il progetto, “largamente condiviso dal presidente della Regione, Michele Emiliano, e dalla giunta”, di costruire una legge speciale per Taranto: “il destino delle One Company Town – ha spiegato Liviano – appare segnato quasi sempre da grandi investimenti industriali, dalla generazione di ricchezza distribuita ma anche dalla distruzione di risorse identitarie e fattori competitivi originali, dall’accelerazione dell’attrattività urbana anche oltre i confini territoriali, all’abbandono urbano e al degrado dei processi di de-industralizzazione legati alla fase discendente del ciclo di vita degli investimenti di grandi industrie. Dalla incorporazione di nuove competenze  professionali alla dissipazione di profili professionali tradizionali e alla perdita della spinta innovativa del tessuto economico e sociale. Dall’innalzamento repentino del tenore di vita di una comunità al progressivo lacerarsi della sua coesione sociale nei tempi della crisi. E Taranto non sfugge a questo destino e, se può dirsi, lo accentua nei suoi fenomeni più dirimenti”.

L’articolato della legge è ormai pronto, “grazie anche alla collaborazione dell’Ufficio legislativo della Regione Puglia nelle persone del dott. Corvasce e Ricapito”, insieme alla relazione di accompagnamento che detta le linee guida per il costruendo piano strategico. La legge attende soltanto di sbarcare in Giunta per la sua approvazione, “cosa che dovrebbe avvenire a breve in quanto sta per essere calendarizzata”.

Non solo legge speciale per Taranto. Perchè Liviano ha al suo attivo la presentazione della proposta di legge per la produzione e commercializzazione della canapa industriale, il cui testo è all’esame delle commissione competente per poi passare al vaglio del Consiglio regionale per la definitiva approvazione; la valorizzazione della rete degli ipogei che vede la Regione Puglia coinvolta in prima persona; le mozioni, votate all’unanimità dal Consiglio regionale, per il mantenimento della sede della Soprintendenza a Taranto, una, e per l’inserimento dell’area ionica nel percorso della via Francigena, l’altra. Senza dimenticare i gravi problemi ambientali e sanitari che affliggono Taranto con gli interventi fatti nei confronti del Consiglio e della Giunta perchè il reparto di Radioterapia dell’ospedale “Moscati” venga dotato di nuovi acceleratori lineari “in modo da poter offrire risposte adeguate, e senza allungamento dei tempi di cura, alle sempre piu’ crescente domanda di cure”. Iniziativa culminata nel reperimento dei fondi necessari per l’acquisto do una nuova macchina. E poi la presa di posizione perchè l’aeroporto “Arlotta” venga aperto anche ai voli civili e tanto altro ancora.

E, poi, l’esperienza agro-dolce dell’assessorato all’Industria culturale e turistica. Esperienza “che mi ha segnato molto (il riferimento è al ritiro della delega dopo appena due mesi per una vicenda risultata, poi, infondata, legata all’organizzazione degli Stati generali del turismo e della cultura, ndr.) ma che, al tempo stesso, mi ha insegnato tanto”.

Due mesi contrassegnati dall’importante successo dell’iniziativa, fortemente voluta da Liviano,che ha visto la presenza di alcuni pezzi della collezione degli Ori di Taranto, attualmente in esposizione al MarTa, nel padiglione della Regione Puglia all’interno di Expo 2015, a Milano. “In quella occasione – ha spiegato il consigliere regionale – abbiamo provato ad accendere emozioni per Taranto, a spingere i visitatori a venire a Taranto per ammirare il resto della collezione. L’obiettivo era quello di fare marketing territoriale e gli Ori di Taranto sono dei beni potenzialmente attraenti”. In sedicimila, poi, hanno ammirato i pezzi in esposizione, sedicimila persone in cinque giorni di permanenza degli Ori a Milano.

Tra le soddisfazioni, poi, quella di aver contribuito, sempre da assessore, al salvataggio dell’Istituto musicale Paisiello, per il quale si agitava sempre piu’ incombente lo spettro della chiusura, e il recupero dei fondi europei per la ristrutturazione del cinema Fusco.

Un anno e otto mesi di adrenalina pura. Ma la storia non finisce qui.

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“MarePolis: Taranto da città sul mare a città di mare”, questo il tema di quest’anno della "tre giorni di fine estate" della nostra Associazione che vedrà i prossimi 

21, 22, 28 e 29 settembre 

i giorni focali dei dibattiti in cui si proverà a dare risposte rivelatrici di un futuro migliore.

