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“Se questa mattina sono qui è perché è il giorno dell’inaugurazione del secondo piano del MarTa, cerimonia alla quale sono stato invitato dalla direttrice del museo, Eva Degl'Innocenti. Non certamente per ascoltare i comizi di Matteo Renzi”.
Gianni Liviano, consigliere regionale e comunale di Taranto, non le manda a dire. Anzi, aggiunge a margine della cerimonia di inaugurazione di questa mattina, “questa sera sarò in piazza Maria Immacolata per partecipare alla manifestazione di protesta contro il decimo decreto legge sull’Ilva da poco convertito in legge”. “Con l’inaugurazione del secondo piano del MarTa – spiega Liviano – stiamo assistendo ad un momento importante per una città che vuol provare a risollevarsi facendo leva sulla cultura e che con la cultura e il turismo vuol provare a restituire ossigeno ad un settore, come quello del commercio, in crisi asfittica già da tempo. Ed è su questa strada che sto provando a muovermi con la legge regionale sugli ipogei, della quale sono il primo firmatario, e con il progetto di una rete ipogeica sulla falsa riga di Napoli sotterranea nonché con l’idea di creare il parco della via Appia. Per questo credo, anche, fondamentale il mantenimento a Taranto della sede della soprintendenza archeologica. Solo così, credo, potremo dare una spallata decisiva alla monocultura industriale che ha chiaramente fallito i suoi obiettivi”. 
È proprio contro il decimo decreto legge sull’Ilva Gianni Liviano manifesterà questa sera in piazza Maria Immacolata “per dire no ad un provvedimento che è un mostro giuridico che non fa altro che concedere ulteriori proroghe alla messa a norma degli impianti, consente ai nuovi proprietari di apportare modifiche sostanziali al piano ambientale, introduce il criterio dell’immunità penale per i nuovi acquirenti. La città e i tarantini non possono continuare a subire decisioni calate dall’alto e senza il suo coinvolgimento”.

'Aside' Post | By on 29 luglio 2016

18/02/2016 – PROPOSTE CULTURALI PER TARANTO incontro con Paolo VERRI e Massimo MANERA

 

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INCONTRO con
Paolo VERRI direttore Matera  Capitale della Cultura, Commissario Agenzia Regionale "Puglia Promozione" e
Massimo MANERA presidente Fondazione NOTTE DELLA TARANTA

PRESENTAZIONE
“A Lecce, La Notte della Taranta; a Matera la capitale europea della cultura 2019; e a Taranto?”. È questo il tema dell’incontro organizzato dall’associazione “Le città che vogliamo”e dal movimento “Partecipazione è cambiamento” al quale interverrà il consigliere regionale Gianni Liviano e al quale parteciperanno Massimo Manera, presidente della fondazione Notte della Taranta, e Paolo Verri, commissario di Pugliapromozione.

“Abbiamo voluto organizzare questo incontro per dare seguito ad un discorso già avviato da Gianni Liviano quando ricopriva l’incarico di assessore regionale all'Industria turistica e culturale in un’ottica di sinergia con realtà affermare si in Italia e nel mondo. Il nostro vuole essere un contributo fattivo che punti al rilancio e allo sviluppo di Taranto”, spiegano i componenti La città che vogliamo.

“L’obbiettivo – spiega il consigliere regionale Gianni Liviano – deve essere quello di creare opportunità di sviluppo reale nel campo del turismo e della cultura. In questa partita conto di giocare tutte le mie carte per tutta la legislatura per mettere Taranto e la sua provincia nelle condizioni di smarcarsi definitivamente dalla schiavitù della grande industria”.

RESOCONTO
Il percorso degli ipogei in città vecchia da inserire nel circuito regionale degli Open day; un centro di riprese cinematografiche subacquee da realizzare in prossimità di una isola tra San Paolo e San Pietro; organizzazione di una tappa della Spartan race da far diventare “un appuntamento di portata internazionale e interamente griffato Taranto”; disponibilità da parte della fondazione La Notte della Taranta a organizzare iniziative comuni con Taranto, consolidamento del Palio di Taranto. Sono questi i risultati che ha portato a casa il consigliere regionale Gianni Liviano al termine dell’incontro di giovedì sera, organizzato dall’associazione “Le città che vogliamo” e dal movimento “Partecipazione  è cambiamento” nella sede di via Fiume 12 a Taranto, al quale hanno partecipato anche Paolo Verri, commissario di Pugliapromozione nonché direttore di Matera2019, e Massimo Manera,  presidente della fondazione Notte della Taranta.

playlist video dell'incontro

Non solo, perché l’altra grossa opportunità che si prospetta per Taranto e il suo territorio provinciale è quella di candidarsi all’organizzazione delle prossime Universiadi. “L’Italia – ha spiegato Paolo Verri – non ha ancora candidato una sua città per ospitare le Universiadi del 2021. L’idea di proporre la città di Taranto è del presidente regionale del Coni ed ex assessore allo Sport del Comune di Bari, Sannicandro”.