Mercoledì 21, alle ore 18, quando nel chiostro del convento di San Michele, dove ha sede l’Istituto musicale Paisiello, quando i rappresentanti di Ocse, Billi, e Invitalia, Portaluri, discuteranno insieme al direttore del dipartimento Turismo e Cultura Regione Puglia, Aldo Patruno, e il consigliere regionale Gianni Liviano sul tema “Un mare di opportunità”, facendo così il punto della situazione sullo stato di attuazione del contratto istituzionale di sviluppo. Serata che avrà un fuori programma in quanto si parlerà di cinema insieme al direttore artistico del Levante International Film Festival, Mimmo Mongelli, e ai responsabili di Crest e dell'Associazione Marcellino De Baggis. Un’occasione di dibattito scaturita dalla decisione di Mongelli di traslocare armi e bagagli da Bari a Taranto e dal progetto di realizzare un centro di riprese cinematografiche subacquee al largo di Mar Grande.

Giovedì 22, alle ore 18,30 sempre all'Istituto Paisiello, “Il mare come valore identitario di un territorio” .
A confrontarsi, sollecitati da alcuni giornalisti di organi di informazione locali, saranno i consiglieri regionali Sergio Blasi (Pd), Sabino Zinni (capogruppo Emiliano sindaco di Puglia), Mario Pendinelli (Emiliano sindaco di Puglia), Alfonso Pisicchio (La Puglia per Emiliano) e Gianni Liviano (Emiliano sindaco di Puglia). 
 

Mercoledì 28, questa volta nella sala riunioni del Mon Reve (ore 18.30), stabilimento balneare sulla Litoranea salentina, il mare sarà visto come una grande opportunità di rilancio e di sviluppo della area ionica. “Un mare di economia: musei, marine e altri attrattori” il tema della serata. Ricca la platea degli ospiti. Ci saranno Nicola Costa, presidente della fondazione Acquario di Genova, Pierangelo Campodonico, direttore del MuMa (Museo del mare di Genova), Agnese Vallerga, responsabile di Italian Cruises Shipping Service (la concessionaria della compagnia armatrice che dal 2017 approderà a Taranto con le navi da crociera), Rinaldo Melucci di Jonian Shipping Consortium, Sergio Prete (presidente dell’Autorità portuale), Carmelo Fanizza di Jonian Dolphin, l’ing. Mellea della fondazione Michelagnoli, Lelio Miro (presidente della Banca di Taranto) , il comandante Nino Nastasi che illustrerà il progetto StarTa, Simonetti dell'ormai consolidato "Palio di Taranto" ed il prof. Mastronuzzi dell'Università di Bari.
 

Chiusura giovedì 29, alle ore 18.30 al Nautilus, quando si parlerà di Mar Piccolo, l’oro di Taranto. 

Focus con Vera Corbelli, commissario straordinario per le bonifiche, 

mentre lo storico e intellettuale Piero Massafra, il presidente dei mitilicoltori di Confcommercio, Mimmo D’Andria, il prof. Nicola Cardellicchio Cnr Taranto,Fabio Millarte del Wwf, Vito Crisanti direttore riserva "Palude la Vela" , l’imprenditore Colomba, l’agente marittimo Gennarini,  il colonnello dell'Areonautica Farina discuteranno sul tema “Mar Piccolo, cuore di Taranto”.