Le Universiadi potrebbero essere per Taranto una vera e propria occasione di rilancio turistico e culturale come lo sono state, ha aggiunto Verri, “le Olimpiadi invernali per Torino “.

Occasioni che il consigliere regionale Liviano non intende lasciarsi sfuggire. “Del resto – ha più volte ribadito nel suo intervento di giovedì sera – il nostro obiettivo è quello di dare continuità ad un percorso avviato in quei pochi mesi in cui ho ricoperto la carica di assessore regionale all’Industria turistica e culturale. Vogliamo renderci conto – ha aggiunto Liviano – se ci sono i presupposti per diversificare l’economia ionica puntando ad uno sviluppo che sia alternativo all’Ilva. Insomma,  vogliamo cercare di essere costruttori di economia, vogliamo ragionare di metodi e di impegni per il nostro territorio”.

Per questi motivi diventano importanti le sinergie che si andranno a creare con Pugliapromozione e con la fondazione Notte della Taranta. Con quest’ultima in passato ci sono già state forme di collaborazione “che sono state produttive e che vanno riprese e rinsaldate”, ha aggiunto ancora Liviano. Del resto i numeri parlano chiaro. “Il venerdì delle prove generali – ha fatto presente Manera – abbiamo registrato 80mila presenze diventate 200mila nella serata conclusiva del concerto. Per non parlare del pieno di presenza registrato lungo tutta la settimana del festival nei 12 Comuni che hanno ospitato concerti”. Grandi numeri che hanno collocato i Comuni della Grecìa salentina ai primissimi posti tra i 24 Comuni leccesi per reddito pro capite. E, questo, grazie al festival. “Per ogni euro investito – ha concluso Manera – ce ne sono ritornati otto. È nata una microeconomia alternativa legata soprattutto all’artigianato”.

Ma Taranto, è poi intervenuto Verri, deve puntare “a realizzare un qualcosa di suo, un progetto che diventi sistemico, un esperimento di collettività”. In quest’ottica si inquadra la Spartan race la cui organizzazione sarà affidata a Angelo Zomegnan, dg del Giro d’Italia, e il cui costo non supererà i 30mila euro.

“La prima edizione della Spartan race – ha poi concluso Liviano – costituiranno sorta di test per la città e l’area ionica in previsione della trasformazione della competizione in maniera stabile. Insomma, dobbiamo anche provare a fare qualcosa di importante senza paura di sbagliare”.

 

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#giùlemanidallasoprintendenza

PRESENTAZIONE INIZIATIVA
RESOCONTO INIZIATIVA
MEDIA

“Bisogna puntare al mantenimento della secolare presenza della Soprintendenza archeologica a Taranto” poiché “assolutamente funzionale anche ai progetti di recupero della città, del collegamento con il sistema universitario esistente sul territorio, del sistema museale” e anche perché, “se è stato deciso di puntare sul turismo culturale, non si può far finta di non sapere che Taranto è la capitale della Magna Grecia depositaria di un patrimonio archeologico di tutto rispetto”.

Così Gianni Liviano alla vigilia dell’incontro organizzato a Taranto, lunedì 15 febbraio alle ore 18.30 nella sede di via Fiume 12, dall’associazione “Le Città che vogliamo” e dal movimento politico “Partecipazione è cambiamento”. Un incontro che vedrà, oltre alla partecipazione del consigliere regionale tarantino, la presenza del prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Mibact, ispiratore della riforma che ha portato all’accorpamento della Soprintendenza archeologica di Taranto a quella di Lecce.

Con lui, oltre al consigliere comunale e provinciale Dante Capriulo che porterà i saluti del movimento politico “Partecipazione è cambiamento”, ci saranno il prof. Francesco D’Andria, docente universitario Lecce; il prof. Pietro Massafra, editore; lo studioso Lucio Pierri; il prof. Pietro Aldo Siciliano, docente universitario a Lecce e presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia. Al dibattito sono stati invitate anche associazioni, sindacati, ordini professionali, enti datoriali.