'Aside' Post | By on 20 settembre 2016

Nomina Coordinamento Legge Taranto

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“E’ un ulteriore tassello che si aggiunge ad un piu’ complesso puzzle che stiamo cercando di completare per rilanciare Taranto valorizzandone peculiarità e potenzialità e per questo ringrazio.il Presidente  Emiliano e la giunta di aver condiviso la proposta di valorizzare  una legge speciale per Taranto che "ha l’obiettivo strategico di consentire alla nostra città di riappropriarsi, dello spirito identitario del territorio e cancellare, così, il marchio Ilva per riconvertire l’economia tarantina partendo proprio dalle infrastrutture”.
Il lavoro dovrà essere condiviso con tutti i consiglieri regionali, del territorio il cui contributo sarà assolutamente imprescindibile e fondamentale.  Da parte mia l’impegno di coordinare il tavolo tecnico – aggiunge Liviano – sarà proteso, nei prossimi mesi, al raggiungimento di questo obiettivo che continuerà nel solco di quanto già fatto in questo primo anno di esperienza in Consiglio regionale che mi ha visto, per la prima parte, ricoprire l’incarico di assessore all’Industria turistica e culturale, nella seconda quella attuale di consigliere regionale.  Aiutare Taranto ad evolversi da questa attuale situazione di difficoltà.  Siamo consapevoli che il destino di Taranto non sia soltanto una questione legata all’intensità dei flussi economico-finanziari che sarà possibile destinare allo sviluppo del suo territorio ma che, alla pari dei migliori casi internazionali di città, che hanno dimostrato la capacità di invertire con successo la rotta di un destino apparentemente inesorabile, essa è soprattutto indissolubilmente legata alla capacità della Comunità territoriale di ritrovare una propria Identità positiva”.
Lo scopo della legge per Taranto dovrà essere quella di rafforzare il sistema delle competenze e delle dotazioni pubbliche ed istituzionali locali per aumentare la capacità di visione strategica, tecnica ed operativa degli attori pubblici locali; avvicinare le competenze ordinarie ed operative della Regione Puglia al governo dei fattori territoriali; rafforzare i processi di partecipazione attiva della comunità territoriale al confronto pubblico sul destino e sul futuro della Città e del suo comprensorio.
Integrare nel sistema degli obiettivi generali della programmazione dello sviluppo regionale 2014-2020, gli obiettivi specifici prioritari per accelerare una nuova dislocazione di Taranto nelle strategie di sviluppo regionale; assumere condizioni peculiari e transitorie nell’azione ordinaria di governo qualora necessarie alla accelerazione dei processi virtuosi ricercati (sotto il profilo della fiscalità regionale piuttosto che sui fronti degli aspetti  normativi e regolativi sui temi urbanistici, ambientali, economico-produttivi, della salute); focalizzare gli aspetti territoriali specifici nella dotazione degli strumenti di Pianificazione regionale (Piano Strategico del Turismo e della Cultura, Piano regionale dei trasporti, Acqua, salute, rifiuti, PPTR) proponendo azioni specifiche; costituire un tavolo interdipartimentale che programmi il set di azioni strategiche per Taranto non lasciando la definizione delle strategie di sviluppo regionali, sul tema, ai soli effetti della programmazione del CIS; attivare una funzione di integrazione e coordinamento  delle Autorità di Gestione dei fondi SIE e del FEASR per garantire una programmazione di risorse integrate nel ciclo 2014-2020 che faccia emergere il valore di una strategia multisettoriale per la Città di Taranto ed il suo territorio; definire azioni finalizzate alla rigenerazione urbana e alla coesione sociale.
“Con la legge su Taranto – conclude Liviano – diventiamo il primo laboratorio di sperimentazione della legge  sulla Partecipazione appena approvata dalla giunta regionale. Un ulteriore stimolo, questo, a lavorare con più intensità per la nostra città”.

RASSEGNA STAMPA
servizio TG Regionale del 6 Agosto

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 6 Agosto 

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO 7 Agosto

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'Aside' Post | By on 7 agosto 2016

Incontro a Palagiano movimento #PartecipazioneèCambiamento

4 MARZO PALAGIANO (TA)

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Il movimento politico “Partecipazione è cambiamento” cresce e lo fa in punta di piedi, giocando di fioretto e calamitando su di sé consensi e apprezzamenti. Dopo la presentazione ufficiale di qualche mese fa al Salone della Provincia di Taranto, è toccato a Palagiano tenere a battesimo la nuova formazione politica nel corso di una serata organizzata dall’ex sindaco Rocco Ressa e svoltasi nella sede della biblioteca comunale.

Un incontro con la cittadinanza al quale hanno preso parte il consigliere regionale Gianni Liviano, l’ex assessore provinciale Luca Conserva, Elisabetta Di Sarno già esponente di spicco del Pd palagianellese, e lo studente Armando Mappa.

“Dobbiamo cercare di trovare modi nuovi per tornare a parlarci, a confrontarci”, ha esordito Rocco Ressa che ha subito aggiunto come “questi spazi li vedo in questo nuovo movimento che si propone di innovare la politica, di avvicinare alla politica sempre più giovani, di restiture speranza perché un paese senza speranza è un paese che muore”.IMG-20160305-WA0000   IMG-20160304-WA0006

E proprio dai giovani, le cui istanze sono state rappresentate da Armando Mappa, è arrivato l’incitamento a muoversi per cercare di cambiare le prospettive “sopratutto in un momento in cui le politiche giovanili latitano. Chiediamo spazi – ha aggiunto il giovane studente – per chi ha capacità di proporre strade percorribili, chiediamo un contenitore che abbia contenuti.  Cambiare tutto – ha poi concluso – è un’istanza non più rinviabile”.

Insomma, c’è bisogno, ha fatto eco Elisabetta Di Sarno, “di mettere a rete le intelligenze e affrontare la deriva populista che sembra sempre di più prendere piede. Serve – ha aggiunto – la capacità politica di leggere il territorio” tanto più che, ha evidenziato invece l’ex assessore provinciale Luca Conserva, “occorre tornare a un sistema basato su valori sociali attualmente subalterni a governi che sono governati dai trattati europei e vittima di un’economia di mercato che è così entrata dentro di noi al punto che non siamo più in grado di distinguere la politica dal mercato”.

“Se siamo qui – ha puntualizzato il consigliere regionale Gianni Liviano – è perché non abbiamo ancora smesso di credere che possiamo ancora essere costruttori di futuro. Al futuro possiamo approcciarci o avendo paura, con il rischio di chiudersi in se stessi e smettere di credere e pensare, o con la speranza e la fiducia il che significa osare sfidare il futuro nonostante tutto quello che accade. Questa è la scommessa: essere costruttori di bellezza e felicità”. Sul ruolo dei partiti oggi Liviano ha poi sottolineato con forza la necessità di non pensare più ai partiti “come luoghi di autoreferenzialità e sommatorie di tessere. In questo momento storico – ha concluso Liviano – con le comunità in grandi difficoltà e di fronte a due blocchi politici che fanno del cinismo, uno, e del populismo, l’altro, i rispettivi punti di forza, credo possa esserci una terza via che ragiona di progetti uscendo fuori dai suoi recinti ideologici. Noi ci candidiamo a costruire questa terza via”.

 

(Pier Paolo D'Auria)

 

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#giùlemanidallasoprintendenza

PRESENTAZIONE INIZIATIVA
RESOCONTO INIZIATIVA
MEDIA

“Bisogna puntare al mantenimento della secolare presenza della Soprintendenza archeologica a Taranto” poiché “assolutamente funzionale anche ai progetti di recupero della città, del collegamento con il sistema universitario esistente sul territorio, del sistema museale” e anche perché, “se è stato deciso di puntare sul turismo culturale, non si può far finta di non sapere che Taranto è la capitale della Magna Grecia depositaria di un patrimonio archeologico di tutto rispetto”.

Così Gianni Liviano alla vigilia dell’incontro organizzato a Taranto, lunedì 15 febbraio alle ore 18.30 nella sede di via Fiume 12, dall’associazione “Le Città che vogliamo” e dal movimento politico “Partecipazione è cambiamento”. Un incontro che vedrà, oltre alla partecipazione del consigliere regionale tarantino, la presenza del prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Mibact, ispiratore della riforma che ha portato all’accorpamento della Soprintendenza archeologica di Taranto a quella di Lecce.

Con lui, oltre al consigliere comunale e provinciale Dante Capriulo che porterà i saluti del movimento politico “Partecipazione è cambiamento”, ci saranno il prof. Francesco D’Andria, docente universitario Lecce; il prof. Pietro Massafra, editore; lo studioso Lucio Pierri; il prof. Pietro Aldo Siciliano, docente universitario a Lecce e presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia. Al dibattito sono stati invitate anche associazioni, sindacati, ordini professionali, enti datoriali.

“Taranto – conclude il consigliere regionale Gianni Liviano – ha una competenza ultrasecolare sotto il profilo archeologico e così facendo si sta mettendo a serio rischio il futuro ultracentenario di questa città. Per questo non ci stancheremo di dire #giùlemanidallasoprintendenza”.