“Taranto – conclude il consigliere regionale Gianni Liviano – ha una competenza ultrasecolare sotto il profilo archeologico e così facendo si sta mettendo a serio rischio il futuro ultracentenario di questa città. Per questo non ci stancheremo di dire #giùlemanidallasoprintendenza”.


Il Convento di San Michele sarà annesso al MarTa. Scongiurato, dunque, il suo passaggio sotto la giurisdizione della soprintendenza ai Beni architettonici di Bari. Un primo,  importante, risultato il movimento, che vede insieme Chiesa, associazionismo culturale, ordini professionali e associazioni di categoria datoriali, lo ha portato a casa alla fine di un lungo dibattito, dai toni anche aspri e duri ma sviluppatosi sempre lungo i canali della correttezza e del dialogo costruttivo, tenutosi lunedì sera nella sede di via Fiume 12 de “Le città che vogliamo”, organizzatrice, insieme al movimento politico “Partecipazione è cambiamento”, del confronto con il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni paesaggistici e culturali del Mibact e ispiratore della riforma che ha previsto l’accorpamento della Soprintendenza di Taranto al quella di Lecce.

Un annuncio che è arrivato un paio d’ore dopo la conclusione dell’incontro e che lo stesso prof. Volpe ha comunicato al consigliere regionale Gianni Liviano, moderatore del dibattito, dopo aver relazionato degli esiti al ministro Franceschini.

Un confronto, quello di lunedì sera, duro che, però, non ha portato al tanto sospirato risultato di salvare la Soprintendenza di Taranto. Il suo accorpamento a quella di Lecce sembra, ormai, un fatto ineluttabile e lo stesso prof. Volpe non si è nascosto dietro un dito. Piuttosto, la via che si potrebbe percorrere, ha suggerito lo stesso presidente del Consiglio superiore del Mibact, è  quella di chiedere al ministro Franceschini che Taranto sia sede della Soprintendenza unica territoriale. Ma anche qui la strada resta in salita.

A nulla sono valse le considerazioni sull’opportunità di privare quella che è stata la capitale della Magna Grecia di una presenza secolare qual è la Soprintendenza archeologica. E se il prof. Piero Massafra ha parlato di “una vera cattiveria perpretata nei confronti della comunità tarantina”, il prof. Lucio Pierri ha consegnato in anteprima al prof. Volpe il documento, sottoscritto dall’intellighenzia tarantina e non solo, che nei prossimi giorni sarà inviato al Capo dello Stato, Mattarella, e al ministro Franceschini nel quale si ribadisce l’importanza e la strategicità della Soprintendenza tarantina che non può cadere sotto i colpi del criterio della territorialità. “Taranto – è stato fatto notare dai numerosi archeologi presenti – ha una continuità storica e antropologica che parte dal neolitico per attraversare le ere storiche e approdare ai fasti della capitale della Magna Grecia per poi svolgere un ruolo importante anche in epoca romana”. Al contrario di Lecce, individuata come area meridionale della Puglia  (Foggia per l’area settentrionale e Bari per quella centrale). Tesi sostenuta anche dal prof. Francesco D’Andria, archeologo e docente all’Università di Lecce, e dal prof. Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, presenti all’incontro insieme al consigliere comunale e provinciale, Dante Capriulo.

Tesi che, però, non hanno fatto breccia nel prof. Volpe che ha difeso, spiegandola, l’architettura della riforma “che il Paese attendeva da più di trent’anni” e la cui realizzazione è stata accelerata in virtù “del nuovo concorso che sta per partire e che riguarderà circa 600 unità. C’era l’esigenza di farsi trovare pronti in modo da distribuire il nuovo personale assunto in sedi già riformate”.Argomentazioni, queste, che hanno fatto mugugnare le tantissime persone presenti.

“Con questa riforma – ha aggiunto il prof. Volpe – si integrano competenze che prima erano frammentate. Le nuove Soprintendenze non negano le specializzazioni ma le integrano prevedendo vari settori: archeologia, architettura, paesaggio, beni immateriali, educazione e ricerca. La soppressione delle Soprintendenze  – ha aggiunto Volpe – è da alcuni interpretata come la morte della tutela archeologica. Così non è perché archeologi saranno presenti in tutte le trentanove Soprintendenze. L’idea che il patrimonio archeologico sia distinto da quello architettonico, artistico o paesaggistico è metodologicamente inesistente”. Ecco perché Taranto non può più essere sede della Soprintendenza archeologica.