Il Convento di San Michele sarà annesso al MarTa. Scongiurato, dunque, il suo passaggio sotto la giurisdizione della soprintendenza ai Beni architettonici di Bari. Un primo,  importante, risultato il movimento, che vede insieme Chiesa, associazionismo culturale, ordini professionali e associazioni di categoria datoriali, lo ha portato a casa alla fine di un lungo dibattito, dai toni anche aspri e duri ma sviluppatosi sempre lungo i canali della correttezza e del dialogo costruttivo, tenutosi lunedì sera nella sede di via Fiume 12 de “Le città che vogliamo”, organizzatrice, insieme al movimento politico “Partecipazione è cambiamento”, del confronto con il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni paesaggistici e culturali del Mibact e ispiratore della riforma che ha previsto l’accorpamento della Soprintendenza di Taranto al quella di Lecce.

Un annuncio che è arrivato un paio d’ore dopo la conclusione dell’incontro e che lo stesso prof. Volpe ha comunicato al consigliere regionale Gianni Liviano, moderatore del dibattito, dopo aver relazionato degli esiti al ministro Franceschini.

Un confronto, quello di lunedì sera, duro che, però, non ha portato al tanto sospirato risultato di salvare la Soprintendenza di Taranto. Il suo accorpamento a quella di Lecce sembra, ormai, un fatto ineluttabile e lo stesso prof. Volpe non si è nascosto dietro un dito. Piuttosto, la via che si potrebbe percorrere, ha suggerito lo stesso presidente del Consiglio superiore del Mibact, è  quella di chiedere al ministro Franceschini che Taranto sia sede della Soprintendenza unica territoriale. Ma anche qui la strada resta in salita.

A nulla sono valse le considerazioni sull’opportunità di privare quella che è stata la capitale della Magna Grecia di una presenza secolare qual è la Soprintendenza archeologica. E se il prof. Piero Massafra ha parlato di “una vera cattiveria perpretata nei confronti della comunità tarantina”, il prof. Lucio Pierri ha consegnato in anteprima al prof. Volpe il documento, sottoscritto dall’intellighenzia tarantina e non solo, che nei prossimi giorni sarà inviato al Capo dello Stato, Mattarella, e al ministro Franceschini nel quale si ribadisce l’importanza e la strategicità della Soprintendenza tarantina che non può cadere sotto i colpi del criterio della territorialità. “Taranto – è stato fatto notare dai numerosi archeologi presenti – ha una continuità storica e antropologica che parte dal neolitico per attraversare le ere storiche e approdare ai fasti della capitale della Magna Grecia per poi svolgere un ruolo importante anche in epoca romana”. Al contrario di Lecce, individuata come area meridionale della Puglia  (Foggia per l’area settentrionale e Bari per quella centrale). Tesi sostenuta anche dal prof. Francesco D’Andria, archeologo e docente all’Università di Lecce, e dal prof. Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, presenti all’incontro insieme al consigliere comunale e provinciale, Dante Capriulo.

Tesi che, però, non hanno fatto breccia nel prof. Volpe che ha difeso, spiegandola, l’architettura della riforma “che il Paese attendeva da più di trent’anni” e la cui realizzazione è stata accelerata in virtù “del nuovo concorso che sta per partire e che riguarderà circa 600 unità. C’era l’esigenza di farsi trovare pronti in modo da distribuire il nuovo personale assunto in sedi già riformate”.Argomentazioni, queste, che hanno fatto mugugnare le tantissime persone presenti.

“Con questa riforma – ha aggiunto il prof. Volpe – si integrano competenze che prima erano frammentate. Le nuove Soprintendenze non negano le specializzazioni ma le integrano prevedendo vari settori: archeologia, architettura, paesaggio, beni immateriali, educazione e ricerca. La soppressione delle Soprintendenze  – ha aggiunto Volpe – è da alcuni interpretata come la morte della tutela archeologica. Così non è perché archeologi saranno presenti in tutte le trentanove Soprintendenze. L’idea che il patrimonio archeologico sia distinto da quello architettonico, artistico o paesaggistico è metodologicamente inesistente”. Ecco perché Taranto non può più essere sede della Soprintendenza archeologica.

La battaglia non si può considerare conclusa. Tutt’altro. “Quello che chiediamo e chiederemo – ha aggiunto il consigliere regionale Gianni Liviano – e che quantomeno si faccia un percorso inverso ovvero che sia Lecce ad essere accorpata a Taranto. Non si possono cancellare tremila anni di storia e una presenza secolare di una comunità”.

E per decidere le prossime iniziative e azioni da intraprendere in difesa della storia e della cultura della città dei due mari, le associazioni culturali e quelle datoriali nonché i rappresentanti degli ordini professionali insieme al consigliere Liviano torneranno ad incontrarsi venerdì 19 febbraio nella sede di via Fiume 12  al grido di #giulemanidallasoprintendenza.


MEDIA  

Interventi finali dei relatori e replica del prof. Volpe

Introduzione di Gianni Liviano

'Aside' Post | By on 15 febbraio 2016

PRESENTAZIONE MOZIONE 30 NOVEMBRE 2015

Valorizzazione Arlotta di Grottaglie: presentata mozione bipartisan
 

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e l’intera giunta regionale si impegnino “a valorizzare l’aeroporto Marcello Arlotta di Grottaglie predisponendolo ai voli civili“.
Ad impegnare presidente e giunta sono, con una mozione depositata nel corso della seduta del Consiglio regionale, i consiglieri regionali Gianni Liviano, Zinni, Vizzino, Pendinelli, Pentassuglia, Perrini, Cera, Franzoso, Morgante, Turco, Mazzarano, Stea, Pisicchio e Galante.
Una richiesta trasversale che vede insieme consiglieri di maggioranza e opposizione e che prende le mosse dalle recenti dichiarazioni del presidente Emiliano, fatte durante un incontro con le associazioni di cittadini pro aeroporto, che l’Arlotta “non è solo un aeroporto industriale” che “deve essere abilitato a svolgere tutte le funzioni per le quali è stato creato” che “l’ente Aeroporti di Puglia deve utilizzare i quattro aeroporti in condizioni di parità”. Non solo, a questo va aggiunto il fatto che la Regione Puglia è il maggior azionista della stessa Aeroporti di Puglia e che la pista dell’aeroporto di Grottaglie,  con i suoi 3mila duecento metri, “è tra le più lunghe d’Italia”.
Inoltre, fanno notare ancora i firmatari della mozione, il sistema aeroportuale pugliese ha movimentato nel 2013 quasi 5 milioni 400mila passeggeri offrendo mediamente 385 collegamenti di linea a settimana a partire dagli aeroporti di Bari e di Brindisi di cui 85 internazionali e 300 nazionali oltre a numerosi charter stagionali. E di questi passeggeri, concludono i consiglieri regionali, “una parte consistente proviene dalla provincia di Taranto e zone limitrofe”.
La mozione sarà portata, e discussa, nella prossima seduta del Consiglio regionale.

'Aside' Post | By on 30 novembre 2015

20151115qdtmargiottaRESOCONTO SERATA

“A volte ho la sensazione di essere terzo rispetto a delle dinamiche, quasi una sorta di extraterrestre in mondi che non ti appartengono ma che lasciare non è opportuno perché se li lasci apri la porta a spazi per costruire bene comune a persone che potrebbero costruirlo ma che potrebbero anche non esserne interessati. Allora, anche rispetto a momenti di sofferenza, che, ultimamente, ho dovuto vivere sulla mia pelle, e di difficoltà a prevalere deve essere il senso di responsabilità. E il senso di responsabilità ti porta a raggiungere la consapevolezza di essere strumento e cacciatore di bene comune anche quando ti sembra di utilizzare strumenti ingiusti. Ma la passione, lo sforzo di essere innamorati, il desiderio di essere costruttori, la scelta privilegiata degli ultimi e dei più poveri devono essere la spinta per continuare a insistere, a non mollare“.

Gianni Liviano non molla, mette alle spalle la dolorosa vicenda che lo ha visto privato della delega assessorile e messo alla gogna da una campagna mediatica senza uguali, e rilancia la sua attività di consigliere regionale. E l’annuncio lo dà in una umida serata barese, nell’aula magna dell’Università di Bari dove ha appena ritirato il premio “Franco Margiotta” assegnatogli per l’impegno politico dalla famiglia dell’illustre chirurgo martinese e dalla fondazione “Nuove proposte” dell’avvocato Elio Greco. Con Liviano, ad essere premiati, sono stati anche Giuseppe Loverro, direttore 2^ U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico di Bari, per la chirurgia, e il giornalista Carlo Stragapede per l’impegno culturale.

“Senza indossare bandiere ma ragionando sul terreno del confronto e della condivisione – ha poi detto il consigliere regionale Gianni Liviano – si possono costruire basi solide sulle quali impostare politiche di sviluppo e costruire il bene comune. Ma è necessario – ha poi concluso – sdoganarsi dal leaderismo e dalle corti plaudenti”.