La battaglia non si può considerare conclusa. Tutt’altro. “Quello che chiediamo e chiederemo – ha aggiunto il consigliere regionale Gianni Liviano – e che quantomeno si faccia un percorso inverso ovvero che sia Lecce ad essere accorpata a Taranto. Non si possono cancellare tremila anni di storia e una presenza secolare di una comunità”.

E per decidere le prossime iniziative e azioni da intraprendere in difesa della storia e della cultura della città dei due mari, le associazioni culturali e quelle datoriali nonché i rappresentanti degli ordini professionali insieme al consigliere Liviano torneranno ad incontrarsi venerdì 19 febbraio nella sede di via Fiume 12  al grido di #giulemanidallasoprintendenza.


MEDIA  

Interventi finali dei relatori e replica del prof. Volpe

Introduzione di Gianni Liviano

'Aside' Post | By on 15 febbraio 2016

“Taranto non può essere privata della sede della soprintendenza archeologica perché Taranto è l’archeologia. Per cui ritengo che la decisione assunta dal Mibact debba essere rivista al più presto perchè non si può cancellare con un semplice tratto di matita oltre un secolo di presenza sul territorio di un'istituzione importante qual è, appunto, la Soprintendenza archeologica".
Attacca a testa bassa Gianni Liviano. All'indomani della notizia che ha cominciato a circolare in città tra le associazioni culturali locali e, soprattutto, nelle stanze della Soprintendenza archeologica, il consigliere regionale eletto nella lista Emiliano sindaco di Puglia, non ha perso tempo perché la questione è urgente “e va affrontata con tempestività. Perdere tempo significherebbe fare il gioco di chi ha tutto l’interesse di acquisire la sede principale della Soprintendenza”.
Ma per poter sperare di incidere positivamente, nella speranza di far cambiare idea al Mibact, fautore dell’accorpamento di Taranto a Lecce, é necessario “fare fronte comune”.  Di qui l’invito del consigliere regionale Liviano “ai consiglieri regionali tarantini” ma, anche e soprattutto, “al sindaco di Taranto Stefàno. Tutti insieme – aggiunge Liviano – facciamo squadra e andiamo a Roma in modo da incontrare il ministro Dario Franceschini e discutere con lui della questione chiedendogli un dietro front sul provvedimento che, se confermato, penalizzerebbe una volta di più il territorio ionico che ha già dovuto subire la perdita del corso di laurea in Beni culturali. Cosa di cui non abbiamo bisogno tanto più che, è notizia di questi giorni, il MarTa è risultato essere il quarto museo d’Italia nel gradimento dei turisti e dei visitatori”.
Al ministro Franceschini, nel frattempo, Liviano ha già inoltrato una lettera per dimostrare il disappunto per l’infelice decisione.
"Non oso entrare nel merito della riforma del Mibact, non ne avrei né il ruolo né la competenza. In particolare – scrive Liviano nella lettera al ministro Franceschini – non sono in grado di apprezzare o dissentire sull'unificazione delle soprintendenze. Mi permetto però di manifestarle una forte difficoltà a comprendere le ragioni per cui sia prevista la chiusura della soprintendenza di Taranto. Credo sia appena il caso di ricordarle il grande disagio e la sofferenza che la città sta vivendo, questa perenne dicotomia tra aspettativa di lavoro (in verità spesso tradita) e tutela dell'ambiente (in verità solo ambita) che a Taranto non sono compatibili rendendo la comunità di fatto divisa sulle priorità da tutelare
Appare difficile, signor ministro, – aggiunge Liviano – comprendere come mai, mentre il Governo investe sulla città di Taranto con un apposito Contratto istituzionale di sviluppo, allo scopo di garantire alla città speranza di futuro e possibilità di diversificazione economica, proprio la soprintendenza, che dovrebbe essere il luogo simbolo di una rigenerazione culturale, urbanistica, sociale ed economica, a Taranto venga chiusa. Questa chiusura – conclude il consigliere regionale – appare in verità al contempo uno schiaffo alla storia e una negazione di futuro. La prego pertanto, signor ministro di poter rivedere la sua scelta".

'Aside' Post | By on 22 gennaio 2016