A riprova del rinnovato impegno c’è l’iniziativa alla quale Liviano prenderà parte. Quella organizzata per mercoledì 18 novembre, da “La città che vogliamo quando, alle 18.30 nella nuova sede di via Fiume 12, Liviano insieme a Paolo Verri, direttore di Matera 2019, e a Vera Corbelli, commissario per le bonifiche, si confronterà sul Manifesto per Taranto, documento che è la sintesi delle tesi, delle proposte e dei dibattiti emersi nel corso della “Tre giorni di fine estate” organizzata gli scorsi 16, 17 e 18 settembre dall’associazione. Un manifesto che prende spunto dalle “parole di Taranto”, scaturite dalle parole chiave a partire da quel “bellezza e felicità” declinato nel corso delle tre serate da ospiti illustri quali Luciano Violante, Valentino Castellani, ex sindaco di Torino, Massimo Bray, ex ministro della Cultura e direttore dell’enciclopedia Treccani, lo stesso Paolo Verri, il direttore del Museo archeologico di Taranto, Eva Degl'Innocenti, il magnifico rettore dell’Università di Bari, Antonio Felice Uricchio, e tanti altri.

(Pier Paolo D'Auria)
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PRESENTAZIONE PREMIO
Sarà consegnato a Gianni Liviano, consigliere regionale e comunale del Comune di Taranto, il premio “Franco Margiotta” per l’impegno politico.

La cerimonia di consegna si terrà lunedì 16, alle ore 17.30, nell’aula magna dell’Ateneo dell’Università degli studi di Bari. Il premio, ideato dalla fondazione “Nuove proposte” di Martina Franca e dalla famiglia Margiotta, oltre che al consigliere regionale Gianni Liviano sarà consegnato anche  a Giuseppe Loverro, direttore 2^ U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico di Bari, per la chirurgia, e al giornalista Carlo Stragapede per l’impegno culturale.

“Il ricoscimento attribuitomi dalla fondazione Nuove proposte e dalla famiglia Margiotta non può che farmi piacere”, commenta il consigliere regionale Gianni Liviano. “Il premio al mio impegno politico mi gratifica enormemente e mi ripaga, seppure parzialmente, delle recenti amarezze provate nell’esercizio del mio ruolo politico. Questo premio – conclude Liviano – è uno sprone a intensificare gli sforzi per tentare di costruire un futuro fatto di occasioni produttive, di nuova occupazione, di vita sociale dignitosa per una realtà come quella tarantina alle prese con mille difficoltà di ogni tipo”.

Franco Margiotta, il noto chirurgo originario di Cava dei Tirreni ma martinese a tutti gli effetti avendo trascorsa la sua infanzia e adolescenza nella città della Valle d’Itria, visse e operò a Locorotondo, Molfetta e Bari, recentemente scomparso, è stato ricordato per il suo impegno di medico chirurgo su iniziativa della Fondazione Nuove Proposte, della quale fu, agli inizi degli anni 70 cofondatore e sino alla sua scomparsa grande sostenitore.

Ha ottenuto diversi riconoscimenti lavorando per 12 anni nella casa di cura di Martina e svolgendo l'attività di primario negli ospedali di Locorotondo, Molfetta ed infine nelle Case di Cura Riunite di Bari. Nella sua Martina ha ricevuto l'onore di essere eletto tra i 15 uomini che hanno portato lustro e riconoscimenti alla città in campo nazionale ed internazionale: i Patriae Decus. Tra i suoi meriti c’è stato quello di aver creato un gemellaggio tra l'ospedale di Molfetta e quello di Dubrovnik che ha consentito uno scambio di esperienze tra i chirurghi delle due rive opposte del mar Adriatico.
La Fondazione, che, come noto, promuove da anni studi, convegni e premi nel nome e nel segno di grandi medici pugliesi del passato e in onore di grandi medici del presente, ha istituito il Premio Franco Margiotta per la chirurgia, assegnandone la prima edizione a Francesco Schittulli, noto senologo-chirurgo oncologo, per l’opera meritoria di studi e di interventi chirurgici per patologia mammaria. A quella edizione ne hanno fatto seguito altre tre.
(Pier Paolo D'Auria)

'Gallery' Post | By on 18 novembre 2015